Lectio Quotidiana. Dom, 23 agosto 2026. Confessione – Autorità – Silenzio

Lectio Quotidiana
Dom, 23 agosto 2026
XXI Domenica del Tempo Ordinario
Is 22,19-23; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20

Confessione – Autorità – Silenzio

Il brano del Vangelo di oggi è chiamato la confessione di fede di Pietro. L’episodio in cui Pietro confessa chi è Gesù si trova nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Questo brano è considerato anche il centro di questi Vangeli. Le parti precedenti cercano una risposta alla domanda: “Chi è Gesù?” Le parti successive rispondono alla domanda: “Che tipo di Messia è Gesù?”

Nel Vangelo di oggi vediamo tre movimenti: primo, Pietro confessa Gesù come il Messia e il Figlio di Dio; secondo, Gesù dona autorità consegnando le chiavi; terzo, Gesù ordina ai discepoli di mantenere il silenzio sulla sua identità messianica.

L’episodio avviene nella regione di Cesarea di Filippo. Questa città fu costruita da Filippo Erode, uno dei figli di Erode il Grande, in onore dell’imperatore romano Augusto Cesare. Era un luogo dove si adoravano molte divinità pagane. Era anche un luogo di potere politico. Perciò, in questo luogo, la domanda “Chi è Gesù?” diventa importante sia dal punto di vista religioso sia dal punto di vista politico.

Gesù pone la domanda in due momenti. Prima: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Poi: «Ma voi, chi dite che io sia?»

La gente vede Gesù come uno dei profeti: Giovanni il Battista, Elia, Geremia o uno dei profeti. Al tempo di Gesù, molti aspettavano il Messia come sacerdote o come re. Poiché la gente vedeva Gesù come profeta, pensava a Lui come a un precursore del Messia, ma non come al Messia stesso.

Qui la confessione di Pietro diventa grande. Quando nessuno pensa a Gesù come Messia, Pietro dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». “Cristo” indica la missione di Gesù. “Figlio di Dio” indica l’identità di Gesù.

Gesù loda Pietro: «Beato sei tu!» Dice che questa confessione è possibile solo attraverso la rivelazione divina. Poi Gesù dice: «Su questa pietra edificherò la mia Chiesa». La confessione di una persona diventa la confessione della comunità. Coloro che confessano Gesù come il Messia diventano membri di questa comunità.

Poi Gesù dona autorità a Pietro. La “chiave” è simbolo di autorità. Aprire e chiudere appartiene a chi ha ricevuto una responsabilità.

Alla fine del Vangelo, Gesù ordina ai discepoli di mantenere il silenzio su questa rivelazione. Conoscere e confessare Gesù deve essere prima di tutto un evento personale. Non deve diventare rumore vuoto.

Per la comunità di Matteo, questo episodio ha due significati. Primo, presenta la guida e il primato di Pietro. Secondo, invita ogni credente a rispondere nel proprio cuore alla domanda: “Chi è Gesù?”

Nella prima lettura di oggi troviamo l’immagine della chiave. Il Signore Dio toglie l’autorità a Sebna e la pone sulla spalla di Eliakìm, figlio di Chelkia. Aprire e chiudere avvengono attraverso l’autorità affidata a lui.

Nella seconda lettura, Paolo domanda: «Chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?» Se il Signore non rivela se stesso, nessuno può conoscerlo. Il salmo responsoriale dice: «Non abbandonare l’opera delle tue mani». Noi siamo l’opera delle mani di Dio.

Le letture di oggi ci danno tre insegnamenti.

Primo, Dio ha costruito la sua Chiesa su esseri umani deboli. Dio sceglie di agire attraverso le persone umane. Con le parole di Paolo, possiamo dire che portiamo questo tesoro in vasi di creta. Ciò che è inferiore non deve vincere ciò che è superiore. La nostra debolezza non deve nascondere il tesoro che ci è stato affidato.

Secondo, dobbiamo chiederci: chi è Dio per me? Qual è la mia confessione personale su Gesù? Come comprendo Dio? Quale immagine di Dio porto dentro di me? A volte pensiamo a Dio come a un poliziotto che punisce le nostre azioni. A volte come a una pastiglia per il mal di testa. A volte come a una lavatrice che lava i nostri peccati. A volte come a Babbo Natale che dona regali. Ma la confessione di Pietro ci chiede di andare più in profondità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Terzo, il silenzio è necessario nella spiritualità. Non dobbiamo dimostrare il nostro Dio a tutti. Le nostre parole non possono rivelare Dio pienamente. Le nostre dottrine descrivono Dio, ma non lo contengono. Dio è più grande delle nostre dottrine. Non dobbiamo usare le nostre dottrine per dimostrare agli altri chi è il nostro Dio.

Confessione, autorità e silenzio stanno insieme. Confessiamo Gesù come Signore. Riceviamo una responsabilità nella sua Chiesa. Rimaniamo in silenzio davanti al mistero che è più grande delle nostre parole.

Il Signore ci aiuti a confessarlo con verità, a servire con l’autorità che ci è stata affidata, e a rimanere in silenzio davanti al suo mistero.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

Leave a comment