Lectio Quotidiana. Mer, 27 maggio 2026. Con gli occhi di Gesù

Lectio Quotidiana
Mer, 27 maggio 2026
VIII Settimana del Tempo Ordinario
1 Pt 1,18-25; Mc 10,32-45

Con gli occhi di Gesù

Il Vangelo di oggi inizia con una scena molto umana. Gesù cammina davanti ai suoi discepoli sulla strada verso Gerusalemme. Marco ci dice che i discepoli erano stupiti e pieni di paura. Lo stupore e la paura riempiono il loro cuore. Hanno sentito Gesù parlare della ricompensa, del lasciare tutto e del ricevere il centuplo. Ma ora Gesù orienta il loro sguardo verso Gerusalemme. Egli dice: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme.”

Per i discepoli, Gerusalemme sembra ancora un luogo di onore, potere e posizione. Per Gesù, invece, Gerusalemme è il luogo del servizio, della sofferenza, del dono di sé, della morte e della risurrezione. La stessa città viene vista in due modi diversi. I discepoli guardano Gerusalemme con occhi umani. Gesù la guarda con gli occhi del Padre.

Questa differenza appare chiaramente nella richiesta di Giacomo e Giovanni. Essi si avvicinano a Gesù e chiedono di sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nella sua gloria. Vogliono assicurarsi un posto. Vogliono stare vicino a Gesù, ma non comprendono ancora la sua via. Desiderano il trono, ma non hanno capito il calice. Cercano la gloria, ma Gesù parla di sofferenza. Immaginano il potere, ma Gesù rivela il servizio.

Gesù non li rifiuta. Corregge il loro sguardo. Insegna loro che la grandezza nel Regno di Dio non è dominio, ma servizio. “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore.” Poi rivela il cuore della sua missione: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.”

In questo Vangelo troviamo tre emozioni nei discepoli: stupore, paura e indignazione. Sono stupiti perché la via di Gesù supera la loro comprensione. Hanno paura perché Gerusalemme significa pericolo. Più tardi, gli altri dieci si indignano contro Giacomo e Giovanni. La loro indignazione mostra che anche loro desiderano gli stessi posti. La richiesta di due discepoli rivela l’ambizione nascosta in tutti.

Queste emozioni non sono cattive in se stesse. Lo stupore può aprirci alla meraviglia, ma può anche diventare confusione. La paura può proteggerci dal pericolo, ma può anche ingrandire la realtà. L’indignazione può aiutarci a correggere un’ingiustizia, ma può anche distruggere le relazioni. Quando le emozioni dominano il cuore, non possiamo imparare la lezione che Gesù vuole insegnarci. I discepoli sono così agitati dai loro sentimenti che non sono pronti a ricevere la sapienza della Croce.

La prima lettura ci offre un altro modo di guardare la vita. San Pietro scrive a una comunità che soffre e ricorda ai credenti la loro dignità. Essi non sono stati liberati con oro o argento. Sono stati liberati con il sangue prezioso di Cristo, come agnello senza difetti e senza macchia. Non sono rinati da un seme corruttibile, ma dal seme incorruttibile della parola viva di Dio.

Questa è la visione di cui abbiamo bisogno. Con occhi umani, possiamo vederci deboli, feriti, impauriti o insignificanti. Con gli occhi di Gesù, vediamo che siamo redenti, amati, purificati e nati di nuovo. Il nostro valore non viene dal potere, dalla posizione o dal riconoscimento umano. Il nostro valore viene dal sangue di Cristo. Il nostro futuro non dipende da cose che passano. È radicato nella parola viva ed eterna di Dio.

Il salmo responsoriale ci invita: “Celebra il Signore, Gerusalemme.” Gerusalemme è oggi un’immagine importante. Per i discepoli, Gerusalemme sembrava il luogo dove ottenere onore. Per Gesù, invece, era il luogo dove avrebbe donato la sua vita. Nella nuova enciclica Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV mette a confronto Babele e Gerusalemme, invitando l’umanità a non costruire torri di orgoglio e dominio, ma a ricostruire Gerusalemme nello spirito della dignità, della responsabilità e della comunione.

Questa immagine parla con forza al Vangelo di oggi. Babele è la città dell’esaltazione di sé. Gerusalemme, vista con gli occhi di Gesù, diventa la città del dono di sé. Babele dice: “Facciamoci un nome.” Gesù dice: “Il Figlio dell’uomo è venuto per servire.” Babele cerca l’altezza. Gesù sceglie la profondità. Babele costruisce verso l’alto nell’orgoglio. Gesù scende verso il basso nell’umiltà.

Guardare con gli occhi di Gesù significa vedere in modo diverso. Significa vedere il servizio dove altri vedono debolezza. Significa vedere la Croce dove altri vedono fallimento. Significa vedere il sacrificio dove altri vedono perdita. Significa vedere le persone non come rivali, ma come fratelli e sorelle. Significa vedere la nostra vita non come ricerca di posti d’onore, ma come chiamata a donarci nell’amore.

Quando vediamo con gli occhi di Gesù, il nostro cuore diventa maturo. Poco a poco siamo liberati dalla schiavitù delle emozioni non dominate. Lo stupore diventa fede. La paura diventa coraggio. L’indignazione diventa compassione. L’ambizione diventa servizio. Gerusalemme non diventa un luogo di potere, ma un luogo di offerta.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa di Yesni Prays

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