Lectio Quotidiana. Sab, 4 Aprile 2026. Invito – Esperienza – Missione

Lectio Quotidiana

Sab, 4 Aprile 2026

Veglia Pasquale

Vangelo Mt 28,1-10

Invito – Esperienza – Missione

1. Il fondamento della nostra fede

“Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione e vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,14). Questa notte siamo al cuore della nostra fede. La Risurrezione non è un evento tra tanti; è il fondamento. Senza di essa tutto crolla. Con essa tutto si rinnova.

La creazione nasce dal caos. Il popolo d’Israele passa dalla schiavitù alla libertà attraverso il mare. E ora, dalla morte nasce la vita. Il sepolcro è vuoto. È accaduto qualcosa di radicalmente nuovo.

E tuttavia, la domanda non è solo come è avvenuta la Risurrezione. La domanda più profonda è: perché è importante per noi? Il Vangelo risponde con tre movimenti: invito, esperienza e missione.

2. Invito – “Venite e vedete”

L’angelo dice alle donne: “Venite e vedete il luogo dove era deposto.” Questa è la prima parola della Pasqua: un invito. In tutto il Vangelo di Giovanni, questa espressione segna l’inizio della fede. Gesù dice ai primi discepoli: “Venite e vedete.” Filippo dice a Natanaele: “Venite e vedete.” La donna samaritana invita il suo villaggio: “Venite e vedete.” La fede inizia non con spiegazioni, ma con un invito.

Questa notte lo stesso invito è rivolto a noi. “Venite e vedete.” Uscite dalla paura. Uscite dalla routine. Uscite dagli spazi chiusi della vostra vita. Spesso siamo troppo occupati, troppo presi, troppo sicuri nei nostri piccoli cerchi. La Pasqua ci interrompe. Ci chiama a fermarci, a convertirci, a muoverci.

“Venite e vedete” significa aprire gli occhi—riconoscere Cristo nella Parola, nei sacramenti, nel prossimo, in chi è nel bisogno. La Risurrezione comincia con un passo: il coraggio di venire.

3. Esperienza – “Non è qui”

Le donne entrano nel sepolcro. Vedono. E ascoltano: “Non è qui; è risorto.” Questo non è solo un’informazione. È un’esperienza. Sant’Agostino dice: la pietra è stata rotolata via non per far uscire Cristo, ma per far entrare i discepoli. Il sepolcro vuoto non è un problema da risolvere; è un’esperienza da accogliere.

E qual è questa esperienza? È scoprire che la morte non ha l’ultima parola. È capire che ciò che sembrava definitivo non è definitivo. È riconoscere che Dio è già all’opera oltre le nostre attese.

Molto spesso cerchiamo il vivente tra i morti. Cerchiamo Cristo in luoghi vuoti—abitudini vuote, ricerche vuote, attaccamenti vuoti.

Ma l’angelo dice: “Non è qui.” Non è in ciò che ci imprigiona. Non è in ciò che ci rende schiavi. Non è in ciò che toglie vita.

L’esperienza della Risurrezione comincia quando riconosciamo i nostri “sepolcri vuoti”—quei luoghi dove cercavamo vita e abbiamo trovato il vuoto.

E poi accade qualcosa di più. Le donne incontrano Gesù. Gli abbracciano i piedi. Non è un fantasma. È il Signore vivente. E lo adorano. La Risurrezione non è un’idea. È un incontro.

4. Missione – “Andate e annunciate”

Subito l’invito diventa missione. “Andate presto e dite ai suoi discepoli… Vi precede in Galilea.” Le donne, che erano venute con paura, ora corrono con gioia. I discepoli, che erano chiusi, presto usciranno. Questa è la forza della Risurrezione: manda.

La Galilea è importante. È il luogo degli inizi. Il luogo della vita quotidiana. Il luogo dove Gesù li ha chiamati per la prima volta.

Il messaggio è chiaro: non restate al sepolcro. Tornate alla vita. Tornate nel vostro mondo.

Lì lo incontrerete di nuovo. La missione non è andare lontano; è tornare—con occhi nuovi, un cuore nuovo, un coraggio nuovo. Come Maria Maddalena, siamo chiamati ad annunciare non solo con le parole, ma con la vita: “Cristo è vivo.” Quando amiamo, quando perdoniamo, quando mostriamo compassione, quando rialziamo gli altri—diventiamo testimoni della Risurrezione.

5. Dalla paura alla pace

C’è ancora un dono: la pace. Il Risorto saluta i suoi discepoli con la pace—eirēnē, shalom—una pienezza, un’armonia, una vita senza divisioni. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di questa pace. Spesso diciamo “riposa in pace” per i morti. Ma la Pasqua ci dice: sono i vivi ad averne più bisogno. Cristo ci dice questa notte: “Vivete nella pace.”

6. Conclusione – Dal sepolcro alla Galilea

La Pasqua non è una storia da ricordare. È un cammino da vivere.

Dall’invito – “Venite e vedete.”

All’esperienza – “Non è qui.”

Alla missione – “Andate e annunciate.”

E oltre tutto questo, una chiamata alla pace.

Non restiamo al sepolcro—né nella paura, né nel dubbio, né nei vecchi modi di vivere. Il nostro cammino non è verso la tomba, ma verso la Galilea—verso la vita, verso gli inizi, verso la missione. Egli ci precede. Seguiamolo. Cristo è risorto. E poiché Egli vive, anche noi vivremo.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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