Lectio Quotidiana
Sab, 2 Maggio 2026
Quarta Settimana di Pasqua
At 13,44-52; Gv 14,7-14
“Ci basta”
Nel Vangelo di oggi entriamo in un momento tranquillo ma intenso del discorso dell’Ultima Cena. Gesù parla del Padre: conoscerlo, vederlo, essere uniti a Lui. E, nel mezzo di questa rivelazione profonda, Filippo fa una richiesta semplice: “Signore, mostraci il Padre e questo ci basta”.
“Ci basta.”
Queste parole ci sono familiari. Nascono spesso anche nel nostro cuore. Anche noi vogliamo chiarezza, sicurezza, immediatezza. Vogliamo un’esperienza diretta di Dio: qualcosa di visibile, concreto, sicuro. Come Filippo, pensiamo che, se Dio si mostrasse chiaramente, tutto sarebbe risolto.
Il desiderio di Filippo non è sbagliato. È un desiderio spirituale. Vuole vedere Dio. Cerca la pienezza. Ma il suo errore è non riconoscere ciò che è già dato. Sta davanti a Gesù, lo ascolta, cammina con Lui—eppure chiede ancora qualcosa in più. Non capisce ancora che in Gesù il
Padre è già rivelato. “Chi ha visto me ha visto il Padre”.
Questa è la tensione della vita spirituale: cerchiamo ciò che è già presente.
Spesso la nostra preghiera è un po’ impaziente. “Signore, dammi questo… mostrami quello… risolvi questo… e questo ci basta.” Vogliamo risposte veloci, segni chiari, consolazione immediata. Ma l’esperienza di Dio non è un momento che possiamo controllare. Non è un passaggio breve. È una relazione: lenta, profonda, che cresce nel tempo.
Nella prima lettura vediamo due atteggiamenti diversi. I capi dei Giudei si chiudono nella resistenza. Pensano di sapere già tutto. Il loro cuore si chiude e rifiutano la Parola e chi la annuncia. I pagani, invece, accolgono con apertura e gioia. Non chiedono segni; accolgono ciò che ricevono.
Qui nasce una domanda per noi: quando non capiamo le vie di Dio, quando la sua presenza sembra nascosta, cosa facciamo? Diventiamo impazienti—“Signore, dammi questo e ci basta”? Oppure restiamo aperti, pazienti e fiduciosi?
La vera esperienza di Dio inizia non con la richiesta, ma con l’abbandono. Non con l’urgenza, ma con una fedeltà silenziosa.
“Vedere il Padre” non avviene con una visione improvvisa, ma con una relazione continua con Cristo. Ascoltandolo, fidandoci di Lui, rimanendo con Lui, qualcosa si apre lentamente dentro di noi. Iniziamo a vedere—non con gli occhi, ma con il cuore.
“Ci basta”, dice Filippo.
Gesù lo guida oltre.
E forse oggi il Signore invita anche noi ad andare oltre il nostro “ci basta”. A lasciare il bisogno di controllare, di semplificare, di avere tutto subito. A capire che Dio non si dona a pezzi, ma in pienezza—lungo un cammino.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Una iniziativa “Yesni Prays”

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