Lectio Quotidiana
Mer, 1° aprile 2026
Mercoledì della Settimana Santa
Is 50,4-9. Mt 26,14-25
Rabbi, sono io?
1. La domanda che rivela il cuore
La domanda che risuona nel Vangelo di oggi è semplice ma forte: “Rabbi, sono io?” Durante l’Ultima Cena, Gesù dice che uno dei discepoli lo tradirà. Un’ombra scende sulla tavola. I discepoli sono turbati e ciascuno comincia a chiedere: “Signore, sono io?” In questa domanda c’è umiltà: riconoscono la loro debolezza e sanno che possono anche loro sbagliare.
Ma Giuda chiede in modo diverso. Dice: “Rabbi, sono io?” Sembra una piccola differenza, ma è molto importante. Gli altri dicono Signore; Giuda dice solo Rabbi—maestro, guida, insegnante, ma non Signore della sua vita.
2. Il mistero di Giuda
Perché Giuda ha tradito Gesù? Sono state date molte spiegazioni. Alcuni dicono per denaro, per i trenta pezzi d’argento. Ma Giuda già teneva la cassa comune, e poi restituisce i soldi con dolore.
Altri dicono per delusione: si aspettava un Messia politico e rimane deluso. Ma il Vangelo non mostra rabbia in lui, solo confusione.
Forse questa è la spiegazione più profonda: Giuda vuole forzare gli eventi. Vede la potenza di Gesù, vede la folla, sente i “Osanna” e fa un calcolo. Pensa che, consegnando Gesù, lo costringerà a manifestare la sua gloria.
Ma le cose non vanno come pensa. La stessa folla che acclama Gesù chiede poi la crocifissione. Giuda capisce troppo tardi che si è sbagliato. Quello che inizia forse come un progetto finisce in tragedia.
3. Quando le buone intenzioni falliscono
La storia di Giuda tocca anche la nostra vita. Quante volte facciamo qualcosa con buone intenzioni, ma il risultato è diverso? Diciamo una parola per aiutare, ma feriamo. Prendiamo una decisione pensando sia giusta, ma crea problemi.
Anche noi, come Giuda, cerchiamo a volte di controllare tutto, persino Dio. Ci aspettiamo che Lui agisca secondo i nostri piani. E quando non succede, restiamo confusi, delusi, a volte feriti.
4. “Rabbi” o “Signore”?
Al centro del Vangelo c’è una domanda importante: Chi è Gesù per me? È solo un maestro che ascolto quando voglio? Una guida che seguo a modo mio?
O è davvero il mio Signore, al quale mi affido anche quando non capisco, anche quando la strada passa attraverso la croce?
Il dramma di Giuda non è solo il tradimento, ma il fatto che non riconosce Gesù come Signore. Gli è vicino, ma non crede veramente.
5. Il Servo che si fida
Nella prima lettura, il Servo sofferente dice: “Il Signore Dio mi aiuta.” Anche nella sofferenza, resta saldo perché si fida totalmente di Dio. Non calcola, ma si affida. Non controlla, ma si consegna.
Questa è la differenza tra dire Rabbi e dire Signore.
6. La domanda per noi
Oggi il Vangelo ci invita a fare la stessa domanda: “Sono io?” Non è una domanda di paura, ma di verità.
Dove nella mia vita tengo Gesù a distanza? Dove lo considero solo un maestro e non il Signore? Dove le mie aspettative mi impediscono di fidarmi di Lui?
In ognuno di noi c’è qualcosa di Giuda. Ma, a differenza di lui, noi siamo ancora a tavola con Gesù. Abbiamo ancora tempo. Possiamo ancora tornare.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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