Lectio Quotidiana. Lun, 4 maggio 2026. Manifestarsi al mondo

Lectio Quotidiana
Lun, 4 maggio 2026
Quinta settimana di Pasqua
At 14,5-18; Gv 14,21-26

Manifestarsi al mondo

Nel Vangelo di oggi c’è una domanda semplice e profonda. Giuda, non l’Iscariota, chiede a Gesù: “Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?”

Gesù risponde con tre parole importanti: amare, manifestarsi, abitare. Dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.”

Prima di tutto, Gesù parla dell’amore. Nel Vangelo di Giovanni, amare non è solo provare un sentimento. Amare è cercare il bene dell’altro. Amare Gesù significa custodire la sua parola. Non come servi pieni di paura, ma come amici che si fidano di Lui.

Poi Gesù parla del manifestarsi. Oggi si usa molto questa parola. Si parla di manifestare i propri sogni, i propri desideri, il proprio successo. Ma nel Vangelo il manifestarsi è diverso. Non si tratta di far vedere noi stessi. Si tratta di lasciare vedere Dio attraverso di noi.

Gesù si manifesta non nel rumore, non nel potere, non nell’apparenza. Si manifesta in una vita guidata dall’amore. Quando una persona perdona invece di vendicarsi, Gesù si manifesta. Quando qualcuno serve senza cercare applausi, Gesù si manifesta. Quando una famiglia sceglie la pace invece dell’orgoglio, Gesù si manifesta.

La terza parola è abitare. Gesù promette: il Padre e Lui verranno e prenderanno dimora in chi lo ama. Dio non vuole solo visitarci da lontano. Vuole abitare in noi. Il nostro cuore può diventare la sua casa.

Questo cambia il modo in cui guardiamo noi stessi. Non siamo case vuote. Non siamo luoghi abbandonati. Se amiamo Cristo e custodiamo la sua parola, Dio abita in noi. La nostra vita diventa un piccolo santuario.

Nella prima lettura, Paolo e Barnaba vivono un’altra forma di manifestazione. A Listra, dopo la guarigione di un uomo, la gente li fraintende. Pensa che siano dèi e vuole offrire sacrifici a loro. Vedono il miracolo, ma non vedono ancora Dio che agisce.

Paolo e Barnaba correggono subito questo errore. Non accettano onori per sé. Indicano il Dio vivente, Creatore del cielo e della terra. Questa è la vera manifestazione cristiana: non attirare gli occhi su di noi, ma aiutare gli altri a vedere Dio.

Anche oggi c’è la tentazione di manifestare sempre noi stessi: la nostra immagine, i nostri successi, la nostra importanza. Ma il discepolo di Gesù è chiamato a manifestare Cristo.

Per manifestare Cristo al mondo non servono poteri straordinari. Serve un amore fedele. Serve un cuore umile. Serve una vita abitata da Dio.

Una parola buona può manifestare Cristo. Un silenzio paziente può manifestare Cristo. Un gesto semplice di servizio può manifestare Cristo. Una vita sincera può manifestare Cristo.

Oggi possiamo chiederci: attraverso la mia vita, chi si vede? Io, o Cristo?

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Un’iniziativa di Yesni Prays

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