Lectio Quotidiana. Mar, 2 giugno 2026. Conoscendo la loro ipocrisia

Lectio Quotidiana
Mar, 2 giugno 2026
IX Settimana del Tempo Ordinario
2 Pt 3,12-15.17-18; Mc 12,13-17

Conoscendo la loro ipocrisia

Nel Vangelo di oggi, i farisei e gli erodiani si avvicinano a Gesù con una domanda: «È lecito pagare il tributo a Cesare oppure no?». La loro domanda sembra sincera, ma la loro intenzione non lo è. Non cercano la verità. Vogliono tendere una trappola. Marco lo dice chiaramente: Gesù, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi mettete alla prova?».

L’ipocrisia è un cuore diviso. Dice una cosa e ne nasconde un’altra. Gli erodiani sostenevano Cesare e il suo potere politico, ma fingevano di discutere se fosse giusto pagargli le tasse. Portavano con sé la moneta con l’immagine di Cesare, ma volevano usare la domanda per accusare Gesù. Ciò che sembrava saggezza era in realtà manipolazione.

Gesù non cade nella loro trappola. Chiede una moneta e domanda: «Di chi è questa immagine e questa iscrizione?». Essi rispondono: «Di Cesare». Allora Gesù dà una risposta che rimane attuale: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Questa risposta non riguarda soltanto le tasse. Riguarda la giustizia. Nella parabola precedente, i vignaioli malvagi si rifiutano di dare al padrone della vigna ciò che gli appartiene. Vogliono impossessarsi di ciò che non è loro. Gesù insegna lo stesso principio: dobbiamo dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. A Cesare ciò che appartiene a Cesare; a Dio ciò che appartiene a Dio.

Ma che cosa appartiene a Dio? Tutto. La nostra vita, il nostro cuore, la nostra coscienza, il nostro tempo, i nostri talenti, la nostra preghiera e il nostro amore. La moneta porta l’immagine di Cesare. Noi, invece, portiamo l’immagine di Dio. Per questo dobbiamo donare noi stessi a Lui.

Molte volte scambiamo l’ipocrisia per prudenza. La chiamiamo diplomazia, maturità o furbizia. Ma davanti a Dio ogni maschera cade. Egli vede il cuore. Sa se le nostre parole sono vere, se il nostro servizio è sincero e se la nostra fede è autentica oppure soltanto esteriore.

Nella prima lettura, san Pietro ci esorta: «Crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo». Questa è la strada per vincere l’ipocrisia. Più conosciamo Cristo, meno abbiamo bisogno di maschere. Più cresciamo nella grazia, più la nostra vita interiore e quella esteriore diventano una cosa sola.

Oggi il Signore ci invita a vivere senza ipocrisia. Le nostre parole, le nostre azioni, la nostra preghiera e le nostre scelte siano vere davanti a Dio. Diamo al mondo ciò che richiede la giustizia. Ma soprattutto diamo a Dio ciò che gli appartiene: tutto noi stessi.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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