Lectio Quotidiana
Lun, 8 giugno 2026
X Settimana del Tempo Ordinario
1 Re 17,1-6. Mt 5,1-12
Cambiamento di prospettiva e di cammino
Si dice che il nostro valore non dipende da ciò che siamo oggi, ma da ciò che stiamo diventando. Ogni crescita richiede un cambiamento. E ogni cambiamento porta con sé una certa fatica.
Un litro di latte ha un valore. Ma quando quel latte diventa yogurt, formaggio o burro, il suo valore aumenta. Questo cambiamento però non avviene immediatamente. Richiede tempo, pazienza e trasformazione. Il latte deve lasciarsi trasformare.
Lo stesso vale per la vita umana. Spesso guardiamo a ciò che siamo oggi. Dio invece guarda a ciò che possiamo diventare domani. La vita cristiana non consiste semplicemente nel conservare il presente, ma nel permettere a Dio di trasformarci.
Nel Vangelo di oggi, Gesù inizia il Discorso della Montagna con le Beatitudini. Egli pone una domanda sorprendente: chi sono veramente i beati?
Al tempo di Gesù, erano considerati beati soprattutto i ricchi, i potenti, i forti e le persone influenti. La ricchezza era spesso vista come un segno della benedizione di Dio. La forza e il prestigio erano ammirati. Ma Gesù cambia completamente la prospettiva.
Egli chiama beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, coloro che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e coloro che sono perseguitati per la giustizia.
A prima vista queste persone non sembrano fortunate. Molte appaiono deboli, sofferenti o svantaggiate. Gli altri vedono soltanto la loro situazione presente. Gesù vede qualcosa di più. Egli vede ciò che stanno diventando.
I poveri in spirito diventano eredi del Regno. Gli afflitti saranno consolati. I miti erediteranno la terra. Coloro che hanno fame e sete della giustizia saranno saziati. I misericordiosi troveranno misericordia. I puri di cuore vedranno Dio. Gli operatori di pace saranno chiamati figli di Dio.
Gesù sposta lo sguardo dal presente al futuro. Egli non vede soltanto ciò che le persone sono, ma ciò che possono diventare attraverso la grazia di Dio.
Questa è una delle verità più belle del Vangelo: Dio non è prigioniero del nostro passato. Egli lavora sempre per il nostro futuro.
Molti di noi si definiscono attraverso i propri fallimenti, le proprie debolezze, le ferite e i limiti. Pensiamo soltanto a dove siamo stati. Dio invece guarda a dove ci sta conducendo. Mentre gli altri vedono le nostre difficoltà presenti, Dio vede le possibilità nascoste dentro di noi.
Le Beatitudini non sono semplicemente la descrizione di alcune categorie di persone. Sono un invito a un cammino di trasformazione. Gesù non esalta la sofferenza. Egli mostra come Dio possa trasformare la sofferenza in benedizione.
La prima lettura ci offre un altro esempio di questa verità. Il regno del nord di Israele è caduto nell’idolatria. Una grave siccità colpisce il paese. Elia, il profeta del Signore, si trova improvvisamente in una situazione pericolosa.
Dio compie qualcosa di inatteso. Cambia il cammino di Elia. Lo manda lontano dai luoghi abituali, presso il torrente Kerit. Lì i corvi gli portano pane e carne, e lui beve l’acqua del torrente.
Probabilmente Elia non comprendeva perché il suo cammino dovesse cambiare. Eppure, attraverso questa esperienza, Dio gli insegnava fiducia e pazienza. Prima di diventare il grande profeta del monte Carmelo, doveva imparare a dipendere da Dio accanto a un torrente nascosto.
A volte Dio cambia il nostro cammino perché vuole cambiare la nostra prospettiva.
Possiamo vivere delusioni, ritardi, perdite, cambiamenti inattesi o momenti di incertezza. Possiamo domandarci perché i nostri progetti siano cambiati. Ma spesso i cambiamenti di Dio sono una preparazione. Ciò che sembra un’interruzione può essere in realtà una formazione.
Il torrente di Elia non era la sua destinazione. Era la sua scuola.
Lo stesso vale per noi. I luoghi dove attendiamo, lottiamo e impariamo a dipendere da Dio diventano spesso i luoghi dove cresciamo di più.
Entrambe le letture ci invitano a esaminare la nostra vita.
Il Vangelo ci chiede: come vediamo noi stessi e gli altri? Giudichiamo soltanto dalle apparenze presenti? Oppure guardiamo con gli occhi di Dio, che vede il potenziale futuro delle persone?
La prima lettura ci chiede: siamo disposti a lasciare che Dio cambi il nostro cammino quando conosce una strada migliore per noi?
Un cambiamento di prospettiva e un cambiamento di cammino possono aumentare enormemente il valore della nostra vita. Ciò che conta non è dove ci troviamo oggi, ma se stiamo permettendo a Dio di trasformarci.
Il mondo guarda soprattutto al successo, alla forza e ai risultati. Dio guarda alla crescita, alla conversione e alla trasformazione.
Oggi chiediamo la grazia di vedere noi stessi con gli occhi di Dio. Fidiamoci dei cammini che Egli sceglie per noi, anche quando non li comprendiamo pienamente. E ricordiamo che il nostro vero valore non dipende soltanto da ciò che siamo oggi, ma da ciò che Dio ci sta aiutando a diventare.
Per Dio, il nostro passato non è l’ultima parola. Il suo sguardo è rivolto al futuro che sta preparando per noi.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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