Lectio Quotidiana
Gio, 9 aprile 2026
Ottava di Pasqua – Giovedì
Atti 3,11–26; Luca 24,35–48
Voi siete i testimoni!
Il Vangelo di oggi ci porta alla parte finale del racconto di san Luca. Gesù risorto appare ai suoi discepoli—non una sola volta, ma due volte. Prima cammina con i due discepoli sulla strada di Emmaus. Poi sta in mezzo ai discepoli riuniti a Gerusalemme.
In entrambi i momenti è presente qualcosa di molto semplice ma profondo: il cibo. A Emmaus lo riconoscono nello spezzare il pane. A Gerusalemme Gesù chiede: “Avete qui qualcosa da mangiare?” e gli danno un pezzo di pesce arrostito. Il cibo diventa segno di vita. Mangiare è vivere. È l’atto più ordinario, eppure rivela la verità più straordinaria: il Signore risorto non è un fantasma, non è un’idea—è vivo, presente, reale. I discepoli iniziano con paura, confusione e anche incredulità. Ma lentamente la loro paura lascia spazio alla gioia. La sua presenza li trasforma. I cuori turbati diventano cuori pieni di gioia.
Poi arriva un momento decisivo: Gesù apre la loro mente per comprendere le Scritture. E infine affida loro una missione: “Voi siete testimoni di queste cose.”
Che cosa ci insegna oggi questo evento?
(a) Dal digiuno alla vita
Durante la Quaresima abbiamo vissuto il digiuno. Digiunare significa accettare volontariamente la fame. Educa il cuore a desiderare Dio. Ma ora, a Pasqua, il tono cambia. Il Signore risorto mangia con i suoi discepoli. La vita ritorna al suo ritmo—mangiare, vivere, condividere. Questo è importante. Anche dopo la morte di Gesù, i discepoli non hanno smesso di vivere. Hanno continuato le loro azioni quotidiane. C’è qui una lezione silenziosa. Qualunque perdita o difficoltà affrontiamo, la vita deve continuare. La fame non risolve i nostri problemi. Rifiutarsi di vivere non guarisce le nostre ferite.
(b) Comprendere le Scritture
Il Vangelo ci dice: “Aprì loro la mente per comprendere le Scritture.” Questo è un momento fondamentale. I discepoli avevano già ascoltato Gesù. Avevano visto le sue azioni. Eppure non capivano. Ora, dopo la Risurrezione, i loro occhi interiori si aprono. La Parola di Dio non è solo qualcosa che leggiamo con gli occhi del corpo. Deve essere accolta con gli occhi del cuore. Possiamo leggere la Bibbia ogni giorno, e tuttavia non comprenderla—se qualcosa dentro di noi non si apre.
(c) Voi siete i testimoni!
Infine, Gesù affida una missione: “Voi siete testimoni di queste cose.” Non è solo un’affermazione. È una chiamata. I discepoli, che prima erano nascosti dietro porte chiuse, ora sono mandati fuori. Non sono più spettatori; sono testimoni. Devono annunciare non un’idea, ma una persona. Non una teoria, ma un’esperienza: Abbiamo visto il Signore. Essere testimoni non significa prima di tutto parlare. Significa vivere.
E così, la domanda ritorna a noi oggi: siamo ancora dietro porte chiuse—bloccati dalla paura, dal dubbio o dall’esitazione? Oppure siamo usciti, portando la gioia del Signore risorto? La Pasqua non è completa finché non diventa testimonianza. Il Signore risorto sta in mezzo a noi, apre la nostra mente, restituisce la nostra gioia e ci manda. “Voi siete i testimoni!”
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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