Lectio Quotidiana
Mar, 29 settembre 2026
Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele – festa
Dn 7,9-10.13-14; Ap 12,7-12; Gv 1,47-51
La presenza di Dio in mezzo a noi
Nel Vangelo di oggi Gesù dice a Natanaele: «Vedrai cose più grandi… vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Gv 1,51). Con queste parole Gesù ci ricorda che la presenza di Dio non è mai lontana. I suoi angeli sono messaggeri che si muovono tra cielo e terra e rendono visibile nella nostra vita la presenza invisibile di Dio.
1. Gli angeli come presenza di Dio
Nell’Antico Testamento, l’espressione «angelo del Signore» spesso indicava la presenza stessa di Dio. Con il tempo, soprattutto dopo l’esilio a Babilonia, la fede negli angeli si sviluppò in modo più chiaro. Gli angeli vennero compresi come mediatori tra Dio e l’umanità, unendo il mondo celeste e quello terreno.
Tra loro, gli arcangeli, cioè i “messaggeri principali”, hanno un ruolo particolare. Nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam, gli angeli sono segni della vicinanza di Dio al suo popolo.
Michele significa «Chi è come Dio?». È il protettore, il difensore contro il male, spesso rappresentato mentre vince le potenze delle tenebre (Dn 10,13; Ap 12,7).
Gabriele significa «Dio è potente». È il messaggero della Buona Notizia, colui che annunciò a Maria che avrebbe dato alla luce il Salvatore (Lc 1,26-38).
Raffaele significa «Dio guarisce». Nel Libro di Tobia, egli guarisce e guida Tobia nel suo viaggio (Tb 3,17; 12,15).
Attraverso questi tre arcangeli vediamo la presenza di Dio come protezione, potenza e guarigione.
2. Il messaggio degli arcangeli: non siamo soli
Gli arcangeli ci ricordano anzitutto che Dio è sempre con noi. Nella solitudine, nelle paure e nelle difficoltà, ci ricordano: «Non sei solo».
Nello stesso tempo ci invitano a diventare come loro, cioè presenza nella vita degli altri. Spesso ci lamentiamo perché ci sentiamo soli, ma dimentichiamo che anche gli altri vivono la stessa esperienza.
Se usciamo da noi stessi per stare vicino a qualcuno, con una parola buona, con l’ascolto o con un incoraggiamento, anche noi possiamo diventare “angeli” nella vita degli altri.
3. Il sogno di Giacobbe e la promessa di Dio
Nell’Antico Testamento, Giacobbe, mentre fugge da suo fratello, dorme nel deserto e sogna angeli che salgono e scendono lungo una scala (Gen 28,12). Proprio nella sua solitudine scopre la presenza di Dio.
Dio gli promette: «Io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai».
Questa promessa trova il suo compimento in Gesù, il Figlio dell’uomo, sul quale gli angeli salgono e scendono. Gesù è il punto d’incontro tra cielo e terra, la certezza perfetta della vicinanza di Dio.
4. L’invito per oggi
Dio è con noi. Attraverso i suoi angeli ci protegge, ci rafforza e ci guarisce.
Anche noi siamo invitati a essere presenza di Dio gli uni per gli altri, come Michele, Gabriele e Raffaele, portando protezione, buona notizia e guarigione nella vita di chi ci sta accanto.
Quando viviamo così, il nostro mondo non è più dominato dall’isolamento, ma dalla comunione; non più dalla paura, ma dalla pace.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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