Lectio Quotidiana
Ven, 2 gennaio ’26
1 Gio 2:22–28. Gio 1:19–28
Io e Lui
Le letture di oggi ci invitano a una riflessione silenziosa ma esigente: il rapporto tra chi sono io e chi è Lui. Nel Vangelo, Giovanni il Battista ci aiuta a porci tre domande sincere, che danno forma a una vita di fede autentica: Chi non sono? Chi sono? Chi è Lui?
Chi non sono?
Quando viene interrogato dai capi religiosi, Giovanni è molto chiaro. Dice ciò che molti fanno fatica a dire: Non sono il Messia. Non sono Elia. Non sono il Profeta. Giovanni conosce i suoi limiti. Non prende l’identità di un altro. Non si attribuisce un ruolo che non è il suo. In questa umiltà c’è una grande libertà. Molte confusioni nella vita nascono quando cerchiamo di diventare qualcuno che non siamo.
Chi sono?
Giovanni si definisce con una sola frase: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto». Sant’Agostino spiega bene questa immagine. Giovanni è la voce; Gesù è la Parola. La voce è necessaria per portare la parola, ma quando la parola è ascoltata, la voce scompare. La voce non compete con la parola; la serve. Giovanni accetta una vita che non mette al centro se stesso. È felice di diminuire perché la Parola rimanga.
Chi è Lui?
Giovanni indica uno che è già in mezzo a loro: sconosciuto, non riconosciuto, ma centrale. Quando dice di non essere degno neppure di sciogliere il laccio dei suoi sandali, Giovanni dice più che umiltà. Con linguaggio biblico afferma: io non sono colui che ha il diritto; Lui lo è. Gesù è colui che ha autorità, responsabilità e missione. L’identità di Giovanni è modellata sull’identità di Cristo.
Questo è il cuore del Vangelo: la mia vita trova senso solo in relazione a Lui. Giovanni non è il Messia, eppure la sua vita è grande perché è orientata correttamente verso il Messia.
La prima lettura ci ricorda che restiamo in Dio non fingendo, ma rimanendo nella verità che abbiamo ricevuto. Quando viviamo della grazia che ci è donata, non ci perdiamo nei confronti con gli altri.
Oggi molti soffrono perché si misurano con gli altri: copiano, competono, cercano di superare. Ma la santità non è imitare un’altra persona; è essere fedeli alla propria vocazione. Carlo Acutis lo diceva con semplicità: «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie». Giovanni il Battista non è mai diventato una fotocopia. È stato pienamente se stesso, ed è per questo che ha potuto indicare pienamente Cristo.
Per noi il messaggio è chiaro. Siamo chiamati a rendere testimonianza a Gesù, che è la Parola. Se siamo la voce, basta questo. Ma la nostra voce non deve mai nascondere la Parola. Le nostre parole, le nostre azioni, i nostri servizi non devono attirare l’attenzione su di noi, ma rendere Cristo più visibile.
Conoscere chi non siamo, accettare chi siamo, e indicare con fedeltà chi è Lui: questa è la via della pace.
Che Giovanni il Battista ci insegni il coraggio di essere noi stessi, l’umiltà di fare un passo indietro, e la gioia di lasciare che Cristo sia visto e ascoltato attraverso di noi.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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