Lectio Quotidiana
Sab, 20 giugno 2026
XI Settimana del Tempo Ordinario
2 Cr 24,17-25; Mt 6,24-34
Cercate Dio
Uno dei desideri più profondi del cuore umano è il desiderio di certezza. Vogliamo una vita prevedibile. Vogliamo garanzie. Vogliamo sapere che il nostro futuro è al sicuro. Vorremmo che la vita funzionasse come una formula matematica: se facciamo questo, accadrà quello; se lavoriamo bene, tutto andrà bene; se facciamo le scelte giuste, eviteremo la sofferenza.
Questo desiderio di certezza spiega perché la ricchezza può diventare così attraente. La ricchezza dà un senso di protezione, indipendenza e controllo. Spesso pensiamo che, se abbiamo risorse sufficienti, possiamo affrontare ogni situazione e proteggerci dall’incertezza.
Nel Vangelo di oggi, Gesù affronta direttamente questa tentazione. Il brano ha due parti strettamente collegate. Prima Gesù dice: «Non potete servire Dio e la ricchezza». Poi dice ai suoi discepoli: «Non preoccupatevi del domani».
Questi due insegnamenti vanno insieme. L’attaccamento alla ricchezza genera spesso preoccupazione. La fiducia in Dio porta libertà dalla preoccupazione.
Gesù non condanna i beni materiali. Piuttosto, ci mette in guardia dal permettere alla ricchezza di diventare il nostro padrone. La ricchezza può essere una buona serva, ma è un cattivo padrone. Quando la nostra sicurezza dipende soltanto dal denaro, dai beni o dai successi, nasce inevitabilmente l’ansia. Abbiamo paura di perdere ciò che possediamo. Ci preoccupiamo del futuro. Cerchiamo di controllare tutto.
Gesù però ci ricorda che la ricchezza ha dei limiti. Il denaro non può aggiungere un’ora alla nostra vita. Non può garantire salute, felicità, pace o amore. Non può eliminare ogni incertezza.
Per questo Gesù ci invita a guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo. Essi ci ricordano che la vita stessa è un dono. Dietro ogni nostro sforzo c’è la provvidenza amorevole del Padre.
Al centro del Vangelo di oggi troviamo un bellissimo invito: «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
Che cosa significa cercare Dio?
Significa guardare la vita con gli occhi della fede. Significa riconoscere che non controlliamo tutto. Significa accogliere senza paura le incertezze e le sorprese della vita. Significa vivere pienamente il momento presente invece di lasciarci imprigionare dalle preoccupazioni per il domani.
Cercare Dio non elimina la responsabilità. Continuiamo a lavorare, programmare, risparmiare e prendere decisioni prudenti. Ma lo facciamo con fiducia e non con ansia. Riconosciamo che il nostro futuro è nelle mani di Dio più che nelle nostre.
La prima lettura ci offre un esempio forte. Zaccaria, pieno dello Spirito di Dio, proclama con coraggio la parola del Signore. Eppure, invece di essere premiato, viene rifiutato e ucciso. La sua storia ci ricorda che non esiste una garanzia terrena secondo cui fare il bene porta sempre un successo immediato.
Questo ci porta a una domanda importante. Se la giustizia non porta sempre ricompense visibili, perché spendiamo tante energie nel cercare di rendere tutto sicuro?
La risposta del Vangelo è chiara. La nostra sicurezza non si trova nel controllo della vita, ma nella fiducia in Dio. La fede non elimina l’incertezza. Ci insegna a vivere dentro l’incertezza.
Molte delle nostre preoccupazioni nascono dal fatto che cerchiamo di portare pesi che appartengono al domani. Gesù ci invita a portare soltanto il peso di oggi e ad affidare il domani alla cura del Padre.
La sapienza del Vangelo di oggi è semplice e profonda: non fare della ricchezza il tuo padrone; non fare della preoccupazione la tua compagna; fai di Dio il tuo tesoro.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa Yesni Prays

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