Lectio Quotidiana. Gio, 5 febbraio ‘26. Due a due

Lectio Quotidiana

Gio, 5 febbraio ‘26

IV Settimana del Tempo Ordinario – Giovedì

1 Re 2,1-4.10-12. Mc 6,7-13

Due a due

La Parola di Dio di oggi ci presenta un’immagine semplice ma impegnativa: Gesù manda i suoi discepoli due a due (Mc 6,7). Non è un dettaglio pratico. È una vera teologia della missione.

Gesù non considera i discepoli solo come seguaci che lo ammirano da lontano. Li prende come collaboratori della sua missione. Condivide con loro la sua autorità, il suo messaggio e anche la sua fragilità. Questo è molto significativo. Gesù sa che il suo tempo è breve, ma non trattiene la missione per sé. La affida ad altri. Per Gesù, la missione è sempre condivisa.

Questa è una grande lezione per la Chiesa di oggi. Parliamo spesso di sinodalità, cioè di camminare insieme. Gesù lo ha già vissuto. Non manda i discepoli da soli, ma insieme. Il Vangelo ci ricorda che la Chiesa non è costruita da eroi solitari, ma da compagni di cammino.

Spesso, però, ci identifichiamo troppo con il nostro lavoro: insegnamento, amministrazione, ministero, guida. Il lavoro diventa la nostra identità. Allora facciamo fatica a condividere le responsabilità. A volte pensiamo che gli altri non siano capaci. Altre volte temiamo che facciano meglio di noi. In entrambi i casi c’è insicurezza.

Solo chi sa dire: “Io non sono tutto” può davvero condividere la missione.

Gesù non ha paura del confronto. I discepoli predicano come lui, guariscano come lui. Eppure Gesù non è geloso, non ha paura di essere sostituito. La vera leadership rende gli altri capaci.

Dal mandato di Gesù impariamo tre lezioni.

Primo: imparare a vivere insieme.

Il libro del Qoèlet dice: “Due valgono più di uno… Se uno cade, l’altro lo rialza” (Qo 4,9-10). Il mondo di oggi ci educa a lavorare da soli, a essere efficienti e autosufficienti. La solitudine può avere valore, ma l’isolamento toglie lentamente gioia e forza. La missione non vive solo di efficienza, ma di relazione. La presenza dell’altro ci corregge, ci sostiene e ci rinnova. Camminare insieme non è debolezza, è sapienza.

Secondo: minimalismo nelle parole.

Gesù non dà lunghi discorsi ai discepoli. Il loro messaggio è semplice: “Convertitevi.” Poche parole, ma forti. Il nostro mondo è pieno di parole, immagini e messaggi. Spesso però il senso si perde. Il Vangelo ci invita a dire meno e vivere di più. Quando le parole diminuiscono, la vita parla.

Terzo: uno stile di vita essenziale.

Gesù proibisce borsa, cibo, denaro e vestiti di ricambio. Non è povertà romantica, ma fiducia radicale. I discepoli devono dipendere da Dio e dall’ospitalità degli altri. L’autosufficienza è una tentazione sottile. Quando abbiamo tutto, ci allontaniamo da Dio e dagli altri. La semplicità ci mantiene connessi: a Dio che provvede e alle persone che accolgono.

La prima lettura approfondisce questo messaggio. Il re Davide, alla fine della sua vita, dice: “Io vado per la via di tutta la terra.” Sul letto di morte avrà ricordato tutta la sua vita: il pascolo delle pecore, l’unzione di Samuele, Golia, la gelosia di Saul, Betsabea e Uria, la ribellione di Assalonne, amicizie e fallimenti. Ora Salomone prende il suo posto.

Ricordare che tutti passiamo rende umili. Ci libera dall’attaccamento al potere, al ruolo, al controllo. Chi vive con questa consapevolezza vive con più semplicità, ama con più delicatezza e condivide con più generosità.

La Parola di oggi ci invita a chiederci: cammino da solo o sono disposto a camminare con altri? parlo troppo o testimonio con la mia vita? vivo nell’eccesso o nella fiducia?

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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