Lectio Quotidiana
Lun, 2 nov 2026
Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Letture: dalle Messe per i defunti
Ricordare i defunti e il compimento della vita
«C’è vita dopo la morte?» In alcuni passi la Bibbia sembra rispondere «sì», mentre in altri sembra rispondere «no».
«La sofferenza delle anime riguarda un luogo oppure una condizione?» Il Concilio di Trento tendeva a comprendere la purificazione in riferimento a un luogo, mentre il Concilio Vaticano II ci aiuta a comprenderla più come una condizione.
Ma oggi non è il giorno per domandarci se esista o no una vita dopo la morte, oppure se la purificazione sia un luogo o una condizione.
«Se la passione, la morte e la risurrezione di Gesù hanno tolto i nostri peccati, perché dovremmo ancora soffrire dopo la morte?»
«Come possono le preghiere che facciamo nel tempo e nello spazio raggiungere le anime che hanno oltrepassato il tempo e lo spazio?»
«Che cosa accade a coloro che appartengono a religioni che non credono nel paradiso, nell’inferno o nella purificazione, oppure a coloro che non credono nella vita dopo la morte?»
Come per la morte stessa, non abbiamo risposte complete a tutte queste domande.
Che cosa facciamo allora oggi?
Oggi è il giorno in cui noi, che siamo vivi, ricordiamo coloro che hanno vissuto prima di noi. Poiché ieri sono stati con noi e per noi, continuano in qualche modo ad essere con noi e per noi anche oggi. Sono importanti per noi in tre modi.
(a) Ci hanno fatto spazio.
Se tutti coloro che sono venuti in questo mondo fossero rimasti qui per sempre, non ci sarebbe stato spazio per chi veniva dopo. Essi hanno lasciato questo mondo e hanno fatto spazio anche a noi.
(b) Ci hanno indicato la strada.
Come padre, madre, marito, moglie, figlio, figlia, amico, parente, persona cara o guida spirituale, hanno vissuto valori che hanno indicato anche a noi una strada.
(c) Continuano ad accompagnarci.
Restano nostri compagni di cammino. Vegliano su di noi, ci proteggono e intercedono per noi.
Sant’Agostino ci offre un pensiero importante nelle sue Confessioni, quando racconta la morte di sua madre Monica.
Che cosa dice?
Dopo la morte di sua madre, Agostino pensava che lei volesse essere sepolta accanto al marito. Ma Monica disse:
«Seppellite il mio corpo dove volete. Non preoccupatevi per questo. Ricordatevi soltanto di me all’altare del Signore. Il mio Signore può risuscitarmi ovunque io sia.»
Questo racconto di Agostino ci insegna tre cose.
(a) Dopo la morte, il corpo non è più la realtà centrale. Il corpo muore, ma l’anima continua a vivere.
(b) Dobbiamo ricordare i defunti nella preghiera.
(c) Tutti noi che moriamo risorgeremo. Solo il Signore ha il potere di risuscitarci.
Sono queste le verità che oggi ricordiamo.
La convinzione che l’anima umana non scompaia si trova non soltanto nelle religioni, ma anche nella riflessione di molti filosofi. Il corpo è come un vestito dell’anima, oppure come una casa presa in affitto nella quale l’anima abita. Il corpo visibile deve morire. Ma l’anima invisibile continua a vivere in una realtà che i nostri occhi non possono vedere. Là riposa in Dio.
Questa giornata ci offre tre insegnamenti.
(a) La precarietà della vita
Tutto può accadere in qualunque momento. Chi viene in questo mondo, un giorno deve anche lasciarlo. Loro sono andati; anche noi andremo. Questa è la realtà della vita.
La candela che accendiamo sulla tomba si consuma poco a poco. Anche la nostra vita si consuma ogni giorno. L’incenso che bruciamo diventa fumo e scompare nell’aria; anche noi un giorno scompariremo.
Ma fino ad allora bruciamo.
Fino ad allora diffondiamo profumo.
Finché i nostri occhi sono aperti, tutto ciò che vediamo davanti a noi sembra vivo. Quando chiudiamo gli occhi, tutto scompare dalla nostra vista. Per vedere il Dio che non scompare mai, un giorno dovremo chiudere gli occhi del corpo.
Oggi siamo invitati a ricordare quel giorno.
(b) La vita prima della morte prepara la vita dopo la morte
Spesso pensiamo alla vita dopo la morte e dimentichiamo la vita prima della morte. Ma se questa vita prepara quella futura, allora è bene vivere bene questa breve vita.
Nel mondo del management si parla talvolta di “vivere partendo dalla fine”. Significa chiedersi: «Che cosa vorrei che le persone dicessero di me al mio funerale?». E poi iniziare a vivere oggi in modo tale che quelle parole possano diventare vere.
Per esempio, se desidero che un giorno dicano: «Ha vissuto con grande semplicità», allora devo cominciare a vivere con semplicità già adesso.
Il Salmista dice: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti; e quasi tutti sono fatica e dolore. Passano presto e noi voliamo via» (cf. Sal 90,10).
Anche se vivessimo settant’anni, sarebbero soltanto sette decenni. I primi trentacinque anni possono passare imparando e costruendo la nostra vita. Dopo, lentamente, cominciamo a diminuire nelle forze.
Gli anni passano tra apprendimento, stabilità e declino. Per questo è bene custodire ciò che veramente conta.
(c) Nella morte non siamo soli
La morte ci fa paura anche perché dobbiamo attraversarla personalmente. Ma nella morte non siamo veramente soli.
Questa commemorazione ci ricorda che ci sono parenti e amici che continuano a ricordarci. Come noi accompagniamo nella preghiera i nostri cari defunti, così anche le generazioni che verranno dopo di noi ci accompagneranno con la loro preghiera.
La morte, dunque, non può separarci completamente né lasciarci soli.
Oggi ricordiamo quanti più defunti possibile.
Nella tradizione celtica esiste una bella immagine: le stelle sarebbero come aperture nel cielo attraverso le quali sono passati i defunti. Da quelle aperture la luce del cielo arriva fino a noi come luce delle stelle.
Oggi uniamo la luce delle nostre candele alla luce di quelle stelle.
Infine, vorrei concludere con una frase che ho letto qualche giorno fa su un poster:
«Quando una persona muore diciamo: “Riposa in pace”. Ma diciamo mai a una persona viva: “Vivi in pace”? Forse non sono soltanto i morti ad avere bisogno di pace. Anche i vivi ne hanno bisogno.»
C’è molta verità in queste parole.
I vivi hanno certamente bisogno di pace. Ma a volte sono loro stessi a perderla, e possono anche ritrovarla.
I defunti, invece, non possono cercare la pace nello stesso modo. Noi siamo chiamati ad aiutarli con la nostra preghiera.
Per questo comprendo così le parole delle Beatitudini: «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9). Beati coloro che, attraverso la loro preghiera, portano pace ai defunti, perché saranno chiamati figli di Dio.
Anime del Purgatorio, pregate per noi! La nostra fede ci dice che la nostra preghiera vi raggiunge. La nostra speranza ci dice che la vostra benedizione raggiunge noi. E l’amore è ciò che ci ha uniti e continua a unirci.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa Yesni Prays

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