Lectio Quotidiana
Sab, 7 nov 2026
XXXI Settimana del Tempo Ordinario
Fil 4,10-19; Lc 16,9-15
Rinunciare alla ricchezza
Nel Vangelo di oggi, Gesù usa la parola «ricchezza» in tre modi diversi:
(a) «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta.»
(b) «Chi vi affiderà la vera ricchezza?»
(c) «Non potete servire Dio e la ricchezza.»
Usando l’espressione «ricchezza disonesta», Gesù chiarisce che la ricchezza è qualcosa da usare, non il fine della vita.
La «vera ricchezza» indica le realtà del Regno di Dio. È una ricchezza che nessuno può portarci via, che i ladri non possono rubare e che non può essere distrutta. Dio stesso è questa vera ricchezza. Essa consiste nel rimanere uniti a Dio e nel permettere che Dio diventi la pienezza della nostra vita.
In terzo luogo, Gesù pone la ricchezza in diretto contrasto con Dio. Tra «Dio» e «ricchezza», alla fine, una persona deve scegliere. L’uno si oppone all’altra.
Nel Vangelo di Luca, quando Gesù parla della sequela, spesso parla anche della rinuncia al denaro o ai beni. Per Luca, la ricchezza e il denaro possono diventare uno dei grandi ostacoli alla sequela.
Alla fine del Vangelo di oggi, Luca dice: «I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di Gesù».
I farisei pensavano che la loro ricchezza fosse un segno della loro giustizia. Per conservare questa immagine, erano pronti a cercare ricchezza in ogni modo possibile. Ma Gesù mostra che, interiormente, non sono giusti.
La ricchezza può accompagnarci nel cammino, ma non deve diventare né la strada né la meta del nostro viaggio.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa Yesni Prays

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