Lectio Quotidiana
Lun, 30 marzo 2026
Lunedì della Settimana Santa
Is 42,1–7. Gv 12,1–11
Sei giorni prima
“Sei giorni prima della Pasqua…” – Con queste parole semplici inizia il Vangelo di oggi. Siamo sulla soglia della Passione. Il Vangelo ci presenta sei persone – sei volti, sei atteggiamenti, sei modi di stare nel mondo.
Prima, Lazzaro. Un uomo che ha ricevuto la vita due volte. Una volta per nascita, e un’altra per grazia. Non fa nulla in questo Vangelo—semplicemente è lì, vivo, come testimone. La sua presenza parla: la vita è un dono. La vita può essere restituita. Ci ricorda che tutto inizia da ciò che riceviamo da Dio.
Seconda, Marta. Serve. In silenzio, con fedeltà. Senza parole, solo servizio. Rappresenta le mani che danno, il cuore attento agli altri. Ci insegna che l’amore spesso si esprime nel servizio semplice e concreto.
Terza, Maria. Dona con abbondanza. Versa un profumo prezioso, asciuga i piedi di Gesù con i suoi capelli. Nessun calcolo. Nessuna esitazione. Solo amore. Dona non dal superfluo, ma dalla profondità del cuore. Ci mostra che il vero amore va sempre oltre la misura.
Quarto, Giuda Iscariota. Parla dei poveri—ma il suo cuore è altrove. Calcola, critica, e alla fine prende. Non è centrato sulle persone, ma sul possesso. Rappresenta un pericolo sottile: sembrare generoso, ma essere chiuso dentro.
Quinta, la folla—i Giudei. Vengono, vedono, credono—ma alcuni iniziano anche a complottare. Sono divisi. Stanno tra ammirazione e rifiuto. Rappresentano l’instabilità del cuore umano—attratto dalla verità, ma impaurito dalle sue conseguenze.
Infine, Gesù. Al centro. Calmo. Consapevole. L’ombra della Croce è già su di Lui. Eppure accoglie il servizio di Marta, l’amore di Maria, la presenza di Lazzaro. Non resiste al momento. Lo vive pienamente. Dona vita. Accoglie amore. Cammina con decisione verso la Croce.
Da queste sei persone emerge una verità semplice: il mondo è diviso in due tipi di persone—quelle che danno e quelle che prendono. Marta dà. Maria dà. Gesù dà—dona anche la sua vita. Giuda prende. La folla ostile vuole prendere—anche la vita.
Dare significa essere centrati sugli altri. Prendere significa essere centrati su sé stessi. Chi dà vede le persone più importanti delle cose. Chi prende mette le cose sopra le persone. Chi dà vive nella fiducia. Chi prende vive nel sospetto.
La prima lettura di Isaia ci presenta il Servo del Signore—mite, silenzioso, non spezza la canna incrinata, non spegne il lucignolo fumigante. Un servo che porta la giustizia non con la forza, ma con la compassione. Questo Servo si compie in Gesù. È colui che dona senza misura, senza rumore, senza imporsi.
Poi Gesù dice una parola forte: “Non mi avrete sempre.” Gesù sa. Sa ciò che sta per accadere. Sa che il suo tempo è vicino. Non è una visita qualsiasi a Betania. È un addio pieno di amore.
E questo ci porta a una immagine bella: Betania. Nazaret è l’inizio. Gerusalemme sarà la fine. Ma Betania—Betania è il luogo del riposo. È il luogo dell’amicizia. Il luogo dove Gesù è accolto, compreso, amato. Il luogo dove può semplicemente essere.
Nella stanchezza della missione, nella tensione che cresce, Betania diventa il suo rifugio.
E qui sta l’invito per noi: in un mondo che spesso prende, diventiamo persone che danno. Diamo tempo. Diamo attenzione. Diamo perdono. Diamo presenza. Diamo amore—anche quando costa.
E ancora più profondamente: lasciamo che Dio sia la nostra Betania—nella fatica, nella confusione e nelle ferite.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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