Lectio Quotidiana. Dom, 11 ottobre 2026. Banchetto: chiamata e risposta

Lectio Quotidiana

Dom, 11 ottobre 2026

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Is 25,6-10. Fil 4,12-14.19-20. Mt 22,1-14

Banchetto: chiamata e risposta

La fame è un’esperienza comune alle piante, agli animali e agli esseri umani. Il cibo soddisfa la fame. Tutti hanno bisogno di nutrimento. Ma per l’essere umano il cibo significa più che riempire lo stomaco. Il cibo è anche segno di relazione. Quando il cibo viene condiviso come espressione di relazione, diventa un banchetto.

La Liturgia della Parola di oggi ha al centro l’invito a un banchetto e la risposta a questo invito. Noi invitiamo gli altri a tavola e rispondiamo quando gli altri invitano noi.

Nella prima lettura di oggi (Is 25,6-10), il profeta Isaia parla del banchetto che il Signore Dio preparerà per il popolo d’Israele nel tempo del compimento. Questo tempo può essere compreso anche come il ritorno d’Israele dall’esilio di Babilonia.

Dio viene chiamato «il Signore degli eserciti». Sul monte Sion, il Signore degli eserciti prepara un banchetto.

Il profeta presenta tre caratteristiche di questo banchetto. Primo, l’invito è universale. Dio non invita soltanto Israele. Invita tutti i popoli. Secondo, il banchetto è ricco e gustoso. Ci sono cibi abbondanti, bevande buone, carni preparate e vini scelti. Terzo, il banchetto è sovrabbondante. Ce n’è abbastanza per tutti quelli che vengono.

Attraverso questo banchetto, Dio elimina quattro realtà negative: sofferenza, morte, lacrime e vergogna. Vedendo tutto questo, il popolo dirà: «Ecco il nostro Dio. In Lui abbiamo sperato. Esultiamo e rallegriamoci per la sua salvezza». Attraverso questo banchetto, il Signore rinnova la sua relazione con Israele. Israele ritrova il suo Salvatore.

Nel Vangelo di oggi ascoltiamo la parabola del banchetto di nozze. Una parabola simile si trova anche nel Vangelo di Luca. Matteo ci dice che Gesù rivolge questa parabola ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo.

Un re prepara le nozze per suo figlio. Nella società ebraica, un matrimonio era un avvenimento molto importante. Poteva durare da sette giorni fino anche a trenta giorni. Qui si tratta delle nozze del figlio del re.

L’invito viene dato in due momenti. Prima sono invitate alcune persone precise. Poi l’invito viene esteso a tutti.

I primi invitati trovano scuse e rifiutano. Gli invitati successivi vengono al banchetto, ma uno viene escluso perché non porta l’abito nuziale.

La parabola termina con queste parole: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti». I primi invitati rispondono in quattro modi negativi. Primo, non vogliono venire (Mt 22,3). Secondo, non danno importanza all’invito (22,5). Terzo, hanno altre priorità. Uno va al proprio campo e un altro ai propri affari (22,5). Quarto, maltrattano e uccidono i servi (22,6).

Tutte queste risposte sono negative.

Il secondo gruppo risponde positivamente e viene al banchetto. Ma uno di loro arriva senza l’abito nuziale.

L’abito nuziale indica la preparazione necessaria per partecipare al banchetto. Rifiutare di indossarlo diventa un’altra forma di risposta negativa.

Nel significato allegorico della parabola, il re rappresenta il Padre celeste, il figlio rappresenta Gesù Cristo, il banchetto di nozze rappresenta il Regno di Dio, i servi rappresentano i profeti, i primi invitati rappresentano i Giudei e i secondi invitati rappresentano i pagani.

Anche i pagani, pur essendo stati invitati, devono prepararsi per poter rimanere nel banchetto.

Questa parabola ci ricorda anche la parabola della rete. Il Regno dei cieli è come una rete che raccoglie ogni tipo di pesce. Ma solo i pesci buoni vengono messi nei cesti. Gli altri vengono gettati via.

