Lectio Quotidiana
Mer, 24 giugno 2026
Natività di San Giovanni Battista, Solennità
Is 49,1-6; At 13,22-26; Lc 1,57-66.80
Lo scopo della nascita
La Chiesa celebra il compleanno di tre persone: Gesù, Maria, la Madre di Gesù, e Giovanni Battista, il precursore di Gesù. Nel Vangelo di oggi leggiamo la nascita e l’imposizione del nome di Giovanni Battista.
Coloro che vivevano vicino alla casa di Zaccaria ed Elisabetta si ponevano una domanda: «Che sarà mai questo bambino?»
Il lettore trova la risposta nel cantico di Zaccaria: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati».
In questa festa, riflettiamo su quattro lezioni che Giovanni Battista ci insegna sullo scopo della vita.
Prima di tutto, Giovanni manifestò la sua missione attraverso le sue azioni. A volte, le opere di Gesù non rivelavano subito la sua identità alla gente. Le persone continuavano a chiedersi: «Chi è costui?» Ma tutti comprendevano chiaramente chi fosse Giovanni, perché le sue azioni esprimevano la sua missione. Egli dichiarò anche apertamente chi era.
In secondo luogo, Giovanni accettò il secondo posto. Nel mondo di oggi, a volte affermiamo di possedere anche ciò che non abbiamo, per apparire importanti. Ma quando la gente chiese a Giovanni: «Sei tu il Messia?», egli rispose: «No». Disse di non essere degno di sciogliere i sandali di Colui che sarebbe venuto dopo di lui. Si definì anche l’amico dello sposo.
Durante un matrimonio, la luce cade sullo sposo e non sul suo amico. Le persone non si riuniscono per ammirare gli amici dello sposo. Mettendosi al secondo posto, Giovanni ci domanda: Che cosa c’è di sbagliato nell’essere secondi? Anche Elisabetta deve aver saputo che suo figlio sarebbe rimasto al secondo posto fino alla fine. Giovanni ci insegna che anche il secondo posto può essere un posto bello.
In terzo luogo, le nostre azioni rivelano le nostre priorità. Se i nostri obiettivi rimangono soltanto idee, non li raggiungeremo mai. Se desidero diventare uno scrittore, devo scrivere almeno una pagina ogni giorno. Senza scrivere, non posso diventare uno scrittore. Il mio desiderio di diventare scrittore deve diventare visibile nell’atto di scrivere. Soltanto allora diventa una vera priorità.
Le azioni di Giovanni erano sempre orientate verso la sua missione. Visse nascosto nel deserto perché questo faceva parte della sua vocazione. Mangiava cavallette e miele selvatico e indossava un vestito di peli di cammello, perché questo era il suo stile di vita semplice. Battezzava la gente perché questo era il suo ministero. Fu decapitato perché questo diventò il destino della sua testimonianza profetica. Non si limitò a sognare di diventare il precursore del Messia. Visse e agì come precursore, come ricorda san Paolo nella seconda lettura.
Le nostre azioni rivelano le nostre priorità. Nella festa della nascita di Giovanni Battista, correggiamo le nostre priorità e cominciamo ad agire secondo i nostri obiettivi.
In quarto luogo, Giovanni ci insegna la gioia. Egli esultò quando era ancora nel grembo di sua madre. I suoi parenti gioirono per la sua nascita. Più tardi, si descrisse come l’amico dello sposo che gioisce ascoltando la voce dello sposo.
I vicini di Zaccaria ed Elisabetta domandavano: «Che sarà mai questo bambino?» Anche noi poniamo la stessa domanda su noi stessi in modi diversi: Sono veramente questa persona? È questo lo scopo della mia vita? Sto camminando sulla strada giusta? Qual è la mia vera identità?
San Giovanni Battista interceda per noi, perché possiamo trovare una risposta a queste domande.
Nella prima lettura ascoltiamo il lamento del profeta Isaia: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze». Isaia non riesce a vedere il frutto della sua missione profetica e sente che il suo lavoro è fallito. Ma Dio gli ricorda che le sue radici vanno oltre ciò che egli può vedere: «Il Signore dal seno materno mi ha plasmato suo servo».
Lo scopo della nostra vita comincia prima dei nostri risultati visibili. Anche quando non vediamo il frutto del nostro lavoro, la nostra missione rimane nelle mani di Dio.
Con il salmista, ringraziamo Dio per il mistero della nostra creazione: «Ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda».
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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