Lectio Quotidiana
Mar, 21 aprile 2026
Terza Settimana di Pasqua
At 7,51–8,1. Gv 6,30–35
Il cibo che Dio dona
C’è qualcosa di profondamente umano nella fame. Abbiamo fame non solo di cibo, ma anche di senso, di pace, di gioia, di pienezza. Nel Vangelo di oggi, la folla va da Gesù con una domanda: «Quale segno ci dai perché vediamo e crediamo?» Ricordano la manna nel deserto. Ricordano come i loro padri sono stati nutriti. E, in modo sottile, chiedono a Gesù di fare lo stesso: dare ancora pane.
Gesù orienta con delicatezza la loro ricerca. Dice: «Non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane dal cielo». L’attenzione cambia: da ciò che è dato a chi dona. Dal passato al presente. Dal segno alla sua origine. Il popolo ricorda il cibo; Gesù rivela il Donatore.
Questo accade spesso anche nella nostra vita. Ricordiamo le benedizioni, ma dimentichiamo Colui che benedice. Cerchiamo ciò che Dio può dare, ma non sempre Dio stesso. Guardiamo al cielo in cerca di segni, mentre il cielo è già davanti a noi.
Gesù va oltre e dice: «Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Qui «mondo» non è solo un luogo, ma lo spazio in cui la grazia di Dio è accolta. E «vita» non è solo esistenza. È pace, gioia e pienezza. È una vita radicata e nutrita in profondità.
Poi arriva la rivelazione più forte: «Io sono il pane della vita». La gente guardava al cielo in cerca di un segno. Gesù li invita a guardare a lui. Il vero cibo non è qualcosa; è qualcuno. Dio non dà solo pane; Dio dona se stesso.
Eppure, fanno fatica a capire. Vedono Gesù come il figlio del carpentiere. Non riescono ad andare oltre ciò che è familiare. Non riconoscono il divino nascosto nell’ordinario. Questa è la tragedia silenziosa della fede: possiamo essere così vicini alla grazia e non vederla.
Ma è così che Dio sceglie di venire. Si abbassa, si umilia, e abita in mezzo a noi. Nell’Eucaristia, questo mistero continua. Il pane che riceviamo non è solo un simbolo; è la presenza viva di Cristo. Dio diventa nostro cibo perché noi possiamo vivere in lui.
La prima lettura presenta un forte contrasto. Mentre la folla dubita e si ferma, Stefano rimane saldo e rende testimonianza. Anche di fronte al rifiuto e alla morte, proclama la verità. Ha ricevuto il vero cibo. È nutrito non solo dal pane, ma dalla presenza viva di Dio. E questo gli dona coraggio, chiarezza e pace.
Questo ci porta a una domanda semplice ma profonda: che cosa cerchiamo davvero? Cerchiamo segni, o siamo pronti a riconoscere Colui che è davanti a noi? Ci accontentiamo di ciò che Dio dà, o desideriamo Dio stesso?
Per ricevere il cibo che Dio dona, abbiamo bisogno di cambiare sguardo. Non guardare solo in alto, aspettando qualcosa di straordinario, ma guardare dentro e attorno a noi, per riconoscere Cristo che viene in modo semplice, umile e fedele.
Oggi Gesù ci invita: «Venite a me». Chi viene a lui non avrà più fame; chi crede non avrà più sete. Non è la promessa di una vita senza difficoltà, ma di una vita nutrita dall’interno.
Chiediamo la grazia di riconoscere questo cibo. Di accoglierlo con fede. E di esserne nutriti, perché anche la nostra vita, come quella di Stefano, diventi una testimonianza viva.
Alla fine, il cibo che Dio dona non è qualcosa che consumiamo. È una vita che riceviamo.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa “Yesni Prays”

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