Lectio Quotidiana
Gio, 18 giugno 2026
XI Settimana del Tempo Ordinario
Sir 48,1-15; Mt 6,7-15
La preghiera
Nel Vangelo di ieri, Gesù ha messo in guardia i suoi discepoli dal compiere opere di pietà per essere visti dagli altri. Che si tratti di elemosina, preghiera o digiuno, il discepolo deve cercare l’approvazione di Dio e non l’ammirazione degli uomini. Oggi Gesù continua questo insegnamento mostrando come pregare.
Una delle prime lezioni che Gesù insegna è la semplicità. La preghiera non dipende dalla quantità delle parole. Egli mette in guardia dalle ripetizioni vuote e dai discorsi interminabili, come se Dio potesse essere convinto dal numero delle nostre parole. Il Padre nostro celeste sa già di che cosa abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo.
Questo non significa che le parole siano inutili. Significa piuttosto che la preghiera nasce dalla fiducia. La vera preghiera non consiste nell’informare Dio di qualcosa che Egli non conosce. Consiste nell’aprire il nostro cuore a Dio, che già ci conosce e ci ama.
La preghiera del Signore, che Gesù insegna oggi, ci rivela il cuore di ogni preghiera. Alla sua radice, la preghiera è il riconoscimento dei nostri limiti umani e della nostra dipendenza da Dio e dagli altri. Riconosciamo Dio come Padre. Cerchiamo il suo Regno e la sua volontà. Chiediamo il pane quotidiano, il perdono e la protezione dal male.
Notiamo che ogni domanda unisce la fiducia in Dio alla responsabilità umana. Preghiamo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», ma dobbiamo anche lavorare per il nostro pane. Preghiamo: «Non abbandonarci alla tentazione», ma dobbiamo anche evitare le occasioni che ci portano al peccato. La preghiera non sostituisce la responsabilità; la rafforza.
Per questo la preghiera non è semplicemente un elenco di richieste. Purtroppo molte persone riducono la preghiera a una serie di domande rivolte a Dio. Altri recitano formule conosciute in modo meccanico, come se bastasse ripetere delle parole. Gesù ci invita a qualcosa di più profondo. La preghiera è chiamata a orientare le nostre priorità, purificare i nostri desideri e trasformare la nostra vita.
La prima lettura ci offre due splendidi esempi: Elia ed Eliseo. Il libro del Siracide li loda perché hanno vissuto completamente centrati su Dio. La loro forza non proveniva soltanto da momenti di preghiera, ma da una vita radicata nella presenza di Dio. Il loro rapporto con Lui era diventato una preghiera continua.
Questa è forse la forma più alta di preghiera. La preghiera non è soltanto qualcosa che facciamo. È uno stile di vita. Quando Dio diventa il centro dei nostri pensieri, delle nostre decisioni, delle nostre azioni e delle nostre relazioni, tutta la nostra vita diventa un dialogo con Lui.
Il Vangelo di oggi ci invita dunque a esaminare la nostra preghiera. Preghiamo soltanto per ottenere qualcosa da Dio? Ripetiamo parole senza attenzione? Oppure lasciamo che la preghiera approfondisca la nostra relazione con Lui e orienti il nostro modo di vivere?
Gesù ci insegna che la preghiera autentica è semplice, fiduciosa e sincera. Ci ricorda che non siamo autosufficienti. Dipendiamo da Dio e gli uni dagli altri. Attraverso la preghiera, il nostro cuore impara poco alla volta a cercare non la propria volontà, ma quella del Padre.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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