Essere presi nella rete non basta. Servono anche preparazione e disponibilità.

Nella prima lettura, l’invito al banchetto riceve una risposta positiva. Nel Vangelo, invece, l’invito viene rifiutato.

Perché viene rifiutato? Perché le persone non riconoscono la grandezza e l’autorità del re. Vedono soltanto un banchetto. Non vedono l’occasione di entrare in relazione con il re. Invece di scegliere il banchetto più grande, scelgono le loro piccole priorità. Che cosa ci insegnano questi due inviti?

Primo, la vita stessa è un banchetto di nozze. Dio invita tutti noi a questo banchetto. È Lui stesso che ci serve. Se Lui non ci nutre, non possiamo essere veramente sazi. Eppure, molte volte, portiamo i nostri bicchieri vuoti e andiamo in cerca di altri bicchieri vuoti. Dobbiamo capire che un bicchiere vuoto non può riempirne un altro.

Secondo, i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, sono un banchetto di nozze. Tutti siamo invitati. Ma chi non porta l’abito nuziale viene mandato fuori. L’abito nuziale rappresenta la nostra preparazione. Il desiderio da solo non basta. Serve anche la preparazione.

Terzo, lo scopo del banchetto è la relazione con Dio. Il popolo d’Israele corre verso il Signore dicendo: «In Lui abbiamo sperato». La nostra relazione con Dio raggiunge la sua pienezza attraverso il cibo che condividiamo con Lui.

Due persone ci insegnano come partecipare a questo banchetto.

La prima è il re Davide. Nel Salmo responsoriale di oggi (cf. Sal 23), Davide canta: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla». Poi continua: «Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca». Davide sa che la sua pienezza viene dal banchetto preparato da Dio.

La seconda è san Paolo. Nella seconda lettura di oggi (cf. Fil 4,12-14.19-20), Paolo conclude la sua Lettera ai Filippesi ricordando le tante esperienze diverse vissute nel suo ministero. Un giorno ha avuto cibo in abbondanza, un altro giorno ha sofferto la fame. Un giorno ha dormito comodamente, un altro giorno sulla terra. Un giorno ha avuto caldo, un altro giorno freddo. Un giorno sicurezza, un altro giorno pericolo. Un giorno sorriso, un altro giorno lacrime. Paolo scrive queste parole mentre si trova in prigione. Non sa se sarà liberato o se perderà la vita. Vive la solitudine del carcere, la debolezza dell’età, la malattia, il dolore delle ferite, il freddo del pavimento e forse anche la tristezza di sapere che molto lavoro è ancora da fare. Eppure dice con fiducia: «So vivere nella povertà e so vivere nell’abbondanza. In ogni situazione ho imparato a essere sazio e a soffrire la fame, ad avere molto e ad avere poco».

Chi ha dato a Paolo questa forza? Chi gli ha insegnato a vivere così?

Paolo stesso risponde: «Tutto posso in Colui che mi dà la forza». Paolo dà a Dio un titolo molto bello: Colui che mi dà la forza. Ringrazia anche la Chiesa di Filippi perché gli è stata vicina nel bisogno e assicura: «Il mio Dio colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza». Paolo spera che anche il suo popolo possa ricevere la stessa pienezza che lui ha sperimentato.

Il cibo e il banchetto sono temi importanti in tutta la Bibbia. Il peccato dei nostri progenitori comincia con il mangiare il frutto proibito.

Nei Vangeli, Gesù partecipa a molti pasti e racconta molte parabole sui banchetti. Nella parabola del figlio perduto (cf. Lc 15), il padre prepara un banchetto quando il figlio più giovane ritorna.

Ma il figlio maggiore rimane fuori. Non vuole entrare nella festa. L’invito del padre arriva alle sue orecchie, ma lui rimane fuori. Quando l’invito al banchetto non riceve una risposta positiva, anche la relazione si spezza. Dio continua a invitare. La domanda è: come rispondiamo?

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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