Lectio Quotidiana. Mar, 5 maggio 2026. Il guaritore ferito

Lectio Quotidiana
Mar, 5 maggio 2026
Quinta settimana di Pasqua
At 14,19–28; Gv 14,27–31

Il guaritore ferito

Nella spiritualità cristiana c’è una bella espressione: “il guaritore ferito.” Significa che chi aiuta a guarire gli altri porta spesso dentro di sé alcune ferite. Proprio perché ha sofferto, può capire la sofferenza degli altri. Proprio perché è stato debole, può essere mite con i deboli.

Nella prima lettura, Paolo diventa un guaritore ferito. Viene colpito con pietre, trascinato fuori dalla città e lasciato come morto. Però si rialza e continua la missione. Con Barnaba, rafforza i discepoli e dice: “Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni.” Queste parole non nascono dalla comodità, ma dalla sofferenza. Paolo incoraggia gli altri mentre anche lui è ferito.

Nel Vangelo, Gesù dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace.” Lo dice poco prima della sua Passione. Sa che stanno arrivando il tradimento, il rifiuto, la paura e la croce. Eppure dona la pace. La sua pace non è assenza di problemi. È fiducia nel Padre.

Gesù è il vero guaritore ferito. Non dona la pace perché la sua vita è stata facile. Dona la pace perché ha attraversato la sofferenza ed è rimasto unito al Padre. Dopo la Risurrezione, le sue ferite restano, ma non sono più segni di sconfitta. Diventano segni di amore e di guarigione.

Anche noi siamo guaritori feriti. Portiamo le nostre ferite: rifiuto, incomprensione, solitudine, fallimento o dolore. Ma in Cristo le nostre ferite non devono renderci amari. Possono renderci compassionevoli.

Oggi il Signore ci invita a non nascondere le nostre ferite, ma a metterle nelle sue mani. Una ferita consegnata a Cristo diventa sorgente di guarigione. Un cuore toccato dalla sua pace può donare pace agli altri.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Un’iniziativa di “Yesni Prays”

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