Lectio Quotidiana. Gio, 16 aprile 2026. Testimonianza e fede

Lectio Quotidiana
Gio, 16 aprile 2026
Seconda settimana di Pasqua
At 5,27–33. Gv 3,31–36

Testimonianza e fede

La Parola di Dio di oggi ci mette davanti due realtà strettamente legate: la testimonianza e la fede. Gli apostoli stanno davanti al sinedrio: vengono interrogati, minacciati e giudicati. Allo stesso tempo, nel Vangelo, Giovanni Battista parla di Gesù come colui che viene “dall’alto” e che rende testimonianza alle realtà celesti. Eppure, in entrambe le letture, vediamo la stessa tensione: la testimonianza è data, ma la fede non sempre è accolta.

Pietro e gli apostoli parlano con chiarezza e senza paura. Dicono: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini.” Non è ribellione. Non è arroganza. È una convinzione profonda che nasce dall’esperienza. Non parlano di teorie, ma di ciò che hanno visto: la vita, la morte e la risurrezione di Gesù. La loro testimonianza nasce da un incontro.

E tuttavia, la loro testimonianza viene rifiutata.

Non è una cosa nuova. Anche Gesù, che viene dall’alto, le cui parole sono verità, non è creduto da molti. Giovanni dice: “Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accoglie la sua testimonianza.” È una delle tragedie silenziose del Vangelo: la verità può essere detta chiaramente, e tuttavia essere rifiutata.

Così iniziamo a capire qualcosa di importante: testimonianza e fede non vanno automaticamente insieme. La testimonianza può essere offerta; la fede deve essere accolta.

Lo scopo della testimonianza è suscitare la fede. Ma la fede non può essere imposta. È una risposta del cuore.

Oggi viviamo in un mondo in cui la fede spesso si indebolisce. Molti guardano alla religione con sospetto. Vedono divisioni, conflitti, persino violenza fatta in nome di Dio. E così pensano: “Forse il mondo starebbe meglio senza religione.”

Allo stesso tempo, c’è un altro problema. A volte la fede viene presentata come qualcosa di imposto: idee forzate, linguaggio rigido, pressione invece che invito. Quando la fede è imposta, non attrae più; respinge.

Ci troviamo così in una situazione difficile: un mondo che dubita e una Chiesa che a volte fatica a testimoniare in modo credibile.

In questo contesto, le letture di oggi ci pongono una domanda molto sincera: se le persone non hanno accolto la testimonianza di Gesù stesso, accoglieranno la nostra? Questa domanda può scoraggiarci. Può anche portarci al silenzio. Possiamo pensare: “A che serve? Chi ascolterà?” Ma gli apostoli ci mostrano un’altra strada.

Non misurano la loro missione dal successo, ma dalla fedeltà. Non si chiedono: “Crederanno?” Si chiedono: “Siamo stati fedeli a ciò che abbiamo visto?” Questo è il cuore della testimonianza cristiana. Testimoniare non significa convincere tutti. Testimoniare significa rimanere veri.

Le parole di Pietro, “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini,” devono però essere comprese con attenzione. La storia ci mostra che queste parole possono essere usate male. Guerre sono state combattute, violenze giustificate e ideologie imposte nel nome dell’“obbedienza a Dio”.

Allora, che cosa significa davvero obbedire a Dio? Non significa imporre la nostra volontà. Significa orientare la nostra vita alla verità, all’amore e all’umiltà.

L’invito di oggi è semplice, ma profondo: chiedere la grazia di rimanere saldi nella fede. La fede non è qualcosa che produciamo; è un dono che riceviamo e coltiviamo. Ci saranno momenti di dubbio, momenti di silenzio, momenti in cui Dio sembra lontano. Ma anche allora siamo chiamati a rimanere. Perché la fede cresce non solo nella chiarezza, ma anche nella perseveranza.

Preghiamo oggi per due doni: il coraggio di testimoniare, non con orgoglio ma con umiltà; e la grazia di credere, non solo quando è facile, ma soprattutto quando è difficile.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Un’iniziativa “Yesni Prays”

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