Lectio Quotidiana
Mar, 24 marzo 2026
Quinta settimana di Quaresima, martedì
Nm 21,4–9. Gv 8,21–30
“Essere innalzati”
Mentre ci avviciniamo alla Settimana Santa, la Parola di Dio ci conduce con delicatezza nel mistero della Croce. Oggi una parola unisce entrambe le letture e apre per noi un cammino spirituale profondo: “essere innalzati”. All’inizio può sembrare gloria, onore o elevazione nella vittoria. Ma nel linguaggio del Vangelo di Giovanni, “essere innalzati” significa prima di tutto qualcosa di inatteso: essere innalzati sulla Croce.
Nella prima lettura, il popolo d’Israele è nel deserto. Diventa impaziente, si lamenta e si allontana da Dio. Di conseguenza, sperimenta la sofferenza sotto forma di serpenti velenosi. Quando si pente, Dio ordina a Mosè di innalzare un serpente di bronzo su un’asta. Chiunque lo guarda è guarito e vive.
È un’immagine forte. Il segno stesso della loro sofferenza diventa lo strumento della loro guarigione. Il serpente, simbolo di morte, diventa fonte di vita quando viene innalzato.
Gesù prende questa immagine e la applica a sé. Nel Vangelo dice: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”. La sua esaltazione non è anzitutto su un trono, ma sulla Croce. La Croce non è una sconfitta: è il momento della rivelazione.
Nel Vangelo di Giovanni, “essere innalzati” ha un significato più profondo. Comprende tre movimenti.
Primo, la guarigione. Come quelli che guardavano il serpente di bronzo venivano guariti, così coloro che guardano Gesù crocifisso sono guariti dal peccato. Ma qui “guardare” non significa solo vedere con gli occhi. Significa credere. Significa rivolgere il cuore verso di lui.
Secondo, conoscere Dio. Gesù dice: “Allora conoscerete che Io Sono”. Non è solo un’affermazione; è il nome divino rivelato a Mosè. Sulla Croce, Gesù rivela chi è veramente: il Figlio che è uno con il Padre. La Croce diventa luogo di rivelazione.
Terzo, l’unione con il Padre. Più avanti nel Vangelo di Giovanni, Gesù dirà che quando sarà innalzato attirerà tutti a sé. L’esaltazione conduce alla comunione. La Croce diventa un ponte tra cielo e terra.
Eppure, nel Vangelo di oggi c’è una tensione. Gesù parla dall’alto, ma la gente capisce dal basso. Egli parla di andare via; essi pensano alla morte in senso umano. Egli parla della sua identità divina; essi faticano ad accettarla. Egli parla del Padre; essi non riescono a comprendere una tale intimità.
Questa è la tragedia dell’incomprensione. Coloro che rimangono “in basso” non possono comprendere ciò che viene “dall’alto”. Gesù invita loro — e anche noi — a salire verso un modo più alto di vedere.
“Essere innalzati”, dunque, non riguarda solo Gesù. Riguarda anche noi.
Essere innalzati con Cristo significa imparare a vedere in modo diverso. Significa passare da un modo di pensare più basso — centrato sulla paura, su se stessi e sulla confusione — a un modo di pensare più alto, radicato nella fede, nella fiducia e nell’abbandono.
Il mondo ripete spesso un messaggio: “Salva te stesso”. Pensa a te stesso. Proteggi te stesso. Ma Gesù mostra un’altra via. Non salva se stesso; dona se stesso. Ed è proprio donando se stesso che viene innalzato.
C’è anche una profonda intimità nelle parole di Gesù oggi: “Io non faccio nulla da me stesso… colui che mi ha mandato è con me… io faccio sempre ciò che gli è gradito”. Questo è il segreto della sua esaltazione. Non è il potere. Non è il successo. È la relazione. Tutta la sua vita è radicata nel Padre. Non è mai solo. Fa solo ciò che piace al Padre.
Ecco l’invito per noi.
Quando guardiamo Gesù crocifisso, che cosa accade dentro di noi? Vediamo solo la sofferenza? O vediamo l’amore? Rimaniamo gli stessi? Oppure siamo guariti? Guardarlo significa credere. Credere significa essere guariti. Essere guariti significa iniziare a vivere in modo nuovo.
Ogni volta che alziamo lo sguardo alla Croce, ci viene chiesto: Sono pronto ad essere innalzato con lui — non nell’orgoglio, ma nell’amore? Sono pronto a passare da un modo di pensare più basso a uno più alto, nella fede? Sono pronto a vivere in comunione con il Padre, facendo ciò che gli è gradito?
“Essere innalzati” non significa fuggire la sofferenza. Significa trasformarla. Significa scoprire che anche la Croce può diventare luogo di vita, di guarigione e di unione con Dio.
E così oggi, guardiamo Colui che è innalzato.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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