Lectio Quotidiana. XII Domenica del Tempo Ordinario.

Lectio Quotidiana
XII Domenica del Tempo Ordinario
Dom, 21 giugno 2026
Ger 20,10-13; Sal 69; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33

Scegliere la paura o Dio

I. Contesto di riflessione

La paura è un’emozione che ogni essere umano sperimenta. Come ogni emozione, può avere un ruolo positivo oppure negativo.

La paura di un esame può spingere uno studente a studiare. La paura dei debiti può motivare una persona a lavorare con impegno. La paura di un incidente ci rende attenti quando attraversiamo la strada. In queste situazioni, la paura diventa una forma di protezione.

La paura può però diventare anche distruttiva. La paura del futuro crea ansia e indebolisce la speranza. La paura del rifiuto ci rende troppo dipendenti dall’approvazione degli altri. La paura della solitudine, della malattia, del fallimento e della morte può impedirci di vivere pienamente.

Una paura particolare nasce quando scegliamo Dio. Quando rimaniamo fedeli alla verità, alla giustizia, alla disciplina personale e ai valori del Regno, gli altri possono rifiutarci, isolarci, accusarci o perfino cercare di distruggerci. Scegliere Dio può dunque sembrare una scelta che porta paura.

Qui troviamo un paradosso: la paura che nasce perché scegliamo il Signore può essere vinta soltanto restando ancora più uniti al Signore.

Le letture di oggi ci pongono davanti a una scelta. Lasceremo che la paura governi la nostra vita oppure permetteremo a Dio di sostenerci?

II. Le letture

Geremia: «Il Signore è al mio fianco»

La prima lettura è tratta dalla sezione spesso chiamata le confessioni o le lamentazioni di Geremia. In questi brani, il profeta rivela le sue lotte interiori, il suo dolore, la sua paura e la sua continua fiducia in Dio.

Geremia annunciava la parola di Dio in mezzo al suo popolo, a Gerusalemme e in Giuda. Tuttavia, i sacerdoti, i capi e il popolo non riconoscevano il suo messaggio come parola proveniente da Dio. Volevano ascoltare parole che li rassicurassero, non una verità capace di metterli in discussione. Geremia fu deriso, minacciato, isolato, percosso e imprigionato.

Egli sente la gente sussurrare: «Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Perfino coloro che erano stati suoi amici aspettano la sua caduta. Geremia sperimenta il dolore del tradimento e la paura della distruzione.

Eppure, qualcosa cambia dentro di lui. Nel cuore della sofferenza, incontra nuovamente Dio: «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso». Il suo lamento diventa lode: «Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero».

Geremia non appare davanti a noi come un uomo che non ha mai avuto paura. Egli è un profeta che continua a confidare in Dio mentre è circondato dalla paura. Il coraggio non è l’assenza della paura. Il coraggio consiste nello scegliere Dio in mezzo alla paura.

Il Salmo: «Nella tua grande bontà, rispondimi, Signore»

Il Salmo 69 è la preghiera di una persona fedele che soffre a causa del suo amore per Dio. Il salmista dice: «Per te io sopporto l’insulto» e: «Sono diventato un estraneo ai miei fratelli». Il suo zelo per la casa di Dio gli ha procurato rifiuto invece di onore.

Il salmo inizia con la sofferenza, il lamento e l’isolamento. Poco alla volta, però, si apre alla fiducia, alla lode e alla speranza. Il cambiamento avviene quando il salmista ricorda l’amore fedele di Dio: «Nella tua grande bontà, rispondimi, Signore».

La persona che soffre non nega il proprio dolore. Lo porta davanti a Dio. Affidando la propria sofferenza al Signore, comincia a ritrovare coraggio. Poi incoraggia anche gli altri: «Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio, fatevi coraggio».

Questo salmo si riflette anche nella vita di Gesù. Quando Gesù purifica il Tempio, i discepoli ricordano le parole: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Anche il rifiuto di Gesù, l’odio ingiusto contro di Lui e l’aceto che gli viene offerto durante la Passione richiamano questo salmo.

L’abbandono fiducioso trasforma la paura in coraggio. Chi si rivolge a Dio nella sofferenza scopre che la sofferenza non ha l’ultima parola.

Paolo: La grazia è più grande del peccato

Nella seconda lettura, san Paolo passa dal suo insegnamento sulla giustificazione mediante la fede alla vita nuova e alla redenzione donate in Cristo. Egli mette a confronto Adamo e Cristo.

Per mezzo di Adamo, il peccato è entrato nel mondo. Per mezzo di Cristo, la grazia è entrata nel mondo. La disobbedienza di Adamo ha aperto la strada al peccato e alla morte. L’obbedienza di Cristo ha aperto la strada alla grazia e alla vita.

Dopo aver mangiato il frutto proibito, Adamo ed Eva ebbero paura e si nascosero da Dio. La paura entrò nell’esperienza umana insieme al peccato, alla vergogna e alla separazione.

Cristo entra in questo mondo segnato dalla paura e porta la grazia. Per questo Paolo afferma che «il dono di grazia non è come la caduta». Il peccato è potente, ma la grazia è più grande. La morte sembra forte, ma la vita donata in Cristo è più forte.

