Lectio Quotidiana
Dom, 3 maggio 2026
Quinta Domenica di Pasqua
At 6,1–7; 1 Pt 2,4–9; Gv 14,1–12
Servizio alla mensa o alla Parola?
Quando leggiamo della prima comunità cristiana, la immaginiamo in modo molto bello e ideale: un cuore solo, un’anima sola, tutto in comune, nessuno nel bisogno. Sembra un inizio perfetto. Ma la prima lettura di oggi ci dice con delicatezza che questo tempo non è durato per sempre.
Nella calma della comunità cade una pietra. Nasce un problema. Quando i discepoli aumentano, cresce anche la tensione. Si alza una lamentela: le vedove di lingua greca non sono curate bene nella distribuzione quotidiana del cibo.
Non è un piccolo problema. Rivela tre realtà più profonde. Prima: c’è ingiustizia in qualcosa di semplice come il cibo. Anche oggi molti problemi nelle famiglie e nelle comunità nascono da bisogni fondamentali. Quando ciò che è essenziale non è condiviso con giustizia, nasce il malcontento.
Secondo: c’è una divisione culturale e linguistica. Sono tutti ebrei, ma alcuni parlano ebraico, altri greco. La lingua diventa una linea di separazione. Alcuni si sentono superiori agli altri. Così nascono le divisioni: non da grandi differenze, ma da piccoli atteggiamenti di superiorità.
Terzo: il mormorio. Perché si mormora? Perché non si sa a chi parlare. O si ha paura di dire le cose apertamente. Quando manca uno spazio chiaro di dialogo, il disagio diventa lamentela nascosta.
Colpisce però la risposta degli apostoli. Non ignorano il problema. Non rimandano. Ascoltano e agiscono subito.
Prima di tutto, esaminano se stessi. Si chiedono: dove abbiamo sbagliato? E capiscono qualcosa di importante: “Non è giusto trascurare la Parola di Dio per servire alle mense.”
Non sono parole di orgoglio, ma di chiarezza. Non dicono che il servizio alla mensa non è importante. Si chiedono: siamo fedeli alla nostra chiamata?
Questa diventa una domanda anche per noi: ho chiaro ciò che è più importante nella mia vita? Sto facendo ciò a cui sono chiamato, o sto perdendo il centro?
Secondo, gli apostoli condividono la responsabilità. Non vogliono fare tutto da soli. Invitano la comunità a scegliere sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza. Qui la guida non è controllo, ma fiducia.
Due qualità sono importanti: una buona testimonianza tra la gente e una relazione profonda con Dio. Tenere solo una delle due è pericoloso. Stare con la gente senza Dio, o con Dio senza la gente, crea squilibrio. Il vero servizio unisce entrambe.
Terzo, gli apostoli chiariscono la loro missione: “Noi ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola.”
La parola “dedicheremo” è importante. Significa rimanere, perseverare, restare saldi. Non cambiare continuamente direzione, ma essere radicati nella propria vocazione.
Poi pregano e impongono le mani sui scelti. E il problema si risolve—con semplicità e in modo efficace.
C’è una lezione bella: i problemi sono come il cibo fresco. Se affrontati subito, aiutano a crescere. Se rimandati, si rovinano e diventano più difficili.
Questo momento poteva diventare una crisi. Invece diventa un nuovo inizio. La Chiesa non si ferma—cresce. La Parola di Dio si diffonde e i discepoli aumentano.
La seconda lettura ci ricorda chi siamo: stirpe eletta, sacerdozio regale, popolo santo. Anche le difficoltà non ci distruggono; ci purificano.
Nel Vangelo, Gesù ci dona il fondamento di tutto. A Tommaso che chiede: “Come possiamo conoscere la via?”, Gesù risponde:
“Io sono la via, la verità e la vita.”
La via—ci guida.
La verità—illumina la nostra mente.
La vita—sostiene la nostra crescita.
In Lui, le nostre priorità diventano chiare.
Allora la domanda “servizio alla mensa o alla Parola?” non è una opposizione. Entrambi sono necessari. Ma ciascuno deve essere vissuto al posto giusto, dalle persone giuste, con chiarezza di vocazione.
Quando viviamo questo equilibrio, accade qualcosa di bello: la confusione diventa pace, la divisione diventa comunione, e il servizio dona vita.
E possiamo dire anche noi: “La terra è piena dell’amore del Signore.”
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa “Yesni Prays”

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