Lectio Quotidiana
Lun, 20 aprile 2026
Terza settimana di Pasqua
At 6,8-15. Gv 6,22-29
Ricerca fuorviata
C’è qualcosa di profondamente umano nel cercare. Cerchiamo senso, sicurezza, pace, Dio. La vita stessa diventa un cammino di ricerca. Ma oggi la Parola di Dio ci invita con delicatezza a fermarci e a porci una domanda più profonda: stiamo cercando nel modo giusto oppure nel modo sbagliato?
Nel Vangelo, la folla cerca Gesù. A prima vista, sembra un gesto bello, quasi un atto di fede. Si impegnano, attraversano il lago e alla fine lo trovano. La loro domanda è semplice: “Rabbì, quando sei venuto qui?” Sembra una domanda sincera. Eppure Gesù non risponde. Invece, orienta la loro attenzione verso qualcosa di più profondo. Rivela che la loro ricerca, pur essendo reale, è fuorviata. Lo cercano non perché hanno compreso il segno, ma perché hanno mangiato il pane e si sono saziati. Non cercano veramente lui; cercano ciò che lui può dare.
Questo accade spesso anche nella nostra vita. Cerchiamo Dio, ma a volte solo per i nostri bisogni—quando siamo in difficoltà, quando ci manca qualcosa, quando siamo turbati. Cerchiamo soluzioni, non relazione; doni, non il Donatore. La nostra ricerca è reale, ma rimane incompleta.
Se osserviamo più attentamente il Vangelo, notiamo qualcosa che la folla non ha visto. Osservano con attenzione le barche, i movimenti, i luoghi dove Gesù potrebbe essere. Ma non si accorgono di un dettaglio importante: Gesù era salito sul monte, da solo. Questo diventa l’elemento mancante nella loro ricerca. Guardano attorno, ma non guardano in alto. Cercano orizzontalmente, ma non verticalmente.
Quante volte facciamo lo stesso. Ci aspettiamo che Dio sia presente in modi che ci sono comodi, in luoghi che ci sono familiari, secondo idee che abbiamo già formato. Mettiamo dei limiti: Dio deve essere qui, Dio deve agire così, Dio deve rispondere in questo modo. E quando non lo troviamo dentro le nostre aspettative, continuiamo a cercare nella stessa direzione, senza cambiare lo sguardo. Una ricerca fuorviata nasce spesso dal tentativo di far rientrare Dio nei nostri confini, invece di lasciarci condurre oltre essi.
Poi arriva la seconda domanda nel Vangelo: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” È una buona domanda, una domanda sincera. La gente è pronta ad agire, a fare qualcosa di significativo. Ma Gesù dà una risposta sorprendente: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.” Loro pensano a molte azioni; Gesù li conduce a una realtà essenziale—la fede. Sono concentrati sul fare; Gesù li chiama a fidarsi.
Questo rivela un’altra dimensione della nostra ricerca fuorviata. Spesso pensiamo di trovare Dio attraverso i nostri sforzi, facendo di più, ottenendo di più, dimostrando di più. Ma la fede non è anzitutto sforzo; è apertura. Non si tratta di raggiungere Dio con le nostre forze, ma di accoglierlo con fiducia.
La prima lettura ci offre un contrasto nella figura di Stefano. Sta davanti all’opposizione e all’accusa, eppure è calmo e saldo. Non è agitato, non è confuso, non è ansioso. Perché? Perché la sua ricerca ha già trovato il suo centro. È radicato in Dio. Coloro che gli si oppongono non riescono a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui parla. Il suo volto riflette una profonda pace interiore.
Stefano non cerca Dio con ansia; vive in comunione con Dio. Quando la nostra ricerca è fuorviata, diventiamo inquieti e facilmente turbati. Ma quando la nostra ricerca è orientata nel modo giusto, conduce a stabilità, coraggio e pace.
Oggi la Parola di Dio ci invita a esaminare il nostro cuore. Che cosa stiamo veramente cercando? Cerchiamo Dio solo quando abbiamo bisogno di qualcosa? Lo limitiamo alle nostre aspettative? Riduciamo la fede a un’attività senza relazione? Oppure siamo pronti a lasciare che Dio purifichi e orienti la nostra ricerca?
C’è una verità semplice e bella. Quando smettiamo di controllare la ricerca, quando permettiamo a Dio di condurci oltre i nostri limiti, quando iniziamo a fidarci più profondamente—Dio si lascia trovare. Non perché sia debole, ma perché è amore.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Un’iniziativa “Yesni Prays”

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