La paura ci dice che il peccato, il fallimento, la sofferenza e la morte avranno l’ultima parola. La fede ci dice che la grazia di Cristo è più potente di tutto questo.

Gesù: «Non abbiate paura»

Il Vangelo di oggi è tratto dal discorso missionario di Matteo. Gesù ha guardato le folle con compassione, perché erano come pecore senza pastore. Egli manda i suoi apostoli in mezzo a loro, ma li prepara anche all’opposizione che dovranno affrontare.

I discepoli potranno essere rifiutati, perseguitati e perfino uccisi. Anche la comunità cristiana di Matteo conosceva la tentazione di indebolirsi nella fede, abbandonare il discepolato o rinnegare Cristo sotto pressione.

Per questo Gesù ripete tre volte: «Non abbiate paura». «Non abbiate paura di loro». «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». «Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri».

Il potere umano ha dei limiti. Gli altri possono colpire la nostra reputazione, i nostri beni, la nostra posizione o il nostro corpo, ma non possono distruggere la vita che appartiene a Dio. Gesù orienta allora il nostro timore verso Dio: «Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo».

Questo timore di Dio non è terrore davanti a un padrone crudele. È rispetto profondo davanti a Colui il cui giudizio conta davvero. La paura degli uomini perde il suo potere quando il rispetto per Dio diventa più forte.

Gesù presenta poi due immagini delicate della cura di Dio: i passeri e i capelli del nostro capo.

I passeri erano tra gli animali meno costosi venduti al mercato. Eppure, neppure uno di essi cade a terra senza che il Padre lo sappia. Se Dio si prende cura di un piccolo uccello, quanto più si prenderà cura dei suoi figli? Gesù dice anche: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati». Questa immagine ci dice che Dio ci conosce completamente. Nulla di noi è troppo piccolo per la sua attenzione. Non siamo dimenticati né abbandonati.

Il prezzo del discepolato può comprendere rifiuto, sofferenza e paura. Ma il discepolo rimane sempre dentro la conoscenza e la cura di Dio.

III. Sfide per la vita

(a) Il prezzo di scegliere Dio

Conoscere e seguire Gesù ha un prezzo. Vivere secondo i valori del Regno porta conseguenze. Un dipendente onesto che rifiuta una tangente in un ufficio corrotto può essere isolato. Una persona che mette in discussione una decisione ingiusta all’interno di un gruppo può essere rifiutata o accusata. Chi rifiuta di partecipare alla disonestà può perdere alcune opportunità. Ogni scelta porta una conseguenza. Scegliere Dio non garantisce una vita facile. Garantisce che non affronteremo la vita da soli. La domanda non è se le nostre scelte ci costeranno qualcosa. La domanda è se ciò che riceviamo rimanendo fedeli a Dio sia più grande di ciò che perdiamo.

(b) Vincere la paura

La paura spesso trasforma una piccola pietra in una montagna. Molte cose che ci terrorizzano non accadono mai. Anche quando arrivano le difficoltà, spesso sono diverse da come le avevamo immaginate. Oggi possiamo dare un nome sincero alle nostre paure. Che cosa ho paura di perdere? Di chi temo il rifiuto? Quale possibilità futura sta controllando la mia vita presente? Quale paura mi impedisce di fare ciò che è giusto? La fede non finge che il pericolo non esista. La fede rifiuta di dare al pericolo l’autorità che appartiene a Dio. Possiamo cominciare a vincere la paura quando comprendiamo che le minacce, le opinioni o le accuse degli altri non definiscono chi siamo. Noi apparteniamo a Dio. La nostra vita è nelle sue mani. La fede scaccia la paura perché cambia il luogo sul quale fondiamo la nostra vita.

(c) Fare esperienza del Signore

Geremia scopre il Signore in mezzo al tradimento e alla persecuzione. Il salmista scopre l’amore fedele di Dio nel rifiuto. Paolo riconosce la grazia di Cristo in un mondo segnato dal peccato e dalla morte. Gli apostoli scoprono la cura del Padre mentre affrontano coloro che possono uccidere il corpo. Il Signore non si trova soltanto dopo che la tempesta è passata. Possiamo incontrarlo anche dentro la tempesta.

Oggi custodiamo nel cuore quattro frasi:

«Il Signore è al mio fianco». — Geremia

«Il Signore mi risponde nella sua grande bontà». — Il salmista

«La grazia di Dio è più grande». — Paolo

«Dio si prende cura di voi». — Gesù

La paura ci invita a guardare il pericolo. La fede ci invita a guardare il Signore. Quando dobbiamo scegliere tra la paura e Dio, scegliamo Dio. Rimaniamo uniti a Lui finché la paura non perde il suo potere su di noi.

Concludiamo con la colletta della Messa di oggi:

“O Dio, che affidi alla nostra debolezza
l’annuncio profetico della tua parola,
liberaci da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede,
ma confessiamo con franchezza
il tuo nome davanti agli uomini. Amen”

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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