Lectio Quotidiana
Mer, 28 gennaio 2026
III Settimana del Tempo Ordinario – Mercoledì
San Tommaso d’Aquino, Memoria
2 Sam 7,4-17· Mc 4,1-20
La vita come seme
La vita non tratta tutti allo stesso modo. Alcuni nascono nel benessere, altri nella difficoltà. Alcuni hanno molte opportunità, altri poche. Tuttavia, ci sono realtà che ci uniscono tutti: il tempo passa per tutti, la morte ci attende, e tutti cerchiamo un senso alla vita. Nel Vangelo di oggi, Gesù ci offre un’immagine forte per capire questo cammino umano: la vita come un seme.
Nella parabola del seminatore, Gesù parla di un solo seme ma di quattro tipi di terreno. Il seme ha lo stesso valore; ciò che cambia è il terreno che lo accoglie. Il seme è la Parola di Dio, ma è anche la nostra vita: fragile, piena di promessa, affidata alle scelte quotidiane.
Il primo terreno è la strada. È diventata dura perché molti ci sono passati sopra. Il seme non entra e viene subito portato via. Questo parla di vite chiuse, indurite dalla routine, dalla paura o dalla pressione continua. A volte la nostra vita è dominata dalle aspettative e dalle richieste degli altri. Così perdiamo noi stessi e il seme non mette radici.
Il secondo terreno è quello roccioso. Il seme cresce subito, ma davanti alle difficoltà si secca. È la vita che inizia con entusiasmo ma senza perseveranza. Quando arrivano i problemi, il coraggio viene meno. Dimentichiamo che la crescita richiede pazienza e fatica.
Il terzo terreno è pieno di spine. Offrono ombra e una certa sicurezza, ma alla fine soffocano la pianta. Gesù chiama queste spine con chiarezza: preoccupazioni, attrazione per la ricchezza e desideri disordinati. Non sembrano sempre pericolose, ma lentamente soffocano la vita e impediscono il vero frutto.
Infine, c’è il terreno buono. Qui il seme porta frutto: trenta, sessanta e cento per uno. Trenta viene dall’impegno personale. Sessanta nasce quando l’impegno incontra buone condizioni. Cento viene solo dalla grazia. Oltre al nostro lavoro, c’è sempre l’azione generosa di Dio. Come ricorda il salmo, senza il Signore anche i nostri sforzi restano incompleti.
La prima lettura approfondisce questa immagine. Dio fa un’alleanza con Davide e promette di rendere stabile la sua casa per sempre. Davide comprende che non conta tanto ciò che costruisce per Dio, ma l’affidarsi a Dio. Come un seme che si consegna alla terra, Davide affida la sua vita al Signore. La fecondità nasce dall’abbandono fiducioso.
Oggi ricordiamo anche san Tommaso d’Aquino, grande dottore della Chiesa. Ha fatto crescere il seme della fede attraverso lo studio e la ragione. In lui, fede e intelligenza camminano insieme. La sua vita mostra cosa accade quando il terreno è coltivato con umiltà e disciplina.
La vita è un seme. A volte si perde, a volte fatica, a volte viene soffocata. Ma non siamo condannati a restare un terreno povero. Con pazienza, attenzione e fiducia nella grazia, possiamo diventare terreno buono. Chiediamo oggi il coraggio di aprire il cuore, di perseverare nelle difficoltà, di togliere le spine e di affidarci totalmente a Dio, perché la nostra vita porti frutto, non solo trenta o sessanta, ma cento per uno.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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