Lectio Quotidiana
Mar, 3 nov 2026
XXXI Settimana del Tempo Ordinario
Fil 2,5-11; Lc 14,15-24
Venite al banchetto!
«Coloro che rifiutano l’invito al Regno di Dio e alla sequela, e coloro che lo accolgono soltanto sotto pressione, non riescono davvero a gustarlo e a gioirne.»
Il pasto di Gesù nella casa di un fariseo si sviluppa attraverso diversi momenti: la guarigione dell’uomo affetto da idropisia, il consiglio rivolto agli invitati, il consiglio rivolto a chi invita gli altri a un banchetto e, infine, la parabola del grande banchetto.
Uno di quelli che sono a tavola con Gesù, dopo aver ascoltato il suo insegnamento, dice: «Beato chi prenderà cibo nel Regno di Dio!». Le sue parole ci sorprendono. Dal banchetto visibile che si svolge davanti ai suoi occhi, egli eleva il pensiero verso il banchetto invisibile del Regno di Dio. Sembra anche comprendere che le opere potenti e gli insegnamenti di Gesù devono essere letti alla luce del Regno.
Che cosa significa per lui il banchetto del Regno?
(a) Nel banchetto del Regno, anche le eccezioni possono diventare regole. Si può guarire anche di sabato.
(b) Coloro che sono invitati al banchetto del Regno non cercano i posti d’onore.
(c) L’invito al banchetto del Regno viene rivolto soprattutto a coloro che non possono ricambiare e a quanti vivono ai margini della società.
Gesù risponde alle parole di questo uomo senza nome con una parabola.
Un uomo prepara un grande banchetto e invita molte persone. Quando arriva il momento del banchetto, gli invitati cominciano a trovare delle scuse invece di venire. Uno parla di un campo, un altro di buoi, un altro ancora del matrimonio. L’invito viene allora rivolto ai poveri, ai disabili, ai ciechi e agli zoppi. Poiché c’è ancora posto, altri vengono invitati con insistenza ad entrare.
La parabola termina con le parole di Gesù: «Nessuno di quegli invitati gusterà la mia cena».
In senso simbolico, possiamo comprendere il banchetto come il Regno di Dio, il tempo del banchetto come la prima venuta di Gesù, gli invitati come il popolo ebraico, le loro scuse come le loro altre priorità e coloro che vengono invitati successivamente come i pagani.
Oppure, alla luce del brano che segue, il banchetto può essere compreso anche come la sequela. Le scuse mostrano atteggiamenti che non sono adatti alla sequela, e coloro che vengono soltanto perché spinti o costretti possono non arrivare mai a gustarne veramente la gioia.
Le scuse mostrano tre possibili ostacoli alla sequela: i beni — «Ho comprato un campo»; gli affari personali — «Ho comprato cinque paia di buoi»; e i legami familiari o matrimoniali — «Mi sono appena sposato».
I primi invitati non gustano il banchetto perché lo rifiutano. Hanno altre priorità.
Anche coloro che vengono invitati dopo possono non gustarlo veramente, se vengono soltanto perché costretti o sotto pressione.
Che cosa ci insegna allora questa parabola sul Regno di Dio e sulla sequela?
(a) L’invito viene offerto gratuitamente come dono. Dio stesso ci chiama con grazia e ci colma dei suoi doni.
(b) Il Regno di Dio e la sequela sono destinati a tutti.
(c) Dio rispetta la libertà interiore della persona chiamata.
(d) Coloro che sono invitati devono prepararsi per essere degni del banchetto.
Questa parabola ci pone due domande importanti: le nostre priorità sono davvero al posto giusto? Lasciamo che le pressioni esterne guidino le nostre scelte?
Non permettiamo che Gesù debba dire anche di noi che, pur essendo stati invitati, non gusteremo il banchetto. Il Regno di Dio e la sequela diventino le vere priorità della nostra vita.
Nella prima lettura di oggi, Paolo scrive alla Chiesa di Filippi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». Poi presenta il bellissimo inno cristologico sullo svuotamento e sul dono di sé di Gesù.
«Coloro che rifiutano l’invito al Regno di Dio e alla sequela, e coloro che lo accolgono soltanto sotto pressione, non riescono davvero a gustarlo e a gioirne.»
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa Yesni Prays

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