Piazze piene, chiese vuote
Che cosa ci dicono i viaggi di Papa Leone XIV
Le immagini dei recenti viaggi apostolici di Papa Leone XIV sono impressionanti.
In Spagna, in Africa, a Parigi e a Lourdes, folle immense si sono radunate per accoglierlo, pregare con lui e partecipare all’Eucaristia. Queste scene mostrano che il Papa, il pellegrinaggio, i luoghi sacri e l’esperienza religiosa hanno ancora una forte capacità di attrazione.
Ma fanno nascere anche una domanda importante:
Se così tante persone si radunano quando arriva il Papa, perché tante chiese sono mezze vuote nelle domeniche ordinarie?
Forse dobbiamo anzitutto capire che una grande folla riunita per il Papa e una comunità che partecipa alla Messa domenicale misurano due realtà diverse.
Una visita papale manifesta attrazione religiosa.
La Messa domenicale manifesta appartenenza e impegno nella fede.
Una persona può viaggiare per ore per vedere il Papa e, nello stesso tempo, frequentare raramente la Messa. Qualcuno può andare a Lourdes, entrare in una cattedrale, accendere una candela o sentirsi profondamente toccato da una celebrazione religiosa senza considerarsi un cattolico praticante.
Questo non significa necessariamente che la sua fede sia superficiale. Può significare che oggi la religione viene vissuta in modo diverso.
Dalla fede ereditata alla fede scelta
Per molte generazioni, soprattutto in Europa, il cristianesimo è stato in gran parte ereditato. Le persone venivano battezzate, appartenevano a una parrocchia e celebravano le feste cristiane perché la famiglia e la società trasmettevano la fede quasi naturalmente.
Questa situazione è cambiata.
Oggi la fede deve essere sempre più scelta personalmente.
Questo aiuta a comprendere un fenomeno interessante in Francia. La pratica religiosa regolare è diminuita molto, ma negli ultimi anni è cresciuto in modo significativo il numero degli adulti che chiedono il Battesimo.
Qualcosa sta cambiando.
Il cristianesimo può essere meno automatico, ma per alcuni può diventare più consapevole e intenzionale.
Forse stiamo passando da un cristianesimo ereditato a un cristianesimo scelto.
Le persone non hanno smesso di cercare
Dobbiamo quindi essere prudenti quando diciamo che la religione non è più rilevante.
Le domande più profonde dell’essere umano non sono scomparse.
Chi sono?
Che cosa dà senso alla mia vita?
Come posso affrontare la sofferenza?
Posso essere perdonato?
Che cosa accade quando muore una persona che amo?
Esiste qualcosa di più grande di me?
La società moderna offre possibilità enormi, ma non può eliminare il bisogno umano di significato, speranza, riconciliazione, appartenenza e trascendenza.
Forse oggi le persone non portano automaticamente queste domande alla Chiesa.
Ma le domande rimangono.
Perché le visite del Papa attirano tanta gente?
Una visita papale crea qualcosa di straordinario: pellegrinaggio, bellezza, preghiera, musica, comunità, testimonianza pubblica e la sensazione di appartenere a qualcosa di più grande di noi.
Anche il Papa può diventare una sorta di soglia.
I cattolici praticanti vedono il Successore di Pietro. I cattolici lontani possono riscoprire qualcosa che avevano dimenticato. I giovani possono incontrare il cristianesimo in modo nuovo. Anche i non credenti possono essere attratti dal significato spirituale e morale dell’evento.
Ma poi arriva la domanda decisiva:
Che cosa succede quando il Papa riparte?
Dalla folla alla comunità
Il successo di un viaggio apostolico non può essere misurato soltanto dal numero dei partecipanti.
Il vero percorso dovrebbe essere:
dall’attrazione all’incontro,
dall’incontro alla conversione,
dalla conversione all’appartenenza,
dall’appartenenza al discepolato,
e dal discepolato alla missione.
Questo richiede una risposta pastorale seria.
Prima di tutto, ogni parrocchia dovrebbe diventare una comunità accogliente, non soltanto un luogo dove si offrono servizi religiosi. Chi entra per la prima volta dovrebbe essere notato, salutato e invitato a tornare.
In secondo luogo, le diocesi dovrebbero creare veri percorsi per chi è in ricerca: incontri introduttivi semplici, gruppi biblici, momenti di preghiera, accompagnamento catecumenale e spazi in cui sia possibile porre domande senza paura.
In terzo luogo, bisogna prestare particolare attenzione a chi ritorna dopo un pellegrinaggio, una visita papale, un ritiro spirituale, un Battesimo, un matrimonio, un funerale o una crisi personale. Questi momenti sono porte pastorali. Non dovrebbero richiudersi subito.
In quarto luogo, le parrocchie devono investire nelle piccole comunità. Le grandi celebrazioni attirano, ma i piccoli gruppi aiutano a rimanere. La fede cresce attraverso l’amicizia, l’accompagnamento, la Parola di Dio, la preghiera condivisa e il servizio.
In quinto luogo, la Chiesa deve riscoprire la forza di una liturgia bella e dignitosa. In una cultura rumorosa e distratta, il silenzio, la musica sacra, una buona omelia, l’accoglienza e una celebrazione ben curata possono diventare una potente forma di evangelizzazione.
In sesto luogo, i giovani adulti hanno bisogno di una seria formazione intellettuale. Pongono domande sulla scienza, la tecnologia, la sessualità, la sofferenza, la libertà, l’identità e il senso della vita. La Chiesa deve offrire più di semplici slogan.
Infine, ogni esperienza di fede deve aprirsi al servizio. Le persone devono incontrare una Chiesa che dà da mangiare agli affamati, visita i malati, accompagna i migranti, protegge i vulnerabili e rimane vicina a chi è solo.
La vera domanda
La sfida non è semplicemente:
Come possiamo riempire i banchi vuoti?
La domanda più profonda è:
Come possiamo accompagnare le persone che sono ancora in ricerca?
Le grandi folle attorno a Papa Leone XIV non dimostrano che la secolarizzazione sia finita.
Ma rivelano qualcosa di importante:
le persone non hanno smesso di cercare il sacro.
Il viaggio del Papa termina quando egli riparte.
Il vero lavoro della Chiesa comincia dopo.
Photo courtesy: Vatican Media, Yesni Prays

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