Lectio Quotidiana. Ven, 30 gennaio ’26. Da sé

Lectio Quotidiana

Ven, 30 gennaio ’26

III Settimana del Tempo Ordinario, Venerdì

2 Sam 7,18–19.24–29. Mc 4,21–25

Da sé

Nel Vangelo di oggi Gesù ci presenta due parabole semplici ma molto profonde sul Regno di Dio. Parla di un seme che cresce da sé e di un granello di senape che, pur essendo piccolo e insignificante, diventa un grande albero. Insieme, queste immagini ci parlano dell’azione di Dio, dei nostri limiti e del potenziale nascosto in ciascuno di noi.

La prima parabola del seme che cresce da solo ci insegna una verità difficile ma liberante: non tutto nella vita è sotto il nostro controllo. Il contadino semina, poi dorme e si sveglia, e il seme cresce senza che lui sappia come. La crescita avviene in silenzio, poco a poco, in modo irreversibile. Una volta seminato, il processo non può essere fermato.

Viviamo in un mondo che ci spinge a controllare tutto: il tempo, i risultati, l’efficienza, perfino le persone. Gesù invece ci invita a fidarci. La vita stessa ce lo insegna: non abbiamo deciso la nostra nascita, non possiamo programmare la nostra morte, e molti dei momenti più belli arrivano senza preavviso. Il cuore batte, il corpo funziona, il creato va avanti da sé. La fede comincia quando smettiamo di voler controllare tutto e impariamo ad affidarci ai tempi e ai modi di Dio.

La seconda parabola parla del granello di senape: è piccolo, quasi invisibile, facilmente ignorato. Eppure dentro di sé porta una grande forza. Con il tempo diventa un albero che offre riparo e vita. Ogni seme contiene in sé tutto ciò che può diventare.

Questo ci porta a una domanda importante: come raggiungiamo la nostra pienezza? Non con la forza o l’orgoglio, ma lasciando che Dio operi dentro di noi. La crescita richiede pazienza, umiltà e fiducia. Spesso ci limitiamo da soli per paura, confronto o fallimenti passati. Ma Dio vede in noi più di quanto noi vediamo in noi stessi.

La prima lettura ci offre un esempio forte nella vita di Davide. Davide commette peccati gravi: prende la moglie di un altro uomo e ne provoca la morte. La sua caduta è seria e dolorosa. Tuttavia, Davide non rimane prigioniero del suo peccato. Quando viene confrontato dal profeta Natan, si arrende completamente a Dio, riconosce la sua colpa e si apre di nuovo alla grazia.

La vita di Davide ci insegna che anche dopo il fallimento è possibile crescere. Il peccato non ha l’ultima parola; ce l’ha l’abbandono fiducioso. Quando Davide lascia l’orgoglio e il controllo, Dio continua ad agire in lui. Il seme della grazia ricomincia a crescere da sé, portando guarigione e rinnovamento.

La Parola di oggi ci invita a due atteggiamenti di fede: accettare ciò che non possiamo controllare e fidarci del potenziale che Dio ha posto dentro di noi.

Se seminiamo fede, pentimento e fiducia, e lasciamo agire Dio nel suo tempo, il Regno crescerà — in silenzio, con costanza e con forza — da sé.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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