Lectio Quotidiana. Dom, 1 novembre 2026. La santità è frutto della grazia

Lectio Quotidiana

Dom, 1 novembre 2026

Solennità di Tutti i Santi

Ap 7,2-4.9-14; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

La santità è frutto della grazia

«La santità è la nostra risposta continua alla grazia di Dio; è il frutto che offriamo a Dio dopo aver ricevuto la sua grazia.»

Oggi celebriamo con gioia la Solennità di Tutti i Santi. La Chiesa viene tradizionalmente contemplata in tre condizioni: la Chiesa pellegrina sulla terra, la Chiesa in purificazione e la Chiesa glorificata in cielo. Oggi celebriamo soprattutto quest’ultima: coloro che hanno raggiunto la pienezza della santità in Dio. È anche la festa di innumerevoli uomini e donne i cui nomi non compaiono nel calendario liturgico, ma che hanno vissuto santamente e ora partecipano alla gloria di Dio.

Nella prima lettura di oggi (cf. Ap 7,2-4.9-14), il libro dell’Apocalisse ci presenta una grandiosa visione del popolo santo di Dio. Appaiono due gruppi. Il primo è formato da coloro che sono «segnati con il sigillo». Il sigillo indica appartenenza: queste persone appartengono a Dio. Giovanni sente il numero dei segnati: centoquarantaquattromila. È un numero simbolico, costruito a partire dalle dodici tribù d’Israele e dalla loro pienezza. Indica il popolo che Dio ha scelto come suo, chiamandolo a servirlo e a portare il suo messaggio alle nazioni (cf. Es 19,5-6).

Il secondo gruppo è una moltitudine immensa vestita di bianco. Sono coloro che «vengono dalla grande tribolazione» e «hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Hanno seguito Cristo e hanno sofferto per Lui. Le loro vesti bianche indicano santità, vittoria e vita nuova. La loro santità è, prima di tutto, un dono ricevuto da Dio. Israele è segnato da Dio; i cristiani sono santificati attraverso la morte di Cristo, l’Agnello pasquale.

La seconda lettura (cf. 1 Gv 3,1-3) comincia con un invito a contemplare l’amore di Dio: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio». La comunità alla quale Giovanni scrive sta soffrendo a causa della fede cristiana. Tuttavia, Giovanni ricorda che la sofferenza presente è temporanea. Il loro destino è più grande: sono chiamati a diventare simili a Cristo. «Chiunque ha questa speranza in Lui purifica se stesso, come Egli è puro». La santità, dunque, è insieme dono di Dio e meta verso la quale il credente cammina continuamente.

Nel Vangelo (cf. Mt 5,1-12a) ascoltiamo l’inizio del Discorso della Montagna: le Beatitudini. Gesù presenta otto vie di beatitudine. Non sono semplicemente regole morali; sono vie attraverso le quali la benedizione di Dio entra nella nostra vita e, poco a poco, ci forma come persone sante.

Le prime quattro Beatitudini riguardano soprattutto il nostro rapporto con Dio; le altre quattro modellano il nostro rapporto con gli altri. La prima è la povertà in spirito: significa riconoscere la nostra dipendenza da Dio. I poveri in spirito sanno di non potersi salvare da soli e fanno spazio a Dio. La seconda riguarda coloro che sono nel pianto: il loro dolore porta dentro di sé la promessa della consolazione e della salvezza di Dio. La terza riguarda i miti e richiama il Salmo 37: «I miti erediteranno la terra». La terra è dono di Dio, non qualcosa da conquistare con la forza. La quarta riguarda coloro che hanno fame e sete di giustizia: la giustizia significa vivere in una relazione giusta con Dio e con gli altri.

La quinta Beatitudine riguarda i misericordiosi: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». La misericordia va oltre la sola giustizia: è amore che diventa compassione concreta. La sesta riguarda i puri di cuore. La purezza del cuore indica integrità, sincerità e fedeltà. Chi vive relazioni limpide e vere viene attirato verso Dio, perché Dio è santo. La settima riguarda gli operatori di pace. La pace non è soltanto assenza di conflitto, ma armonia ritrovata, relazioni ricostruite, appartenenza reciproca riscoperta. L’ottava riguarda coloro che sono perseguitati per la giustizia. Poiché rimangono fedeli a Dio anche nella sofferenza, il Regno appartiene a loro.

Il Vangelo poi passa dalla sofferenza alla gioia: «Rallegratevi ed esultate». Queste parole sono diventate il titolo dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla santità, Gaudete et Exsultate. La santità non è un peso triste. Al suo centro c’è la gioia di appartenere a Dio.

