Lectio Quotidiana
Ven, 3 luglio 2026
San Tommaso Apostolo, Festa
Is 52,7-10; Ef 2,19-22; Gv 20,24-29
Il legame della fede
«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».
Oggi celebriamo san Tommaso apostolo. Egli è spesso ricordato come il discepolo dubbioso. Tuttavia, il Vangelo di Giovanni ci presenta una figura molto più ricca: un uomo coraggioso, sincero, capace di fare domande e, infine, di compiere una delle più alte professioni di fede del Nuovo Testamento.
Quando Gesù decide di andare in Giudea dopo la morte di Lazzaro, gli altri discepoli esitano. Tommaso invece dice: «Andiamo anche noi a morire con lui». Queste parole rivelano il suo coraggio e il suo desiderio di rimanere accanto a Gesù anche nel pericolo.
Durante il discorso di addio, Tommaso domanda: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?» La sua domanda permette a Gesù di rivelare una grande verità: «Io sono la via, la verità e la vita».
Tommaso non nasconde le proprie domande. Le porta a Gesù. Per questo le sue domande diventano una strada verso una fede più profonda.
Nel Vangelo di oggi, gli altri discepoli gli dicono: «Abbiamo visto il Signore». Tommaso, però, non riesce ancora a credere. Vuole vedere i segni dei chiodi e toccare le ferite.
Quando Gesù appare e gli dice: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani», Tommaso risponde subito: «Mio Signore e mio Dio!»
Questa non è soltanto una dichiarazione su Gesù. È una professione personale. Tommaso non dice semplicemente: «Gesù è il Signore». Dice: «Mio Signore». Non dice soltanto: «Gesù è Dio». Dice: «Mio Dio».
La fede diventa vera quando diventa personale. Non possiamo vivere soltanto della fede degli altri. Possiamo ricevere la fede dalla famiglia, dalla comunità e dalla Chiesa, ma arriva il momento in cui anche noi dobbiamo dire: «Mio Signore e mio Dio».
L’esperienza di Dio è personale. Non sempre è evidente ai nostri sensi. Non sempre Dio si manifesta nel modo che desideriamo. Tuttavia, ciò che non vediamo non è per questo meno reale.
La prima lettura presenta un messaggero che annuncia pace, salvezza e speranza: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace». In un tempo segnato dalla paura e dalla guerra, egli porta una parola di consolazione: «Il tuo Dio regna».
Anche Tommaso diventa un messaggero del Vangelo. L’incontro con il Risorto non rimane un’esperienza privata. Diventa annuncio, testimonianza e missione.
Ogni cristiano è chiamato a fare lo stesso. La nostra vita deve diventare una buona notizia per gli altri. Le nostre parole, le nostre scelte e le nostre relazioni devono annunciare che Dio è vivo e che la sua pace è possibile.
Nella seconda lettura, san Paolo usa l’immagine di un edificio. Gli apostoli sono il fondamento e Cristo è la pietra angolare. Tutto l’edificio cresce unito in Lui.
La Chiesa non è soltanto un’organizzazione. È una comunità viva, costruita sulla testimonianza degli apostoli e tenuta insieme da Cristo. Ogni credente ha un posto in questo edificio.
Tommaso ci insegna anche l’importanza della comunità. Quando Gesù appare per la prima volta, egli non è con gli altri discepoli. La sua assenza diventa l’occasione della sua difficoltà.
La comunità è il luogo nel quale ci sosteniamo nella fede. È il luogo in cui uno dice all’altro: «Abbiamo visto il Signore». Quando ci isoliamo, i dubbi possono diventare più pesanti. Quando rimaniamo nella comunità, la fede degli altri può aiutarci a incontrare di nuovo il Signore.
Tommaso ci insegna inoltre che dubbio e fede possono abitare nello stesso cuore. Egli è capace di dire: «Andiamo a morire con lui», ma anche: «Non crederò». In lui convivono coraggio e incertezza.
Anche noi possiamo credere e dubitare, seguire e fermarci, donarci e resistere. Gesù non rifiuta Tommaso per questa lotta interiore. Lo incontra dentro il suo dubbio e lo conduce alla fede.
Infine, Tommaso ci insegna a diventare viandanti. Il discepolo non deve fermarsi, né attaccarsi a pesi inutili. Deve ricordare il punto da cui è partito e la meta verso cui cammina.
Chi porta troppi pesi non riesce a camminare liberamente. Chi si lascia distrarre da tutto rischia di perdere la direzione.
Oggi san Tommaso ci invita a fare domande sincere, a rimanere nella comunità, ad attraversare i nostri dubbi e a trasformare la fede in missione.
Egli diventa per noi un legame di fede: tra il dubbio e la professione, tra l’incontro e l’annuncio, tra Cristo e la comunità.
Chiediamo la grazia di poter dire, non soltanto con le labbra ma con tutta la nostra vita: «Mio Signore e mio Dio!»
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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