Lectio Quotidiana
Mar, 3 febbraio ‘26
IV Settimana del Tempo Ordinario – Martedì
2 Sam 18,9–10.14.24–25.30–19,3. Mc 5,21–43
Impotenza e fede
La Parola di Dio di oggi ci presenta una profonda esperienza umana: l’impotenza e la chiamata alla fede che nasce proprio da essa.
Nel Vangelo assistiamo a due miracoli: la guarigione di una donna che soffriva di perdite di sangue e la risurrezione della figlia di Giàiro. I due racconti sono strettamente legati. Dal punto di vista letterario, il primo prepara il secondo. Dal punto di vista spirituale, entrambi mostrano come la fede nasce, viene provata, indebolita e infine rafforzata nei momenti di totale impotenza.
La prima persona è una donna senza nome. Da dodici anni soffre. Ha perso la salute, la dignità e i suoi beni. La medicina umana ha fallito. Quando gli uomini non possono più aiutarla, si rivolge a Dio. La sua fede è silenziosa e nascosta: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». Non cerca attenzione, ma guarigione. Gesù però non lascia la sua fede nascosta. La chiama, non per umiliarla, ma per onorarla. La sua impotenza diventa il luogo in cui la fede è riconosciuta: «Figlia, la tua fede ti ha salvata».
La seconda persona è Giàiro, capo della sinagoga, un uomo autorevole. Ma davanti alla malattia della figlia è anche lui impotente. Si avvicina a Gesù con fede, ma questa fede viene messa alla prova. La folla ritarda Gesù. L’attesa indebolisce la speranza. Poi vede la guarigione della donna e la sua fede si rafforza. Subito dopo arriva la notizia peggiore: «Tua figlia è morta». Tutto sembra inutile. Proprio allora Gesù dice parole valide per ogni credente: «Non temere, soltanto abbi fede». Gesù non elimina subito la crisi, ma rafforza la persona dentro la crisi.
La prima lettura ci mostra un’altra immagine di impotenza: il re Davide che piange la morte di Assalonne, suo figlio e nemico. Il potere e la vittoria non lo salvano dal dolore. Il suo grido, «Figlio mio Assalonne!», rivela un cuore spezzato. Anche nel dolore più profondo, Dio resta vicino all’uomo.
Le letture di oggi ci invitano a guardare le nostre situazioni di impotenza: malattia, perdita, fallimento, attese lunghe, preghiere senza risposta. La fede non elimina il dolore, ma ci aiuta a fidarci di Dio anche quando non controlliamo il risultato.
L’impotenza non distrugge la fede; può purificarla. Quando arriviamo ai limiti delle nostre forze, la fede ci apre alla potenza salvifica di Dio.
Non avere paura. Abbi solo fede.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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