Lectio Quotidiana. Ven, 16 ottobre 2026. Non abbiate paura

Lectio Quotidiana

Ven, 16 ottobre 2026

XXVIII Settimana del Tempo Ordinario

Ef 1,11-14. Lc 12,1-7

Non abbiate paura

Il Vangelo di oggi inizia dicendo che «si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda». Questo ci mostra quanto Gesù fosse diventato conosciuto e quanto forte fosse la sua capacità di attirare le persone a sé.

Al tempo di Gesù, i suoi insegnamenti, le sue opere potenti e i suoi viaggi provocarono molti movimenti e molte reazioni nella società. Alcuni gli si opposero apertamente o complottarono contro di Lui. Altri continuarono il loro cammino mormorando. La loro opposizione non fermò Gesù, ma influenzò i suoi discepoli. Alcuni ebbero paura degli avversari e si allontanarono da Gesù. Altri lo accolsero apertamente e arrivarono fino al martirio. Molti, però, non lo seguirono pubblicamente e non lo confessarono apertamente come Figlio di Dio, ma conservarono la fede nascosta dentro di sé. È in questo contesto che possiamo comprendere il Vangelo di oggi.

Gesù dice: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia». In un altro passo Gesù usa il lievito in senso positivo, quando paragona il Regno di Dio al lievito (cf. Lc 13,20-21). Qui, invece, l’immagine è negativa. Anche Paolo usa questa immagine in senso negativo: «Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio… Celebriamo la festa non con il lievito vecchio, lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (cf. 1 Cor 5,6-8).

Gesù parla in modo particolare del lievito dell’ipocrisia. Il lievito trasforma anche una buona pasta. Una volta che la pasta è fermentata, non può tornare allo stato di prima. Inoltre, l’azione del lievito non si vede con gli occhi. Gesù, quindi, avverte i suoi discepoli: l’ipocrisia dei farisei non deve contagiarli. Devono vigilare su ciò che si diffonde in modo silenzioso e invisibile.

Poi Gesù li incoraggia con le parole: «Abbiate timore!» e «Non abbiate paura!». La parola «timore» compare cinque volte in questo brano: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo non possono fare più nulla»; «Vi mostrerò invece di chi dovete aver timore»; «Temete colui che ha il potere di gettare nella Geenna»; «Sì, ve lo dico, temete costui»; e infine: «Non abbiate paura: valete più di molti passeri».

La paura è un sentimento neutro. Una paura positiva può renderci prudenti e responsabili. Per esempio, il timore delle automobili che arrivano ci rende più attenti sulla strada. La paura di un esame può spingerci a studiare bene. La paura della povertà può motivarci a lavorare con impegno.

La paura negativa, invece, può paralizzarci. Un bambino che ha paura di parlare in pubblico può continuare ad avere questa paura per molto tempo. Anche la paura degli sconosciuti può creare pregiudizi verso di loro.

Gesù parla di entrambe le forme di paura. Ci insegna anche chi dobbiamo temere e chi non dobbiamo temere.

(a) Il potere umano è limitato. Gli esseri umani possono uccidere soltanto il corpo. Perciò non dobbiamo vivere nella paura di loro.

(b) Dio ha l’autorità di giudicarci. Per questo dobbiamo temere Lui.

(c) Dio si prende cura di noi. In che modo? Gesù domanda: «Cinque passeri non si vendono forse per due monetine?». Al suo tempo si diceva anche: «Due passeri per una moneta» (cf. Mt 10,29-31). Due monete dovrebbero quindi comprare quattro passeri. Da dove viene il quinto? Il quinto passero è come un passero dato in più, senza prezzo. Eppure neppure quel passero viene dimenticato da Dio.

Se Dio si prende cura anche di un passero così piccolo, quanto più si prenderà cura di noi! Dobbiamo soltanto ricordare che valiamo più di molti passeri.

Tre lezioni per oggi:

Primo, dobbiamo stare attenti perché il lievito dell’ipocrisia non entri nella nostra vita di fede.

Secondo, dobbiamo temere Dio. Non con la paura degli schiavi, ma con il timore rispettoso dei figli. «Il timore del Signore è principio della sapienza» (Pr 9,10). Giuseppe nell’Antico Testamento visse sempre con questo timore di Dio.

Terzo, dobbiamo ricordare la cura provvidente di Dio per noi. Perfino i capelli del nostro capo sono contati. Egli ci è vicino e veglia su di noi. Si prende cura di noi più di quanto si prenda cura dei passeri.

Perciò non lasciamo che il nostro cuore diventi piccolo e impaurito come quello di un passero spaventato.

Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai

Iniziativa Yesni Prays

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