Lectio Quotidiana
Mar, 28 Aprile 2026
Quarta Settimana di Pasqua
At 11,19-26. Gv 10,22-30
Incoraggiare
La Parola di Dio oggi ci offre un invito semplice ma forte: incoraggiare, rafforzare, portare vita agli altri. In un mondo che spesso critica, confronta e scoraggia, il cristiano è chiamato a essere una fonte di incoraggiamento.
Nella prima lettura (Atti 11,19–26), una figura emerge in modo silenzioso: Barnaba. Il suo nome significa “figlio dell’incoraggiamento”. Non è tra i personaggi più evidenti come Pietro o Paolo. Non ha visioni straordinarie o una conversione drammatica. Eppure, il suo ruolo è fondamentale. Ascolta la voce della Chiesa e va dove viene mandato. Vede la grazia di Dio all’opera ad Antiochia, si rallegra e incoraggia i credenti a rimanere fedeli.
Barnaba ci insegna qualcosa di essenziale: incoraggiare è una missione. Non è passivo. Non è secondario. Costruisce la Chiesa. Quando gli altri dubitavano di Saulo, Barnaba ha creduto in lui. Quando Saulo aveva bisogno di un posto, Barnaba gli ha fatto spazio. Quando la missione aveva bisogno di forza, Barnaba è andato a cercarlo e lo ha portato con sé. È uno che unisce, che collega, che vede possibilità dove altri vedono rischio.
Questo non è poco. Molte vite restano chiuse non perché manchi il talento o la grazia, ma perché manca qualcuno che creda in loro. Una parola di incoraggiamento può aprire un futuro. Un gesto di fiducia può iniziare una vocazione. Barnaba ci mostra che incoraggiare è partecipare all’opera di Dio.
C’è anche un movimento bello in questo testo. Barnaba non rimane chiuso in sé stesso. Esce. Va a cercare Saulo. Lo porta con sé. L’incoraggiamento va sempre verso l’altro. Non resta nella comodità. Oggi invece siamo spesso tentati di chiuderci: pensiamo solo ai nostri obiettivi, alle nostre difficoltà, al nostro cammino. Il risultato è l’isolamento. Ma quando usciamo e pensiamo agli altri, qualcosa cambia. La nostra vita diventa più ampia, più leggera, più bella.
È in questo contesto che ad Antiochia i discepoli sono chiamati per la prima volta “cristiani”. La loro identità nasce in una comunità che incoraggia, accoglie e costruisce insieme. Essere cristiani non significa solo credere in Cristo, ma vivere come Lui: sostenere gli altri, rafforzarli, camminare con loro.
Nel Vangelo (Giovanni 10,22–30), Gesù parla ancora del rapporto tra il pastore e le pecore: “Le mie pecore ascoltano la mia voce; io le conosco ed esse mi seguono”. L’incoraggiamento inizia dall’ascolto. Le pecore riconoscono la voce perché ascoltano. Anche la fede inizia così. Senza ascolto non c’è relazione. Senza relazione non c’è incoraggiamento.
Gesù offre anche una grande sicurezza: “Nessuno le strapperà dalla mia mano”. Sono parole piene di consolazione. La nostra vita è al sicuro nelle sue mani. Siamo conosciuti, custoditi, protetti. Nei momenti di paura o di dubbio, questa promessa diventa forza. Il primo che ci incoraggia è Cristo stesso.
Qui le due letture si incontrano. Barnaba può incoraggiare gli altri perché lui stesso vive di questa sicurezza. Ha ascoltato. Ha creduto. Sa che l’opera è di Dio. Per questo può gioire per gli altri, sostenerli e camminare con loro senza paura.
Oggi la Parola ci invita a una domanda semplice: chi ha bisogno del mio incoraggiamento? Forse qualcuno vicino a noi—un familiare, un amico, un collega—che non aspetta consigli, ma una parola buona, un segno di fiducia, una presenza che sostiene.
Incoraggiare non è fare cose straordinarie. È vedere, ascoltare, credere nell’altro e camminare con lui. È diventare, in modo semplice, come Barnaba.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa “Yesni Prays”

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