Lectio Quotidiana. Gio, 2 luglio 2026. Coraggio!

Lectio Quotidiana
Gio, 2 luglio 2026
XIII Settimana del Tempo Ordinario
Am 7,10-17; Mt 9,1-8

Coraggio!

(a) Contesto e significato della prima lettura

La prima lettura di oggi presenta il conflitto tra Amasia, sacerdote di Betel, e il profeta Amos. Amos era venuto dal regno meridionale di Giuda al regno settentrionale d’Israele intorno al 750 a.C. Egli avvertiva il popolo che Israele sarebbe andato in esilio a causa della sua ingiustizia e infedeltà. Amasia, però, deformò le parole di Amos e spinse il re e il popolo contro di lui.

Amasia dice ad Amos: «Vattene, fuggi nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane». Egli pensa che Amos profetizzi soltanto per guadagnarsi da vivere.

Amos risponde ricordando la propria chiamata: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese mentre seguivo il gregge e mi disse: “Va’, profetizza al mio popolo Israele”».

Amos non aveva scelto la profezia come professione. Dio lo aveva chiamato mentre svolgeva un lavoro ordinario. Per questo non poteva rimanere in silenzio soltanto perché gli altri si opponevano a lui.

Annuncia poi le conseguenze che Amasia e la sua famiglia dovranno affrontare. Anche quando la sua missione viene fraintesa e attaccata, Amos continua a parlare con coraggio.

(b) Contesto e significato del Vangelo

Nel Vangelo di oggi, Gesù attraversa nuovamente il lago, lascia il territorio dei pagani e ritorna nella sua città. Qui gli portano un uomo paralizzato.

Marco e Luca raccontano che l’uomo viene calato dal tetto a causa della folla. Matteo non riporta questo particolare. Nel Vangelo di Matteo, la comunità non viene presentata come un ostacolo al discepolato. Diventa invece il luogo in cui una persona può incontrare Gesù.

Vedendo la loro fede, Gesù dice al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Al tempo di Gesù, la malattia veniva spesso considerata una conseguenza del peccato. Perdonando i peccati dell’uomo, Gesù raggiunge ciò che la gente considerava la radice della sua sofferenza.

Gli scribi accusano Gesù di bestemmiare. Gesù allora domanda: «Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”?»

Il perdono dei peccati è un’azione interiore che nessuno può vedere. Il comando di alzarsi e camminare produce invece un risultato visibile che tutti possono verificare.

Gesù guarisce l’uomo perché la gente sappia che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati. Il paralitico si alza, prende la sua barella e torna a casa.

La folla è presa da timore e glorifica Dio, che ha dato agli uomini un tale potere. La gente considera ancora Gesù soprattutto come un uomo, ma riconosce che la potenza divina agisce attraverso di Lui.

(c) Insegnamenti per la vita

Gesù dice al paralitico: «Coraggio». L’uomo ha bisogno di coraggio per accogliere il perdono, alzarsi e ricominciare a camminare.

Anche Gesù agisce con coraggio. Non si ritira davanti alle mormorazioni degli scribi. Parla e agisce secondo l’autorità che gli è stata data.

Nella prima lettura, Amos rimane coraggioso anche quando la sua missione profetica viene ostacolata. Egli sa che la sua chiamata non viene da Amasia, dal re o dal popolo. Viene da Dio.

Le persone spesso reagiscono quando pensano che qualcuno stia disturbando un modo di vivere ormai accettato. Si oppongono a chi denuncia l’ingiustizia, mette in discussione abitudini conosciute o invita alla conversione.

Ma una persona di Dio riceve coraggio quando rimane radicata in Lui. Oggi possiamo avere bisogno di coraggio per dire la verità, ricominciare dopo un fallimento, accogliere il perdono o rialzarci da una situazione che ci ha paralizzati. Il Signore dice anche a noi: «Coraggio». Quando rimaniamo radicati in Dio, l’opposizione non ci mette a tacere, la paura non ci domina e la debolezza non ci lascia a terra.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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