Lectio Quotidiana. Mer, 28 ottobre 2026. Il santo dei disperati

Lectio Quotidiana

Mer, 28 ottobre 2026

Santi Simone e Giuda, Apostoli – Festa

Ef 2,19-22; Lc 6,12-19

Il santo dei disperati

Oggi la Santa Madre Chiesa celebra la festa degli Apostoli santi Simone e Giuda. Luca li chiama «Simone, detto Zelota, e Giuda, figlio di Giacomo», oppure Taddeo. La devozione verso Simone non è molto diffusa. Ma, dopo la Beata Vergine Maria e sant’Antonio, san Giuda Taddeo può essere considerato tra i santi che attirano un numero molto grande di devoti in tutto il mondo. È conosciuto come il «patrono delle cause disperate» o il «patrono di coloro che non hanno più risorse». La tradizione afferma anche che fosse parente di Gesù e che le nozze di Cana, dove Gesù trasformò l’acqua in vino, fossero proprio le sue nozze. Nelle immagini devozionali viene spesso rappresentato con una mazza, un rotolo che richiama la sua lettera e un’immagine del volto di Gesù.

Gli Apostoli sono come linee di collegamento o ponti tra Gesù e noi. Paolo li chiama fondamenta (cf. prima lettura).

Che cosa ci dicono oggi questi due Apostoli?

(a) Fare esperienza della chiamata

Nel Vangelo leggiamo velocemente: «Gesù salì sul monte, pregò Dio e, quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli». Ma quando immaginiamo la scena, essa diventa profondamente commovente. C’è una grande folla. In mezzo ci sono alcuni discepoli. Tutti stanno lì. Gesù si mette davanti a loro e dice: «Tu, vieni! Simone… tu, vieni! Taddeo! Sì, proprio tu… vieni!». Quanta gioia avranno provato in mezzo agli altri discepoli e alla folla! Forse saranno corsi avanti chiedendo: «Io?». Alcuni avranno esitato. Ma tutti quelli che furono chiamati andarono da Lui. Essere chiamati per nome in mezzo a una folla è un’esperienza importante. Non ci piace essere considerati semplicemente una parte della massa, perché nella folla la nostra unicità rischia di scomparire. L’esperienza della vocazione è Dio che mi ricorda la mia unicità. Anche oggi questo è il significato della chiamata per nome nell’ordinazione sacerdotale, nell’ordinazione diaconale, nella prima e nella professione perpetua nella vita religiosa, e nel Battesimo. Questa esperienza della chiamata non è un fatto di un solo giorno. Deve diventare un’esperienza quotidiana.

(b) Stare con Lui

Essi devono stare con Gesù. Da quel momento non hanno più un posto separato tutto loro. Non possono stare soltanto con la famiglia, i parenti o gli amici. Per stare con Gesù devono essere pronti a lasciare altre cose. Altrimenti rischiano di voler stare con Gesù continuando però a tenere stretto tutto il resto. Per stare con Gesù devo lasciare andare le mie priorità.

(c) Compiere le sue opere

Luca racconta che Gesù sta con gli Apostoli in un luogo pianeggiante e svolge tre ministeri: parla al popolo o insegna, guarisce le malattie e scaccia gli spiriti maligni. Insegnare, guarire ed eliminare il male: queste sono le tre opere di un Apostolo. Chi è Apostolo non deve mai scendere a compromessi in questi tre ministeri.

Infine, il Vangelo si conclude dicendo: «Tutta la folla cercava di toccarlo».

Gli Apostoli sono strumenti attraverso i quali le persone possono toccare Gesù. Se tu ed io diventiamo apostoli, molte più persone potranno toccare Gesù, oggi e sempre.

Forse abbiamo visto un’immagine o una statua di san Giuda Taddeo. Viene spesso rappresentato con un mantello verde, un bastone in una mano e un rotolo nell’altra, con una fiamma sopra il capo.

La devozione a questo santo è molto popolare negli Stati Uniti, soprattutto tra le comunità di lingua spagnola. Molte persone viaggiano per ore per chiedere la sua intercessione. Numerosi devoti ispanici credono che egli li abbia aiutati ad arrivare sani e salvi negli Stati Uniti.

Esiste anche un racconto tradizionale legato all’immagine di san Giuda che tiene un panno o un rotolo. Secondo questa tradizione, il re Abgar di Edessa, nell’attuale Turchia, inviò una lettera a Gesù chiedendogli di venire a guarirlo dalla lebbra. Gesù non andò a Edessa, ma impresse l’immagine del suo volto su un panno e lo mandò attraverso Giuda Taddeo. Per mezzo di quell’immagine, il santo guarì il re.

Dopo Pentecoste, san Giuda svolse la missione nel Medio Oriente e infine morì lì come martire. Le sue reliquie furono poi portate a Roma e poste vicino alla tomba di san Pietro.

Secondo la tradizione devozionale, Gesù apparve a santa Brigida e a san Bernardo e rivelò che san Giuda Taddeo era colui che porta aiuto nelle situazioni impossibili. Da allora viene venerato come patrono degli abbandonati e di coloro che si trovano in situazioni disperate.

San Giuda ci insegna oggi tre lezioni per la vita.

(a) Riponi la tua fiducia in Gesù Cristo

Nel Nuovo Testamento troviamo una lettera attribuita a san Giuda. Anche se è un libro molto breve, contiene idee profonde. La Lettera di Giuda raccoglie in un solo capitolo l’intera storia biblica e ci invita a porre la nostra fiducia in Gesù. «Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede» (cf. v. 20). Dice anche: «Abbiate misericordia di quelli che sono nel dubbio» (cf. v. 22), invitandoci ad accogliere coloro che fanno fatica nella fede. Il suo messaggio è che, anche nei momenti di perdita inattesa, stanchezza e mancanza di speranza, Dio continua a mostrarci misericordia.

(b) Rimani vicino a Gesù

Come uno degli Apostoli, Giuda Taddeo rimase con Gesù e restò fedele a questa vicinanza fino alla fine. Anche noi dobbiamo rimanere con Dio non soltanto nella gioia, ma anche nella sofferenza.

(c) Sii pronto ad andare dove Dio ti manda

Giuda partì verso la terra alla quale Dio voleva mandarlo. Nel nostro essere e nel nostro cammino portiamo frutto soltanto quando rimaniamo uniti a Dio. Perciò è bene essere pronti ad andare ovunque Egli ci mandi.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Un’iniziativa Yesni Prays

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