Lectio Quotidiana. Mer, 25 Marzo 2026. “Avvenga per me”

Lectio Quotidiana

Mer, 25 Marzo 2026

Annunciazione del Signore, Solennità

Is 7,10–14; 8,10. Eb 10,4–10. Lc 1,26–38

“Avvenga per me”

La solennità dell’Annunciazione, nelle tradizioni antiche, è stata conosciuta con diversi nomi: la festa dell’Incarnazione, la festa del concepimento di Cristo Redentore e la festa dell’Annuncio del Signore. In alcune Chiese orientali è celebrata anche in una data diversa. Storicamente, la sua celebrazione ha preso forma più chiara dopo il Concilio di Efeso (431), che ha riconosciuto Maria come Madre di Dio. La riflessione cristiana antica collegava questo giorno, il 25 marzo, al mistero della morte di Cristo, vedendo in esso una profonda unità: l’inizio e il compimento della redenzione. Alcune tradizioni antiche collegano questa data anche alla creazione di Adamo, al passaggio del Mar Rosso e al sacrificio di Isacco. Oggi riconosciamo questa festa come il momento in cui il Verbo si è fatto carne—nove mesi prima del Natale—un mistero al cuore della nostra fede.

All’inizio della creazione, Dio disse: «Sia la luce!», e la luce fu. In Dio, parola e azione sono una cosa sola. Ciò che Egli dice, accade.

Nel Vangelo, l’angelo dice a Maria: «Concepirai e darai alla luce un figlio». E in quel momento, il Verbo comincia a farsi carne. La parola di Dio diventa realtà in lei. Per questo Maria risponde con parole semplici ma profonde: «Avvenga per me secondo la tua parola». In lei, parola ed evento si incontrano. Il suo consenso permette alla promessa di Dio di diventare storia.

Che cosa ci dice questa solennità?

(a) La vicinanza di Dio

Il Dio che supera il tempo e lo spazio sceglie di entrare nel tempo e nello spazio. Non rimane lontano. Si fa vicino—così vicino da diventare uno di noi. La prima lettura presenta la promessa di Emmanuele—«Dio con noi». Ciò che era stato detto come promessa ad Acaz diventa realtà in Maria. La vergine concepisce; Dio mantiene la sua parola. Questa festa ci assicura: Dio non è lontano dalla nostra vita. Entra nella nostra storia, nelle nostre fatiche, nelle nostre incertezze. Egli è con noi.

(b) L’abbandono fiducioso

Gesù entra nel mondo dicendo: «Ecco, io vengo». Egli si offre per la salvezza dell’umanità. Tutta la sua vita è un atto di abbandono alla volontà del Padre. Maria vive lo stesso atteggiamento. Il suo «Avvenga per me» non è una resa passiva; è un dono attivo. Lei permette a Dio di agire nella sua vita senza resistenza. In Gesù e in Maria vediamo disponibilità—un’apertura al progetto di Dio. La domanda per noi è semplice: siamo disponibili? Siamo pronti a lasciare che Dio operi in noi, anche quando non comprendiamo tutto?

(c) Una nuova creazione

Adamo è il capo della prima creazione. Cristo diventa il capo della nuova creazione. Quando l’angelo dice: «Nulla è impossibile a Dio», Maria comincia a vedere la realtà con gli occhi di Dio. Ciò che sembra umanamente impossibile diventa possibile per Dio. Questa nuova creazione non riguarda solo Cristo—riguarda anche noi. In Lui, anche noi siamo resi nuovi. Ogni “sì” a Dio permette a qualcosa di nuovo di iniziare nella nostra vita. Questa festa, chiamata anche «lieta notizia», ci invita a riflettere sulle nostre parole. Le parole non sono vuote. Hanno il potere di diventare realtà. Parliamo parole che danno vita—parole che diventano azioni.

Come Dio ha chiamato Maria a una nuova missione, così chiama anche ciascuno di noi oggi. Abbiamo il coraggio di rispondere con la stessa fiducia, la stessa apertura, la stessa fede: «Avvenga per me».

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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