Lectio Quotidiana
Ven, 29 Maggio 2026
VIII Settimana del Tempo Ordinario
1 Pt 4,7-13; Mc 11,11-26
Avere Fede in Dio
Nel Vangelo di oggi avvengono tre eventi. Prima, Gesù maledice un albero di fichi perché non porta frutto. Secondo, entra nel Tempio di Gerusalemme e lo purifica. Terzo, il fico maledetto viene trovato secco. Questo ultimo evento diventa l’occasione per Gesù di insegnare sulla fede e sulla preghiera.
A prima vista, il gesto di Gesù verso il fico può sorprenderci. L’evangelista Marco dice anche che non era il tempo dei fichi. Perché allora Gesù maledice l’albero? Questo episodio non deve essere letto solo a livello naturale. Ha un significato spirituale più profondo. Nella tradizione ebraica, il fico rappresentava spesso la Torah, la Legge e la vita religiosa d’Israele.
Gesù ha fame. Cerca frutto. Ma trova solo foglie. L’albero ha apparenza, ma non ha frutto. Sta in piedi, ma non nutre. Promette, ma non dona.
Tra i due episodi del fico, Marco mette la purificazione del Tempio. Questo è importante. Il fico ci aiuta a capire il Tempio, e il Tempio ci aiuta a capire il fico. Il Tempio doveva essere una casa di preghiera per tutti i popoli. Ma era diventato un luogo di commercio, rumore e interesse personale. Aveva perso il suo vero scopo. Come il fico, aveva foglie ma non frutto.
Quando Gesù purifica il Tempio, non sta solo correggendo un abuso. Sta mostrando il vero significato del culto. La preghiera non è commercio. Il culto non è una semplice apparenza esterna. La religione non è un sistema che protegge sé stesso. Il vero culto deve portare fede, misericordia, perdono e frutto.
Più tardi, Pietro vede il fico seccato e dice: “Rabbì, guarda! Il fico che hai maledetto è seccato.” Pietro chiama Gesù “Rabbì”. Anche se ha già riconosciuto Gesù come Messia, qui lo vede ancora come maestro. Allora Gesù pronuncia il centro del messaggio di oggi: “Abbiate fede in Dio.”
Queste parole sono semplici, ma profonde. Avere fede in Dio non significa soltanto credere che Dio esiste. Significa fidarsi di Lui. Significa mettere la nostra vita nelle sue mani. Significa lasciare che Dio diventi il centro della nostra preghiera, del nostro culto, delle nostre relazioni e delle nostre scelte.
Poi Gesù parla della preghiera. Dice che quando preghiamo dobbiamo credere di avere già ricevuto ciò che chiediamo. La preghiera non è una ripetizione vuota. Non è un rito senza cuore. La preghiera è la fede che parla a Dio. È l’anima che sta davanti a Dio con fiducia. Quando la casa della preghiera diventa una spelonca di ladri, Gesù la purifica. Allo stesso modo, quando la preghiera diventa vuota, Gesù la purifica e la riporta alla fede.
Ma Gesù aggiunge ancora una cosa importante: il perdono. “Quando vi mettete a pregare, perdonate.” Questo significa che la fede in Dio non può essere separata dal perdono verso gli altri. Un cuore pieno di rabbia non può pregare liberamente. Un cuore che rifiuta la misericordia non può ricevere profondamente la misericordia. La fede apre il cuore a Dio; il perdono apre il cuore agli altri.
La prima lettura, dalla Prima Lettera di Pietro, mostra che la fede deve diventare azione. Pietro invita i credenti ad avere mente lucida, ad amarsi gli uni gli altri, ad essere ospitali e a usare i propri doni al servizio degli altri. La fede non resta nascosta nel cuore. Diventa visibile nell’amore, nell’ospitalità, nel servizio e nel coraggio nella sofferenza.
Una persona che ha fede in Dio porta frutto anche nei momenti difficili. Una persona senza fede può trasformare anche la casa di Dio in un luogo di egoismo. Una persona con fede prega con fiducia, perdona con umiltà e serve con generosità.
Oggi ricordiamo anche Papa San Paolo VI. Egli guidò la Chiesa alla conclusione del Concilio Vaticano II e aiutò la Chiesa a guardare di nuovo verso Dio e verso il mondo con occhi di fede. Ci insegnò che la fede non ci fa fuggire dal mondo. La fede ci aiuta a vedere il mondo con la luce di Dio.
Oggi Gesù ci dice: “Abbiate fede in Dio.”
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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