Lectio Quotidiana. Lun, 22 giugno 2026. Ci vedrai bene

Lectio Quotidiana
Lun, 22 giugno 2026
XII Settimana del Tempo Ordinario
2 Re 17,5-8.13-15.18; Mt 7,1-5

Ci vedrai bene

Il Discorso della Montagna non riguarda soltanto la santità personale. Riguarda anche il miglioramento delle nostre relazioni con gli altri. Il Vangelo di oggi parla di due aspetti importanti della vita comunitaria: giudicare gli altri e correggere i loro difetti.

Quando viviamo e lavoriamo con gli altri, osserviamo naturalmente le loro parole, i loro comportamenti, i loro punti di forza e le loro debolezze. Senza accorgercene, cominciamo a valutarli. Dalla valutazione passiamo facilmente al giudizio. Decidiamo chi ha ragione, chi ha torto, chi è sincero e chi non lo è.

Nello stesso tempo, possiamo avere molti difetti dentro di noi e cercare di correggere quelli degli altri. Notiamo la pagliuzza nell’occhio dell’altra persona, ma non vediamo la trave nel nostro.

Per questo Gesù dice: «Non giudicate, per non essere giudicati». Gesù non ci chiede di perdere la capacità di distinguere il bene dal male. Ci mette invece in guardia dal condannare le persone, dall’attribuire loro intenzioni che non conosciamo e dal metterci al di sopra di loro.

Il giudizio nasce spesso da una visione incompleta. Vediamo l’azione di una persona, ma non conosciamo tutta la sua storia. Ascoltiamo una parola, ma non conosciamo il dolore che si trova dietro di essa. Notiamo una debolezza, ma non vediamo la lotta che quella persona sta affrontando.

Quando guardiamo gli altri soltanto per trovare i loro difetti o per giustificare noi stessi, la nostra visione diventa limitata. Possiamo vedere qualcosa di vero, ma non vediamo tutta la verità.

Per questo Gesù ci invita a rivolgere lo sguardo prima verso noi stessi e poi verso gli altri: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

L’esame di noi stessi rende più chiaro il nostro sguardo. Quando riconosciamo le nostre debolezze, diventiamo più pazienti con quelle degli altri. Quando ricordiamo quanto abbiamo bisogno di misericordia, siamo meno pronti a condannare. Quando affrontiamo con sincerità i nostri fallimenti, la correzione diventa un atto di amore e non un segno di superiorità.

Gesù non dice che dobbiamo ignorare la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Dice che dobbiamo prima togliere la trave dal nostro. Solo allora vedremo meglio. Solo allora potremo aiutare l’altra persona con dolcezza, saggezza e responsabilità.

La prima lettura presenta un altro tipo di visione poco chiara. Dopo la morte di Salomone, il regno unito si divise nel regno d’Israele a nord e nel regno di Giuda a sud. L’esercito assiro invase il regno del nord, conquistò Samaria e portò il popolo in esilio.

La terra che Dio aveva promesso e donato al popolo passò nelle mani degli stranieri. L’autore biblico spiega il motivo di questa tragedia. Il popolo si era allontanato dal Signore, aveva rifiutato la sua alleanza e aveva seguito falsi dèi.

La Scrittura descrive la loro condizione con un’espressione forte: «Seguirono il nulla e diventarono nulla». Cercarono ciò che era vuoto e, poco alla volta, divennero vuoti anche loro.

Invece di scegliere il Dio invisibile, scelsero idoli visibili. Invece di confidare nel Signore che li aveva liberati, furono attratti dalle immagini, dalle usanze e dalle promesse dei popoli vicini. Il loro sguardo si fermò su ciò che sembrava attraente, ma non riuscì a vedere ciò che era vero.

Ciò che guardiamo continuamente forma ciò che diventiamo. Quando osserviamo sempre i difetti degli altri, possiamo diventare critici e amareggiati. Quando guardiamo soltanto le apparenze, possiamo perdere la capacità di riconoscere la verità. Quando fissiamo lo sguardo sulle cose vuote, il vuoto entra lentamente nella nostra vita.

Le letture di oggi ci invitano quindi a esaminare il nostro modo di vedere. Come guardo gli altri? Li guardo con sospetto oppure con compassione? Cerco i loro difetti per condannarli oppure riconosco la loro dignità e le loro lotte?

Esse ci invitano anche a esaminare il nostro modo di guardare Dio. Confidiamo nel Dio vivente, anche quando rimane invisibile? Oppure scegliamo cose visibili che promettono sicurezza, comodità e soddisfazione immediate?

Una visione chiara comincia dall’esame di noi stessi. Cresce attraverso l’umiltà e si compie nella fede.

Quando rivolgiamo con sincerità lo sguardo verso noi stessi, guardiamo gli altri con maggiore misericordia. Quando rivolgiamo con fede lo sguardo verso Dio, vediamo la vita con maggiore verità.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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