Lectio Quotidiana. Gio, 30 Aprile 2026. “Se qualcuno di voi…”

Lectio Quotidiana
Gio, 30 Aprile 2026
Quarta Settimana di Pasqua
At 13,13-25. Gv 13,16-20

“Se qualcuno di voi”

C’è un momento silenzioso e bello nella prima lettura di oggi (At 13,13-25). Paolo inizia il suo viaggio missionario. Arriva ad Antiochia di Pisidia, entra nella sinagoga di sabato e semplicemente si siede. È un dettaglio facile da non notare, ma rivela qualcosa di importante. Paolo non si mette davanti agli altri. Non dice: “Io sono un apostolo, ascoltatemi.” Si siede tra la gente, uno tra tanti. In questo gesto c’è umiltà: prima di parlare, sa stare con gli altri; prima di insegnare, sa ascoltare.

Spesso portiamo dentro di noi un desiderio nascosto: “Devo essere visto, devo essere riconosciuto.” Anche nelle cose semplici, sentiamo il bisogno di mostrare chi siamo. Ma Paolo ci mostra un’altra via. È contento di stare in silenzio con l’assemblea. Qui c’è una sapienza: se impariamo a stare in silenzio, senza voler parlare o apparire, molti dei nostri problemi interiori diminuiscono. L’umiltà crea spazio: per Dio e per gli altri.

Poi arriva il momento decisivo. I capi della sinagoga mandano a dire: “Fratelli, se qualcuno di voi ha una parola di esortazione per il popolo, parli.” Questa frase—“se qualcuno di voi”—è un invito. Non è per una persona precisa. È aperta. Attende una risposta. E Paolo si alza.

Questo ci fa pensare: se oggi qualcuno dicesse anche a me: “Se qualcuno di voi ha una parola…”, sarei pronto? La nostra vita è piena di insegnamenti: nella preghiera, nella Parola di Dio, nelle esperienze quotidiane, nelle difficoltà e negli incontri. Tutto questo può diventare una parola di vita per gli altri. Ma servono due atteggiamenti. Primo: essere preparati, lasciando che Dio lavori dentro di noi. Secondo: rispettare il momento. Non parliamo se non siamo invitati. Anche una parola buona, detta al momento sbagliato, perde la sua grazia.

Paolo risponde subito. È pronto. Il suo cuore è formato, la sua mente è chiara, la sua fede è viva. Parla con coraggio, anche in un luogo nuovo, tra persone nuove, in una lingua e cultura diverse. In lui si uniscono prontezza e umiltà: sa aspettare in silenzio e sa parlare quando è il momento.

Il Vangelo (Gv 13,16-20) approfondisce questo insegnamento. Gesù dice: “Il servo non è più grande del suo padrone, né l’inviato è più grande di chi lo ha mandato.” Questa è la base della missione cristiana. Noi non siamo la sorgente: siamo inviati. Non portiamo la nostra parola: portiamo la Parola di un Altro. Questo ci dona umiltà e libertà. Non dobbiamo dimostrare nulla. Dobbiamo solo essere fedeli.

“Se qualcuno di voi…” — questa frase continua a risuonare nella nostra vita. La sentiamo in diversi momenti: quando qualcuno cerca consiglio, quando un amico è in difficoltà, quando una comunità ha bisogno di una parola, quando il silenzio chiede una voce. Non sempre dobbiamo parlare. Ma quando arriva il momento, siamo chiamati a rispondere.

La Parola di Dio oggi ci insegna tre cose semplici. Conoscere il nostro posto: stare con umiltà. Essere pronti: lasciare che Dio formi in noi una parola. E parlare quando siamo chiamati: né prima né dopo, ma al momento giusto.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Una iniziativa “Yesni Prays”

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