Lectio Quotidiana
Sab, 27 giugno 2026
XII Settimana del Tempo Ordinario
Lam 2,2.10-14.18-19; Mt 8,5-17
Una sola parola
Dopo aver raccontato la guarigione del lebbroso, Matteo continua a presentare le opere potenti di Gesù. Nel miracolo precedente, Gesù ha toccato il lebbroso con la mano e lo ha guarito. Nel Vangelo di oggi, Gesù guarisce a distanza con una sola parola.
Un centurione si avvicina a Gesù e gli chiede di guarire il suo servo. Le sue parole rivelano una fede straordinaria: «Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Egli crede che la parola di Gesù sia sufficiente. Gesù loda la sua fede.
Il centurione comprende che cosa significa avere autorità. Sa che, quando una persona che ha autorità parla, il suo comando viene eseguito. Allo stesso modo, crede che anche la malattia obbedirà alla parola di Gesù.
Dopo questo episodio, Gesù entra nella casa di Pietro e guarisce sua suocera dalla febbre. Più tardi, gli portano molte persone possedute dai demoni. Gesù scaccia gli spiriti con una parola e guarisce tutti i malati.
Matteo presenta Gesù come Colui che ha autorità sulle malattie e sugli spiriti maligni. Poi ricorda le parole del profeta Isaia: «Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie». Gesù, che Matteo ha già presentato come il compimento della Legge e dei Profeti, ora realizza queste parole attraverso le sue azioni.
Che cosa ci insegna questo Vangelo?
La nostra fede in Gesù ci apre alla guarigione. Coloro che si avvicinano a Lui credono già che ciò che chiedono possa realizzarsi. La loro fiducia accoglie la parola di Gesù prima ancora di vedere il risultato. In questo modo, anche nella nostra vita possono avvenire opere potenti.
La prima lettura presenta il dolore del popolo di Giuda dopo la distruzione di Gerusalemme e l’esilio a Babilonia. La sua sofferenza, la sua vergogna e la sua impotenza vengono poste davanti a Dio. Anche nell’esilio, una sola parola di Dio basta per risvegliare la speranza e iniziare la rinascita.
Le parole del centurione fanno ancora oggi parte della nostra preghiera. In ogni Messa, prima di ricevere l’Eucaristia, diciamo: «O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato».
Queste parole esprimono la nostra fede, il nostro abbandono e il nostro desiderio. Riconosciamo di non essere degni, ma confidiamo pienamente nella potenza di Cristo.
Possiamo portare con noi malattia, paura, colpa, delusione o impotenza. Forse non sappiamo come arriverà la guarigione. Tuttavia, possiamo avvicinarci a Gesù con la fede del centurione e pregare: «Signore, di’ soltanto una parola».
La sua parola basta per guarirci, rafforzarci, perdonarci e rinnovarci.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa Yesni Prays

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