Lectio Quotidiana
Sab, 3 ottobre 2026
XXVI Settimana del Tempo Ordinario
Gb 42,1-3.5-6.12-17; Lc 10,17-24
Rallegratevi
Dio restituisce a Giobbe tutto ciò che aveva perduto. I discepoli ritornano da Gesù dopo aver compiuto la loro missione.
Sia la prima lettura sia il Vangelo di oggi terminano con una nota positiva. Il lungo dialogo di Giobbe con Dio arriva alla conclusione. Alla fine, Giobbe riceve il doppio di ciò che aveva perduto. Nel Vangelo, i discepoli che Gesù aveva mandato in missione ritornano pieni di gioia. Vedendo la loro gioia, anche Gesù loda il Padre celeste.
Ma non tutti ricevono di nuovo ciò che hanno perduto, come accadde a Giobbe. Alcune persone sperimentano nella vita soltanto sofferenze, a volte anche per colpe che non hanno commesso, e se ne vanno in silenzio con un sorriso.
La vita non sempre finisce con un lieto fine come un film o un romanzo. Sorridere anche quando non vediamo un lieto fine richiede molto coraggio e uno sguardo positivo.
Giuseppe nel Libro della Genesi e Giobbe nella tradizione sapienziale ricevono nuovamente ciò che avevano perduto. Passano dall’umiliazione alla grandezza. Le loro storie ci danno speranza, ma non ci offrono una garanzia.
Le parole finali di Giobbe sono importanti: «Ho parlato di cose che non comprendevo».
Spesso cerchiamo di comprendere le realtà della vita che sono difficili da capire. Ma le risposte che troviamo, a volte, fanno nascere altre domande. Altre volte, le risposte ci sfuggono dalle mani come l’acqua che passa tra le dita.
Se riusciamo ad avere l’atteggiamento di Giobbe, possiamo affrontare molti problemi della vita. Possiamo dire: «Non comprendo tutto. Ma posso ancora fidarmi».
Nel Vangelo, i discepoli ritornano dopo aver compiuto la loro missione. Quando Gesù li aveva mandati, aveva detto loro: «Non portate nulla per il viaggio. Non salutate nessuno lungo la strada».
Quando leggo queste parole, a volte immagino i discepoli mentre preparano tutto per il viaggio. Hanno già fatto i bagagli. Poi arriva Gesù e domanda: «Che cos’è questo? Perché ti serve quello? Perché porti questa cosa? Lasciala qui e va’!»
Forse i discepoli non hanno fatto domande a Gesù ad alta voce, ma dentro di sé avranno protestato. Forse avranno pensato: «Come posso farcela senza questo? Come posso vivere senza quello?»
Ma quando ritornano dalla missione, non dicono che sia mancato loro qualcosa. Al contrario, le cose che prima consideravano necessarie cominciano ad apparire come pesi inutili.
Senza quasi rendersene conto, scoprono una nuova libertà.
Non avevano compreso pienamente le istruzioni di Gesù, ma si erano fidati della sua parola. Il risultato è la gioia e la libertà interiore.
I bambini sanno accettare di non capire qualcosa. Noi adulti, invece, facciamo spesso fatica. Cerchiamo di comprendere tutto. A volte facciamo persino finta di aver capito.
Le letture di oggi ci insegnano una cosa semplice: la gioia è possibile anche quando non comprendiamo tutto.
Giobbe non comprende tutto, ma arriva all’abbandono fiducioso.
I discepoli non comprendono tutto, ma obbediscono e ritornano pieni di gioia.
La fede non ci dà sempre tutte le risposte. A volte ci dà una fiducia sufficiente per continuare anche senza una risposta.
Ed è dentro questa fiducia che la gioia diventa possibile.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Iniziativa Yesni Prays

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