Lectio Quotidiana. Ven, 6 marzo ‘26. Odio

Lectio Quotidiana

Ven, 6 marzo ‘26

Seconda settimana di Quaresima – Venerdì

Genesi 37,3-4.12-13.17-28; Matteo 21,33-43.45-46

Odio

Il Vangelo di ieri (il ricco e Lazzaro) parlava di un atteggiamento umano: l’indifferenza, cioè il non accorgersi della sofferenza dell’altro. Le letture di oggi fanno un passo oltre e parlano dell’odio. Se l’indifferenza chiude gli occhi, l’odio indurisce il cuore.

La parola “odio” è oggi molto comune nel nostro mondo. La sentiamo spesso nei discorsi sociali e politici. Non si tratta più solo di una persona che non sopporta un’altra. Interi gruppi arrivano a odiare altri gruppi. I social media diventano facilmente luoghi dove il rancore e l’ostilità si diffondono e si amplificano.

La prima lettura e il Vangelo presentano due situazioni simili. Nella prima lettura, dei fratelli mostrano odio verso il proprio fratello. Nel Vangelo, persone dello stesso popolo si rivoltano contro uno che appartiene a loro. L’odio spesso non nasce tra estranei, ma tra persone che dovrebbero essere vicine.

Giuseppe viene mandato da suo padre Giacobbe a portare del cibo ai suoi fratelli che pascolano il gregge vicino a Dotan. Quando lo vedono arrivare, dicono tra loro: «Ecco il sognatore! Uccidiamolo e gettiamolo in una delle cisterne. Vedremo che cosa diventeranno i suoi sogni». Ciò che comincia come gelosia cresce fino a diventare un complotto contro la vita.

Perché i fratelli di Giuseppe arrivano al punto di volerlo uccidere? Ci sono varie ragioni. Il padre mostra per lui un affetto speciale. Giuseppe riferisce al padre gli sbagli dei fratelli. Inoltre, racconta i suoi sogni, nei quali sembra dominare su di loro. Tutto questo suscita gelosia, risentimento e rabbia.

La gelosia e la rabbia lentamente diventano odio. E la natura dell’odio è questa: desidera che l’altro scompaia. L’odio non si limita a non essere d’accordo; vuole eliminare l’altro.

Durante il suo ministero pubblico, anche Gesù incontra molte opposizioni. I capi dei sacerdoti, gli scribi e i farisei gli resistono. Con il tempo questa opposizione diventa odio. L’odio è pericoloso perché può portare le persone a fare cose impensabili. Alla fine, cominciano a progettare la sua morte.

Gesù parla di questa ostilità attraverso la parabola dei vignaioli malvagi. Con un racconto rivela la verità più profonda del rifiuto che sta vivendo.

Al tempo di Gesù era normale che i proprietari affittassero vigne e campi a dei contadini. Spesso gli accordi erano solo verbali. I contratti scritti erano rari, perché molti non sapevano leggere o scrivere e la fiducia reciproca era considerata sufficiente.

Il proprietario della parabola affida la sua vigna a dei vignaioli. Normalmente i contadini dovevano occuparsi delle necessità della vigna. Ma qui il proprietario fa molto di più: costruisce una siepe, scava il torchio e costruisce una torre. Prepara tutto con grande generosità.

Quando arriva il tempo dei frutti, i vignaioli rifiutano di dare al proprietario ciò che gli spetta. I servi inviati vengono picchiati e respinti. Alla fine, il proprietario manda suo figlio. Invece di rispettarlo, lo uccidono.

La bontà e la generosità del proprietario non suscitano gratitudine nei vignaioli. Al contrario, dentro di loro crescono gelosia, rabbia e avidità. Per questi atteggiamenti rifiutano di rendere giustizia al vero proprietario della vigna.

I capi dei sacerdoti e i farisei capiscono che Gesù parla di loro. Invece di riflettere sul messaggio, reagiscono con ancora più ostilità e cercano il modo di arrestarlo.

Gesù riceve molto poco in cambio della sua bontà. Invece della gratitudine riceve odio. Questo odio porterà infine alla sua morte sulla croce.

Qual è il messaggio che queste letture ci offrono oggi?

Dobbiamo chiederci con sincerità: c’è odio nel nostro cuore? Si manifesta nelle nostre parole o nelle nostre azioni?

Spesso proviamo gelosia per il successo o la prosperità degli altri, ma raramente ammiriamo il loro impegno e il loro lavoro. Invece di apprezzare il loro sforzo, lasciamo crescere il risentimento.

L’odio spesso si nasconde in forme sottili. Può apparire come irritazione, rifiuto o incapacità di accettare l’altro. Differenze di genere, razza, religione, casta, lingua, cultura o condizione economica possono diventare facilmente motivi di divisione.

L’odio è più pericoloso dell’indifferenza. La persona indifferente ignora l’altro. Ma chi odia desidera che l’altro venga distrutto.

Come possiamo allora affrontare l’odio?

Giuseppe e Gesù non si sono considerati semplicemente vittime dell’odio. Hanno continuato la loro missione con coraggio e fede. Non hanno permesso che il rifiuto, l’ostilità o l’incomprensione degli altri distruggessero la loro vita.

Un proverbio africano dice: «Se tutti coloro che mostrano bontà ricevessero bontà in cambio, l’acqua scorrerebbe in salita».

Ma l’acqua non scorre mai in salita.

La bontà non è sempre ricambiata con bontà. L’amore non è sempre ricambiato con amore. Eppure, il Vangelo ci invita a continuare a scegliere la generosità invece dell’odio.

La croce di Cristo ci mostra che l’odio può ferire l’amore, ma non può vincerlo definitivamente. Alla fine, Dio trasforma il rifiuto in redenzione e la sofferenza in vita.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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