Lectio Quotidiana
Sab, 25 aprile 2026
Terza settimana di Pasqua
Festa di San Marco
1 Pietro 5,6–14. Marco 16,15–20
Marco e il suo Vangelo
Oggi celebriamo la festa di San Marco, evangelista. Nella prima lettura (cf. 1 Pt 5,13), Pietro scrive con affetto: «Vi saluta Marco, figlio mio». Questa semplice frase ci fa vedere una relazione profonda: Marco è discepolo, compagno e figlio nella fede.
La tradizione ci dice molte cose su di lui: era vicino a Pietro; forse era il giovane che portava una brocca d’acqua quando i discepoli prepararono la Pasqua; forse l’Ultima Cena fu celebrata nella sua casa; nello stesso cenacolo lo Spirito Santo discese sugli apostoli; forse era anche il giovane che fuggì quando Gesù fu arrestato. Il suo Vangelo è considerato il primo ad essere stato scritto. È conosciuto anche come Giovanni Marco. Tutti questi dettagli ci dicono una cosa: Marco è molto vicino al cuore della Chiesa nascente.
Quali lezioni di vita ci offrono Marco e il suo Vangelo?
(a) Una seconda possibilità
Il cammino di Marco non è lineare. Durante il primo viaggio missionario di Paolo, Marco parte con entusiasmo, ma a metà strada si separa da lui e torna a Gerusalemme. Più tardi, quando vuole unirsi di nuovo a Paolo, non viene accolto. Anche nel secondo viaggio, Paolo non vuole prenderlo con sé.
Eppure qualcosa cambia. Nella lettera a Timoteo, Paolo scrive: «Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero» (cf. 2 Tm 4,11). Dal rifiuto alla riconciliazione, dall’esitazione all’utilità: Marco cresce.
Non sappiamo perché Marco si sia ritirato la prima volta. Forse per paura, debolezza, incomprensione o malattia. Ma ciò che conta è questo: ritorna, matura e diventa prezioso.
Questa è una speranza silenziosa per tutti noi. Quando perdiamo le prime occasioni, o quando falliamo, non dobbiamo scoraggiarci. Dio lavora con pazienza. Ciò che è spezzato può essere ricostruito. Ciò che è incompleto può essere portato a compimento.
(b) Azione
Gli studiosi spesso dicono che il Vangelo di Marco è un Vangelo di azione. Gesù è sempre in movimento: cammina, guarisce, incontra le persone, compie opere potenti. Ci sono pochi lunghi discorsi, ma molte azioni concrete.
Due cose diventano chiare. Primo: non sono le nostre parole, ma le nostre azioni a mostrare chi siamo veramente. Le parole possono essere molte; le azioni parlano con chiarezza. Secondo: le azioni che ripetiamo ogni giorno formano la nostra vita. Sono nelle nostre mani. Invece di pensare troppo, siamo invitati ad agire con fedeltà e costanza.
Una vita fatta di piccole azioni fedeli diventa una vita di testimonianza.
(c) Subito
La parola «subito» ritorna molte volte nel Vangelo di Marco, più di quaranta volte. Gesù chiama, e i discepoli lo seguono subito. Egli agisce senza ritardo.
Questa urgenza non nasce dall’ansia, ma dalla chiarezza. Al tempo di Marco, molti cristiani attendevano come vicino il ritorno del Signore. Questo senso di vicinanza ha dato al suo Vangelo un ritmo di movimento e di prontezza.
Per noi, questo diventa un invito spirituale. Non rimandiamo il bene. Non ritardiamo la conversione. Non aspettiamo senza fine. C’è una grazia nell’agire al momento giusto. La prontezza ci protegge dall’indecisione e dal peso del pensare troppo.
(d) Il Vangelo come forma letteraria
Marco inizia il suo libro con una frase forte: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). La parola «Vangelo» — euangelion — non è solo un titolo; è un nuovo modo di scrivere.
Non è solo storia, e non è solo racconto. È un annuncio che chiede una risposta. Quando leggiamo Marco, non riceviamo solo informazioni: siamo invitati.
Alla fine della lettura nasce una domanda silenziosa: chi è Gesù per me? Il Vangelo è completo solo quando il lettore risponde con la propria vita.
(e) La sofferenza come realtà della vita
La sofferenza attraversa tutto il Vangelo di Marco. Gesù è presentato come il servo sofferente. Egli cammina sulla via del rifiuto, dell’incomprensione e della croce.
Anche la prima comunità cristiana, compresi Pietro e Marco, ha conosciuto la sofferenza (cf. prima lettura). A questa comunità, Marco non offre prima di tutto una spiegazione, ma una consolazione: anche il Signore ha camminato su questa strada.
Questo ci dà forza. La nostra sofferenza non è fuori dalla presenza di Dio. Cristo vi è entrato. E poiché vi è entrato, anche la sofferenza può diventare un luogo di speranza.
(f) Il segreto messianico
Una caratteristica particolare del Vangelo di Marco è il “segreto messianico”. L’identità di Gesù è spesso nascosta, rivelata lentamente, quasi in modo misterioso. Anche dopo i miracoli, spesso viene chiesto il silenzio.
Questo ci ricorda una verità profonda: Dio non si lascia possedere pienamente. Rimane sempre una distanza, una distanza sacra, che suscita timore e meraviglia. Finché c’è meraviglia, la fede rimane viva.
Nel Vangelo di oggi ascoltiamo le ultime parole di Gesù. Egli ascende al cielo e siede alla destra di Dio. Eppure, da lì, continua ad agire, confermando la parola dei discepoli con i segni. Dio rimane nascosto, ma attivo. Invisibile, ma presente.
La fede è la nostra risposta a questa rivelazione nascosta.
Oggi facciamo un passo semplice: leggiamo almeno qualche brano del Vangelo di Marco. Non in fretta, ma con attenzione. Non solo per sapere, ma per rispondere.
San Marco non ci parla soltanto di Gesù. Ci conduce a incontrarlo.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa di Yesni Prays

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