Lectio Quotidiana
Mar, 31 marzo 2026
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1–6. Gv 13,21–33.36–38
Chiamate della vita
Oggi la Parola di Dio ci presenta un tema profondo: le chiamate della vita. Non una sola chiamata, ma molte—inviti di Dio che formano la nostra identità, mettono alla prova la nostra libertà e rivelano il nostro destino.
1. Chiamati fin dall’inizio
Nella prima lettura, il Servo del Signore parla con chiarezza: “Il Signore mi ha chiamato fin dal grembo materno.” Prima dell’azione c’è l’identità. Prima della missione c’è la chiamata. Il Servo conosce tre cose: chi è – scelto da Dio. Perché vive – per essere luce delle nazioni. Chi lo sostiene – Dio è la sua forza.
Nella fede cristiana, questo Servo trova compimento in Cristo. Gesù vive con una chiara coscienza della sua chiamata. La sua vita non è casuale; ha uno scopo. Anche la sua sofferenza non è senza senso—fa parte della sua missione.
E così è per ciascuno di noi. La nostra vita non è casuale. Non siamo qui per caso. Ognuno di noi è chiamato—a amare, a servire, a testimoniare, a diventare luce per gli altri.
2. Chiamati nella libertà
Il Vangelo ci porta in un momento molto umano e intenso. Gesù è a tavola con i suoi discepoli. C’è intimità, vicinanza, amicizia. Eppure, nello stesso gruppo, vediamo due risposte diverse alla chiamata.
Giuda riceve il boccone da Gesù—segno di vicinanza e affetto. Ma sceglie il buio. Giovanni dice con semplicità: “Ed era notte.” Non è solo il buio fuori, ma dentro di lui.
Pietro invece è sincero, ma debole. Dice: “Darò la mia vita per te.” Ma Gesù dice che lo rinnegherà tre volte.
Qui vediamo una verità importante: Dio chiama, ma noi rispondiamo liberamente. Giuda non è costretto a tradire. Pietro non è costretto a rinnegare. Tutti e due sono chiamati. Tutti e due sono amati. Ma rispondono in modo diverso.
Questo è il mistero della nostra vita. Dio ha un progetto per noi, ma lascia la nostra libertà. Possiamo camminare nella luce—oppure entrare nel buio.
3. Chiamati all’equilibrio interiore
Nel Vangelo colpisce non solo ciò che fanno Giuda e Pietro, ma l’atteggiamento di Gesù.
Gesù sa tutto quello che sta per accadere: tradimento, rinnegamento, abbandono. Eppure rimane calmo, sereno, in pace. Non diventa duro con Giuda. Non rifiuta Pietro. Non si attacca a chi lo ama, né crolla per chi lo tradisce. In Gesù c’è un grande equilibrio interiore.
Quando arriva questo equilibrio? Quando sappiamo chi siamo davanti a Dio. Quando vediamo la nostra vita dentro un progetto più grande. Quando riconosciamo la presenza di Dio in tutto. Quando scegliamo di amare anche senza essere amati. Quando siamo liberi da attaccamenti disordinati.
Gesù vive questa maturità. La sua pace non dipende dagli altri. Viene dalla sua unione con il Padre.
4. Chiamati nel mistero
Il Vangelo pone domande difficili: Giuda era destinato a tradire? Pietro era destinato a rinnegare? Tutto è volontà di Dio? Non abbiamo risposte semplici.
Ma la Scrittura ci guida con delicatezza: Dio dà un progetto, ma anche la libertà. C’è un piano di Dio—ma dentro questo piano contano le scelte umane.
Giuda poteva restare nella luce—ma sceglie il buio. Pietro cade—ma poi ritorna con il pentimento. Anche per noi è così. I nostri errori non cancellano la chiamata di Dio. Ma le nostre scelte danno forma alla nostra vita.
5. Chiamati oggi
Oggi il Vangelo diventa personale. Anche noi siamo a tavola con Gesù. E dobbiamo chiederci: Signore, qual è il senso della mia vita? Dove mi stai chiamando oggi? Cammino nella tua luce—o scelgo il mio buio? Resto con te—o mi allontano? Giuda esce. Pietro resta—ma cade. E noi?
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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