Lectio Quotidiana
Gio, 7 maggio 2026
V Settimana di Pasqua
At 15,7–21. Gv 15,9–11
Rimanete nel mio amore
Oggi Gesù ci dona uno degli inviti più belli del Vangelo: “Rimanete nel mio amore.” Queste parole vengono dopo il Vangelo di ieri, dove Gesù ha detto: “Io sono la vera vite.” Se Lui è la vite e noi siamo i tralci, allora la nostra vita dipende dall’unione con Lui. Un tralcio non può vivere da solo. Riceve vita, forza e frutto solo se rimane nella vite. Così anche il discepolo non può vivere la vita cristiana solo con le proprie forze. Vive rimanendo nell’amore di Cristo.
Gesù dice: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi.” È una parola molto profonda. L’amore che Gesù ci dona non è piccolo, temporaneo o condizionato. È l’amore stesso che passa tra il Padre e il Figlio. Gesù non ci ama da lontano. Ci ama con l’amore del Padre. Questo amore diventa visibile quando lava i piedi ai discepoli. E raggiunge la sua pienezza sulla croce. Il suo amore è umile, servizievole, perdonante e donato fino alla fine.
Quando Gesù dice: “Rimanete nel mio amore,” non ci chiede solo di sentirci amati. Ci invita a vivere dentro il suo amore. Il suo amore deve diventare la nostra casa, la nostra forza e il nostro modo di vivere. Nel Vangelo di Giovanni, “rimanere” significa stare, abitare, continuare, vivere. La vita cristiana non è una breve visita a Gesù. È abitare sempre in Lui. Rimaniamo in Lui non solo nella preghiera e nella liturgia, ma anche nelle scelte, nelle relazioni, nelle parole e negli atteggiamenti.
Ma come possiamo rimanere nel suo amore? Gesù risponde chiaramente: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore.” Qui i comandamenti non indicano solo regole esterne. Indicano tutto l’insegnamento di Gesù, il suo modo di vivere, le sue parole, il suo esempio. Osservare i suoi comandamenti significa lasciare che la sua Parola diventi vita in noi. Non basta ascoltare il Vangelo. Bisogna viverlo. Non basta ammirare Gesù. Bisogna seguirlo.
Poi Gesù ci dà il segno di chi rimane nel suo amore: la gioia. Dice: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” Il frutto del rimanere in Cristo non è la paura, la pesantezza o l’ansia. È una gioia profonda. Questa gioia non è semplice piacere. Non dipende dal successo o dalla comodità. È la forza silenziosa di un cuore radicato in Dio. È la gioia di sapere che siamo amati, perdonati, guidati e custoditi da Cristo.
La prima lettura dagli Atti degli Apostoli ci mostra che cosa accade quando la Chiesa rimane nell’amore di Cristo. La Chiesa delle origini affronta una domanda difficile: i pagani che diventano cristiani devono seguire la pratica ebraica della circoncisione? Non era una questione piccola. Toccava l’identità, la tradizione, l’appartenenza e l’unità. C’era molta tensione. Ma Pietro si alza e dice che Dio non ha fatto nessuna differenza tra loro e noi. Dio ha purificato i loro cuori mediante la fede. Poi pone una domanda forte: perché mettere sulle spalle degli altri un peso che neppure noi abbiamo potuto portare?
Questa è la sapienza di un cuore che è rimasto nell’amore di Cristo. Pietro non guarda i pagani come estranei. Li guarda con la misericordia di Dio. Non parte dal sospetto. Parte dalla grazia. Non vuole trasformare la fede in un peso pesante. Vuole che la porta della salvezza rimanga aperta. Anche Giacomo parla con sapienza pastorale: “Non si devono importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.” Gli apostoli non abbandonano la verità, ma rifiutano di creare pesi inutili per gli altri.
Questa è una lezione importante anche per noi. A volte la religione diventa pesante a causa dei nostri atteggiamenti. Possiamo aggiungere pesi dove Cristo dona libertà. Possiamo creare divisioni dove Dio sta creando comunione. Possiamo giudicare gli altri prima di riconoscere la grazia che già opera in loro. Ma chi rimane nell’amore di Cristo diventa una persona dal cuore largo. Impara a vedere come vede Dio. Non rende più difficile la vita degli altri. Aiuta gli altri ad avvicinarsi a Dio.
Rimanere nell’amore di Cristo significa anche diventare portatori di gioia per gli altri. Una persona piena della gioia di Cristo non diffonde paura. Non umilia. Non mette pesi inutili. Non chiude le porte. Diventa serva della comunione. La gioia ricevuta da Cristo diventa gioia condivisa con gli altri.
Oggi il Signore ci invita a guardare il nostro cuore. Stiamo rimanendo nel suo amore, o lo visitiamo solo qualche volta? Le sue parole stanno formando la nostra vita, o restano solo belle parole? Gli altri ci sentono come persone che portano pace e gioia, o come persone che aggiungono peso e paura? Aiutiamo gli altri ad avvicinarsi a Dio, o rendiamo più difficile il loro cammino?
Rimaniamo nel suo amore. Viviamo la sua Parola. Non mettiamo pesi inutili sugli altri. Doniamo la gioia che abbiamo ricevuto. Così la gioia di Cristo sarà in noi, e la nostra gioia sarà piena.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa “Yesni Prays”

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