Lectio Quotidiana. Mer, 4 marzo ‘26. Essere fraintesi

Lectio Quotidiana

Mer, 4 marzo ‘26

Seconda Settimana di Quaresima – Mercoledì

Ger 18,18–20. Mt 20,17–28

Essere fraintesi

Essere fraintesi è una delle esperienze più dolorose della vita. Fa ancora più male quando non sono gli estranei a non capirci, ma le persone vicine a noi — la famiglia, gli amici, i compagni di missione.

Le letture di oggi ci presentano due persone profondamente fraintese: il profeta Geremia e Gesù stesso.

1. Geremia: frainteso dal suo popolo

Nella prima lettura, dal libro del profeta Geremia, il profeta porta a Gerusalemme un avvertimento da parte di Dio. Il popolo vive in una falsa sicurezza. Come i passeggeri del Titanic che pensavano: “Non ci accadrà nulla”, così anche loro credono che la loro città e il tempio siano intoccabili.

Attraverso Geremia, Dio denuncia la loro idolatria, la loro infedeltà e la loro ingiustizia. Annuncia una distruzione imminente. Ma invece di ascoltare, il popolo trama contro di lui: “Venite, facciamo un complotto contro Geremia.” Lo rifiutano. Lo deridono. Lo respingono.

Geremia non li attacca; vuole salvarli. Ma la verità spesso suona come un’accusa per chi non vuole cambiare.

Cosa fa Geremia? Corre dal Signore. Prega. Piange davanti a Dio. La prima risposta quando siamo fraintesi è la preghiera. Non si difende subito davanti alla folla; apre il suo cuore davanti a Dio.

2. Gesù: frainteso dai suoi discepoli

Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù annuncia per la terza volta la sua Passione. Parla chiaramente: sarà consegnato, deriso, flagellato e crocifisso.

Subito dopo, però, la madre di Giacomo e Giovanni chiede che i suoi figli siedano uno alla destra e uno alla sinistra nel suo regno. Gesù parla di sofferenza. Loro pensano alla gloria.

Perché lo fraintendono? Pensano a se stessi. Immaginano il suo regno come quello dei re della terra. Hanno molte aspettative.

Spesso anche noi fraintendiamo perché siamo preoccupati dalle nostre ambizioni, dalle nostre paure, dalle nostre idee.

Come risponde Gesù? Non si arrabbia. Spiega. Insegna. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire.”

La seconda risposta quando siamo fraintesi è spiegare con pazienza. Gesù entra in dialogo.

3. La nostra esperienza

Essere fraintesi non è qualcosa di raro. Succede in famiglia, nelle comunità, nel lavoro e anche nella Chiesa. Le buone intenzioni vengono messe in dubbio. Le parole vengono interpretate male. Anche il silenzio può essere frainteso.

Le letture ci indicano due vie:

Prima: portare tutto a Dio — come Geremia. Prima di difenderci davanti agli altri, radichiamoci nella preghiera. Quando la nostra identità è fondata in Dio, il fraintendimento non ci distrugge.

Seconda: spiegare con dolcezza — come Gesù. Non ogni fraintendimento richiede silenzio. A volte la chiarezza è un atto di carità. Il dialogo scioglie la confusione.

4. Continuare il cammino

Geremia e Gesù continuano la loro missione. Non abbandonano la loro vocazione perché sono rifiutati.

Gerusalemme è importante per entrambi. Per Geremia è il luogo dell’opposizione. Per Gesù è il luogo dove la sua missione si compie — attraverso la debolezza, la sofferenza e infine la risurrezione.

Proprio la città che lo rifiuta diventa il luogo della redenzione.

Questo ci fa riflettere: Dal luogo dove cado, mi rialzo? Dal luogo dove sono ferito, cresco?

Quando il nostro obiettivo è chiaro e il nostro cammino è saldo, nessun fraintendimento può vincerci. La croce stessa è stata il più grande fraintendimento dell’amore. Eppure, da essa è venuta la risurrezione.

Chiediamo il coraggio di rimanere fedeli, anche quando non siamo pienamente compresi.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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