Lectio Quotidiana
Sab, 4 luglio 2026
XIII Settimana del Tempo Ordinario
Am 9,11-15. Mt 9,14-17
Il Signore dona il bene
Il profeta Amos svolse la sua missione nel regno settentrionale d’Israele durante il regno di Geroboamo II. Condannò con forza l’ingiustizia sociale, la corruzione morale e l’ipocrisia religiosa del popolo. Dopo aver annunciato il castigo che avrebbe affrontato, Amos conclude con un messaggio di speranza.
Nella prima lettura di oggi, Dio promette la restaurazione in tre modi.
Anzitutto, «la capanna di Davide, che è cadente», sarà rialzata. Ciò che è stato spezzato sarà riparato. Ciò che è crollato sarà ricostruito. In secondo luogo, la terra conoscerà una grande abbondanza agricola. Il raccolto sarà così ricco che una stagione sembrerà incontrare quella successiva. Alla scarsità seguirà l’abbondanza. In terzo luogo, il popolo vivrà nella stabilità e nella sicurezza. Non sarà più sradicato né disperso tra nazioni straniere. Vivrà in pace nella terra donata da Dio.
Il Signore non termina con il castigo. La sua ultima parola è la restaurazione. Il suo scopo non è distruggere, ma rinnovare.
Nel Vangelo di oggi, i discepoli di Giovanni Battista chiedono a Gesù perché i suoi discepoli non digiunano. Gesù risponde usando tre immagini: lo sposo, il vestito e gli otri.
Nella tradizione ebraica, il digiuno era collegato al dolore, alla conversione e all’attesa. Gesù presenta se stesso come lo sposo. Le nozze sono un momento di gioia. Finché lo sposo è presente, gli invitati non possono essere in lutto. Quando sarà loro tolto – un riferimento alla sua morte – allora digiuneranno.
Gesù parla poi di una toppa nuova su un vestito vecchio. Il tessuto vecchio è già debole. La toppa nuova tira il tessuto e lo strappo diventa ancora più grande.
Parla anche del vino nuovo negli otri vecchi. Con il tempo, gli otri vecchi diventano duri e perdono la loro elasticità. Se vi si versa vino nuovo, si rompono. Il vino nuovo richiede otri nuovi.
Attraverso queste immagini, Gesù annuncia che in Lui è iniziato un tempo nuovo. La sua venuta non può essere semplicemente aggiunta alle vecchie abitudini e ai vecchi modi di pensare. La sua presenza ci chiama al rinnovamento.
Il vecchio deve lasciare spazio al nuovo. Il dolore lascia spazio alla gioia. Le ferite lasciano spazio alla restaurazione. La paura lascia spazio alla speranza.
Il salmo responsoriale di oggi proclama: «Il Signore donerà il suo bene». Questa frase unisce tutte le letture.
Nella prima lettura, Dio dona speranza a un popolo ferito. Nel Vangelo, Gesù porta gioia e novità. Il Signore dona il bene. Non desidera lasciare il suo popolo nella rovina, nella tristezza o nel vuoto.
La presenza di Dio rinnova la vita. Egli rialza ciò che è caduto, guarisce ciò che è stato ferito e crea qualcosa di nuovo dove tutto sembrava finito.
Anche noi, però, dobbiamo diventare otri nuovi. Dobbiamo permettere a Dio di cambiare i nostri atteggiamenti, le nostre abitudini, le nostre attese e il nostro modo di vivere. Non possiamo accogliere la novità di Cristo se rimaniamo chiusi e rigidi.
Il Signore dona sempre il bene. La sua bontà può arrivare attraverso una correzione, un rinnovamento, un tempo di attesa o un cambiamento inatteso. Ma il suo scopo finale è sempre la vita.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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