Le tre letture formano quindi un bellissimo cammino. La prima lettura mostra persone che hanno ricevuto la grazia di Dio e hanno portato frutto attraverso una testimonianza fedele. La seconda presenta la santità come nostro destino e nostra meta. Il Vangelo mostra nelle Beatitudini la via, che comincia con l’invito di Gesù alla beatitudine e alla gioia.

Anche il Salmo responsoriale esprime la stessa visione: «Ecco la generazione che cerca il Signore» (cf. Sal 24). I santi sono semplicemente uomini e donne che hanno continuato a cercare Dio e hanno permesso a questa ricerca di trasformare la loro vita.

Quali sfide ci propone oggi la Solennità di Tutti i Santi?

(a) La chiamata alla santità è per tutti.

Sant’Ignazio di Loyola si domandò: «Se lui ha potuto diventare santo, se lei ha potuto diventare santa, perché non io?». I santi non sono scesi dal cielo già perfetti. Hanno vissuto in questo mondo come noi, hanno lottato come noi, hanno fallito come noi, ma hanno permesso alla grazia di trasformarli. Hanno portato frutto secondo la grazia ricevuta. Come osservava san Giovanni Maria Vianney, i santi forse non hanno sempre iniziato bene, ma hanno finito bene.

Qualunque sia la nostra età — bambini, giovani, adulti o anziani — e qualunque sia la nostra vocazione — sacerdozio, vita consacrata, matrimonio o vita laicale — la santità è possibile. Non dobbiamo allontanare i santi da noi vedendoli soltanto come intercessori celesti. Dobbiamo anche imparare a fare nostri i loro valori. Esistono esempi di santità anche nelle nostre famiglie: tra i nostri antenati defunti e tra persone semplici che vivono silenziosamente accanto a noi.

(b) Santità significa vivere «un po’ di più»: fare l’extra.

Il cammino verso la santità spesso consiste semplicemente nel voler fare «un po’ di più». Invece di fermarsi dicendo: «Basta così», la santità compie un passo ulteriore.

Tra persone dominate dalla paura, san Sebastiano mostrò un po’ più di coraggio. Sant’Antonio di Padova mostrò un po’ più di pazienza quando fu messo da parte. Quando tanti desideravano possedere di più, sant’Antonio Abate e san Francesco d’Assisi osarono rinunciare di più. Quando molti si chiedevano che cosa fosse possibile fare per coloro che vivevano nelle baraccopoli, Madre Teresa fece un po’ di più.

Un po’ più di preghiera. Un po’ più di sacrificio. Un po’ più di rinuncia. Un po’ più di coraggio. Un po’ più di amore per Dio. Un po’ più di amore per il prossimo.

Invece di domandarci: «Riuscirò a essere santo fino alla fine della mia vita?», forse basta chiederci: «Posso vivere da santo oggi?».

(c) Non conta soltanto come siamo, ma come stiamo diventando.

La santità non è prigioniera del nostro passato né limitata dal nostro presente. Il suo vero spazio è il futuro verso il quale la grazia ci conduce. Il nostro valore non dipende soltanto da come eravamo ieri o da come siamo oggi, ma da ciò che siamo disposti a diventare.

Pensiamo al latte. Il latte ha già un valore. Quando diventa yogurt, cambia. Quando diventa burro o formaggio, il suo valore cresce. Quando diventa un dolce, acquista un altro valore. Quando diventa burro chiarificato, raggiunge un’altra forma ancora. In ogni passaggio, il latte deve lasciarsi trasformare.

La lezione è semplice: se vogliamo diventare più preziosi, dobbiamo essere disposti a cambiare più profondamente. La santità è la direzione e la meta di questa trasformazione.

La santità, dunque, è la nostra risposta continua alla grazia di Dio. Dio dona la grazia; noi rispondiamo. Dio chiama; noi compiamo un altro passo. Dio ci trasforma; la nostra vita comincia a portare frutto. La santità è il frutto che restituiamo a Dio a partire dalla grazia che Egli ci ha donato per primo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiegando le parole del Credo «Credo la comunione dei santi», ricorda che tutti coloro che appartengono a Cristo rimangono uniti in Lui. La Chiesa comprende coloro che sono ancora pellegrini sulla terra, coloro che sono in purificazione e coloro che già godono della gloria del cielo. Poiché siamo uno in Cristo, i santi continuano a intercedere per noi (cf. CCC 961-962).

Oggi, dunque, non ci limitiamo ad ammirare i santi.

Ricordiamo che apparteniamo alla loro comunione.

Riceviamo la stessa grazia che ha trasformato loro.

E ascoltiamo la stessa chiamata che essi hanno ascoltato:

Diventa santo, permettendo alla grazia di portare frutto nella tua vita.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Un’iniziativa Yesni Prays

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