Lectio Quotidiana. Mar, 30 giugno 2026. Gente di poca fede

Lectio Quotidiana
Mar, 30 giugno 2026
XIII Settimana del Tempo Ordinario
Am 3,1-8; 4,11-12; Mt 8,23-27

Gente di poca fede

Nel Vangelo di oggi, Gesù calma la tempesta sul lago di Galilea. Dopo aver mostrato che Gesù ha autorità sulle malattie e sugli spiriti maligni, Matteo presenta ora la sua autorità sulla natura.

Il lago di Galilea si trova circa settecento metri sotto il livello del mare. È circondato da colline. I venti forti possono passare attraverso le valli e creare improvvise tempeste sul lago, a causa di un effetto imbuto. Alcuni discepoli erano pescatori e conoscevano bene quel lago. Tuttavia, le barche di quel tempo erano piccole, costruite in legno e incapaci di resistere a onde violente.

Mentre si alza la tempesta, Gesù dorme nella barca. Il suo sonno può essere compreso come segno della pace divina. Può anche rappresentare il silenzio o l’apparente assenza di Dio.

Dopo l’Ascensione di Gesù, la comunità di Matteo affrontò molte difficoltà. Attraverso questo miracolo, l’evangelista insegna ai credenti come affrontare i problemi quando Gesù sembra assente o silenzioso.

I discepoli lo svegliano e gridano: «Salvaci, Signore, siamo perduti!» Avevano visto Gesù donare vita e guarigione ai malati e agli indemoniati. Eppure, in mezzo alla tempesta, temono di morire.

Prima di rimproverare i venti e il mare, Gesù rimprovera i discepoli: «Perché avete paura, gente di poca fede?»

La loro paura indebolisce la fede. In precedenza, quando insegnava loro a non preoccuparsi, Gesù li aveva chiamati «gente di poca fede». Oggi offre lo stesso insegnamento in un’altra forma: non abbiate paura.

Gesù poi si alza, rimprovera i venti e il mare, e si fa una grande calma. La sua presenza trasforma la tempesta in pace.

Il Vangelo termina con la domanda dei discepoli: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?» Nell’Antico Testamento, soltanto Dio ha autorità sul mare. Egli divide il mare durante l’Esodo, calma le onde nei Salmi e comanda la tempesta nel racconto di Giona. Calmando il mare, Gesù rivela la sua autorità divina.

La prima lettura ci presenta le parole del profeta Amos. Dio chiama Amos, un pastore del regno meridionale di Giuda, e lo manda a profetizzare nel regno settentrionale d’Israele nell’VIII secolo prima di Cristo.

Amos parla in mezzo a una tempesta politica e morale. Ricorda al popolo di essere stato scelto da Dio, ma anche di essersi allontanato dalla propria vocazione.

Attraverso una serie di domande sul rapporto tra causa ed effetto, Amos insegna che ogni azione ha una conseguenza. Come ogni evento ha una causa, così l’infedeltà e l’ingiustizia d’Israele porteranno il giudizio sulla nazione.

Anche oggi possiamo sperimentare l’apparente assenza di Dio. Quando sorgono tempeste nella nostra vita, dove fissiamo lo sguardo? Guardiamo soltanto le onde oppure guardiamo il Signore presente nella barca?

La paura fa apparire la tempesta più grande e Dio più piccolo. La fede fa il contrario. Ci ricorda che, anche quando Gesù sembra dormire, Egli è ancora con noi.

Alla presenza di Gesù, la tempesta si calma e nasce la pace.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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